a cura di Angela Mengano

29 aprile 2012

In una bella domenica di primavera andiamo con l’ADIRT a Canosa. La visita servirà ad offrirci uno sguardo sulla città al passato, al presente e perché no anche al futuro, dal patrimonio archeologico, accortamente valorizzato dalla comunità locale, alle aziende “virtuose”, fiore all’occhiello del territorio canosino, raccontate da Michele Vinci nel tragitto in pullman.

Tra gli altri soci, con noi sono Gianni e Maria Rinella, che a Canosa sono nati e cresciuti; nell’andare in pullman Maria aggiunge alla consueta introduzione di Lucia una sua speciale riflessione .

All’arrivo ci aspetta il giovane Luigi Di Gioia, della cooperativa Dromos, che ci accompagnerà per tutto il giorno. E’ lui a presentarci Canosa come la più antica città di Puglia. Appena arrivati, non ci facciamo mancare la consueta pausa caffè; all’ombra dei lecci sciamano pigramente, nella villa comunale, i canosini vecchi e giovani per la passeggiata domenicale. Siamo alla vigilia delle elezioni comunali: qualche candidato, scambiandoci per residenti, ci propone di votarlo.
Fuori del centro abitato, visitiamo il sito di San Leucio, dove anticamente sorgeva il tempio dedicato alla dea Minerva, in seguito trasformato in basilica paleocristiana: bello l’antiquarium, con la ricostruzione virtuale del tempio (magnifici i capitelli antropomorfi); all’esterno, i resti del tempio; tra le colonne, abbastanza ben conservati mosaici a disegni geometrici.

 

Torniamo in centro per visitare 1) a palazzo Sinesi, la ricostruzione della Tomba Varrese, con le straordinarie terrecotte policrome nell’inconfondibile stile canosino con figure femminili e bellissimi vasi raffiguranti storie del mito (Niobe piangente tramutata in pietra, Andromeda trasformata in costellazione e via dicendo…); 2) la Cattedrale, sesto secolo, ricostruita e con facciata neoclassica (bella cattedra episcopale dello scultore Romualdo, pergamo, cripta); all’esterno, il mausoleo di Boemondo principe di Antiochia (nelle antiche fonti il più eminente condottiero nelle Crociate.)

Andiamo a pranzo al ristorante Principe Boemondo, di fronte alla Cattedrale, ricavato in un antico palazzo adibito anche ad albergo di charme. C’è un pianoforte: è il momento di intonare in coro gli inni – europeo e italiano – solennemente tutti in piedi. Tra cibi gustosi e di sapore antico e lieti conversari il tempo passa veloce. Alla fine, il ristoratore Giampaolo Sardella si esibisce molto simpaticamente con note e versi rivelando una versatilità da cantautore tale da renderci difficile il distacco!

Il programma pomeridiano prosegue con la visita (anche questa in pieno centro cittadino) alla Domus di Montescupolo (è una zona artigianale su un ipogeo del quinto secolo a.C.). Poi, dal centro ci spostiamo all’esterno dell’ abitato, in direzione di Cerignola, sulle tracce dell’antica via Traiana. La strada è disseminata di mausolei, imponenti costruzioni in laterizi, significativi segni dell’antica opulenza e della dinamicità commerciale dei canosini! Curioso un arco romano ormai incorporato in un vivaio!

E per concludere la nostra visita, una lunga sosta all’antico ponte romano sull’Ofanto, dove assaporiamo la magica atmosfera evocata dal tramonto, dall’acqua che scorre, dai canneti, da un vecchio poderoso gelso, e sullo sfondo, lontano, il Vulture. Due giovani coppie (di rumeni forse?) fanno picnic sulla riva del fiume, con le canne da pesca, scherzando.