di Angela Mengano

Preceduto e preparato dall’incontro in sede con Antonio Scardaccione e con il suo “ Il barbiere delle anime”, libro di racconti ambientati ad Aliano, suo paese natale, il viaggio in Lucania si snoda attraverso le innumerevoli suggestioni di questa terra orgogliosa e solo all’apparenza immobile ed è stato – appunto – un viaggio dell’anima, balsamo per le nostre esistenze turbate dalle tensioni quotidiane …
Siamo 45 più Piero, l’autista della ditta Petruzzelli. Non hanno voluto seguirci Gianni e Maria, preoccupati di andare incontro a nuovi nubifragi… che non ci sono stati per fortuna nostra; ma loro due ci sono mancati insieme alle loro esilaranti barzellette.
A S. Arcangelo di Potenza Maria, la nostra guida, ci conduce nella frazione di San Brancato, la parte più antica del paese, ove sorge il monastero dedicato alla Madonna dell’Orsoleo.

E qui ci illustra la sua storia, in cui non manca l’elemento fantastico: il nobile Eligio della Marra fa erigere chiesa e monastero per ringraziare la Madonna del suo aiuto contro il drago terribile che infestava la zona. Ammiriamo la bella campana antica (quelle più recenti sono state realizzate ad Agnone) momentaneamente situata all’ingresso della chiesa. L’interno è fastoso, ricco di pregevoli opere d’arte: di Antonio Stabile, pittore potentino della Controriforma, la pala sull’altare maggiore (1580); notevole il coro ligneo, con riproduzioni dalle Sacre Scritture, figure zoomorfe e teche di vetro contenenti resti del famigerato drago, forse personificazione del fiume Agri (!); bellissima la cupola affrescata da Giovanni Todisco (lucano, di Abriola, XVI secolo, da noi già incontrato nel convento di S. Antonio di Oppido Lucano).

Michele ricorda che di qui è passato di recente il Dalai Lama, accompagnato da Betty Williams, premio Nobel per la pace nel 1976. Attraversato il grande cortile, raggiungiamo una sala dove sono conservati in via temporanea, in attesa di definitiva sistemazione, grandi affreschi, molto interessanti, tutti riferibili al Todisco. Tra questi una Visitazione. Nel chiostro piccolo, infine, un pozzo centrale adorno dei simboli araldici dei Della Marra e dei Carafa e belle volte affrescate dallo stesso Todisco.

Lasciata S. Arcangelo raggiungiamo, in un arido e un po’ inquietante scenario di calanchi, alta sulla Val d’Agri, Aliano, preannunziata da Alianello in scoscesa posizione; Aliano che evoca il confino di Carlo Levi, che qui volle essere sepolto, a dimostrazione del profondo suo legame con questi luoghi.

Prima di raggiungere la locanda in cui é stato prenotato il pranzo, un veloce sguardo alla chiesetta di San Luigi Gonzaga, patrono della città, ove trova posto in una nicchia al lato sinistro dell’altare la statua di Sant’Antonio, commissionata negli anni ‘50 a cartapestai leccesi dalla famiglia Scardaccione a mo’ di ex voto in seguito a un evento… miracoloso legato a una nascita…
Piacevole la sosta alla locanda di Sisina, dove con una (si fa per dire…) piccola sequenza di antipasti e un primo ci vengono ammanniti gustosi sapori antichi di Lucania. Nel luogo vi è memoria della mitica locanda di Marietta, immortalata nelle pagine di Antonio Scardaccione.
Sotto una pioggerella insistente ci dirigiamo verso la casa di Carlo Levi, che significativamente il recente restauro ha inteso lasciare nuda e spoglia. Qui ci viene presentato un documentario su Carlo Levi, a cura dell’ANIMI (Associazione nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno). Al piano terra, nell’antico frantoio, è stato ricavato il Museo della civiltà contadina (oggetti e segni del mondo contadino del secolo scorso, maschere cornute del carnevale lucano, e altro).
Riattraversando il centro storico (curiose le “case con gli occhi”!) visitiamo la Pinacoteca, ricca di opere pittoriche di Carlo Levi e di documenti fotografici a lui riferiti.

La nostra prima giornata di vagabondaggio, una volta approdati all’albergo Villa del Lago di Senise, si conclude prima di cena con l’incontro da Lucia sapientemente programmato con il professor Lucio Saggese, astrofisico lucano, grande studioso e appassionato di meridiane [ il contatto si deve all’amico Silvio Magnani, ingegnere e studioso – nonché costruttore – di meridiane]. Il prezioso volume curato dal professor Saggese, “Meridiane di Basilicata”, è frutto di un lavoro paziente e instancabile che lo ha portato a censire un non trascurabile patrimonio di meridiane e orologi solari ritrovati in innumerevoli paesi della regione.

Domenica 2 marzo
Prima di ripartire da Senise ci concediamo una lunga passeggiata ai bordi del “lago”, altrimenti detto la diga del monte Cotugno, nel quale vengono incanalate le acque del Sinni. E’ ricco di fiumi questo lembo di terra lucana, dall’Agri, al Sinni, al Basento, sino a un fiume-torrente dallo strano nome, il Serrapotamo.
Continua il nostro viaggio in terra lucana con Castronuovo S. Andrea.
Nell’angolo alberato della piazzetta Zaccara, affacciata sul panorama, notiamo, poste sui fianchi del castello marchesale, targhe e versi di poeti e personalità illustri (lucani e non) che con queste terre hanno avuto un rapporto speciale, da Leonardo Sinisgalli a Dinu Adamesteanu, da Manlio Rossi Doria ad Albino Pierro. Gilda fa una ricerca su Internet, trova e legge versi di Sinisgalli; ascoltiamo in silenzio, l’emozione è palpabile. Questa è terra di poesia; prima, in pullman, con Lucia, abbiamo ricordato l’indimenticabile Gina Labriola e l’incontro a Chiaromonte con lei e con i suoi versi di seta.
Castronuovo S. Andrea non finisce di sorprenderci: sulla piazzetta antistante la Chiesa Madre si affaccia il MIG, museo internazionale di grafica (aprono proprio oggi due mostre, una dedicata a Ossip Zadkine, l’altra ad Achille Perilli) che è anche biblioteca; e dopo aver navigato con mille curiosità tra gli scaffali imbastiamo con le curatrici un discorso, programmando un flusso di libri tra Bari e Castronuovo.

Dal profano al sacro, una piccola sosta alla cappella dedicata al culto di S. Andrea Avellino; qui é ancora esposto il presepe dello scultore napoletano Giuseppe Pirozzi (36 formelle in terracotta); e ancora, qui si narra del miracolo (attribuito al Santo) delle 15 pesche…
Il sole invade piazza Zaccara mentre lasciamo Castronuovo, diretti a Càlvera, un altro dei luoghi di questo lembo di Basilicata scelti da Michele… per stupirci. Siamo sul versante lucano del Parco nazionale del Pollino, e gli scorci panoramici sono spettacolari. Di Càlvera, [dal greco Kalauras, che vorrebbe dire bell’aria] la guida del Touring mi dice che ha origine medievale, e che fu centro di produzione della seta! Ma il pezzo forte della nostra visita si rivela il palazzo Mazzilli, tardo-barocco, affollato mosaico di sculture, medaglioni marmorei di uomini illustri, ceramiche con raffigurazioni di motivi floreali e paesaggistici.

In pullman poi ci esprimeremo, con diverse sfumature, sulle impressioni riportate di fronte al palazzo Mazzilli, le più varie, ma che in genere convergono sul ritenere surreale la sua presenza in questo piccolo paese abitato da qualche centinaio di persone (a me personalmente ha fatto pensare a un meteorite piombato non si sa come da queste parti…)
Full immersion nella natura per la pausa pranzo nella tenuta bio-agrituristica Monte Nuovo, e ancora una volta in questi due giorni siamo gratificati dallo squisito senso di ospitalità che dovunque incontriamo (oltre che, naturalmente dalla bontà delle materie prime e delle preparazioni).
Alle porte di Roccanova, dove ci attende, per l’ultima passeggiata il professor Saggese, il nostro pullman viene bloccato da un corteo di gaie mascherine che si appresta a festeggiare l’ultima domenica di Carnevale.
Raggiungiamo a piedi la piazza principale; su uno dei lati, addossato al fianco di un’antica torre, si distingue l‘orologio solare che il nostro amico ha censito tra le meridiane della Basilicata nel libro di cui si è parlato ieri sera con lui a Senise.


Traggo notizie da Internet: ”A costruirla fu l’ingegnere torinese Telfi, giunto a Roccanova nel 1864 in qualità di capitano di un distaccamento di bersaglieri che combattevano il brigantaggio; appassionato di archeologia, ormai ex ufficiale dell’esercito regio, ritornò a Roccanova, dove volle lasciare un suo indelebile ricordo dipingendo, nel 1882, la pregevole meridiana, tuttora funzionante e che risulta essere tra le più belle, più complete e meglio conservate della Basilicata”.
Anche qui, come altrove, nella breve esplorazione del paese si scoprono, insieme all’estrema disponibilità degli abitanti (c’è un tratto nobile, signorile, antico, in questa disponibilità) tanti piccoli angoli non appariscenti, dal fascino appena percepibile (una vecchia pescheria, porte di legno, un po’ meno plastica e anticorodal che altrove…). E alla fine, affacciandoci al belvedere, la sorpresa finale: riconosciamo in lontananza il monastero dell’Orsoleo, illuminato dagli ultimi raggi del sole.
Nel viaggio di ritorno, in pullman, alcuni di noi esprimono le loro riflessioni su questa due giorni lucana che ha lasciato sicuramente in tutti noi un segno profondo, nell’incontro con una terra, e con la sua gente, che può ancora insegnarci molto.