a cura di Imma Silletti

Lunedì 12
Si parte alle ore 7
Subito dopo la sosta in autostrada Mara e Gaetano ci parlano di tragedia greca. Mara citando Nietzsche ci dice che l’arte greca non è serena e secondo Aristotele aveva funzione di catarsi nel pubblico che vi partecipava.
Alle 13 arriviamo a Palmi alla Casa della Cultura intitolata a Leonida Rèpaci, scrittore e fondatore del Premio Viareggio. La struttura accoglie: la Biblioteca Comunale, il Museo Civico di Etnografia e Folklore “Raffaele Corso” (reperti della vita della pastorizia, della agricoltura e del mare, folklore, costumi popolari). A questo proposito molto interessante è la documentazione della manifestazione della Varia che si svolge in agosto (carro scenico piramidale alto 16 m. di 20 tonnellate in onore dell’Assunta che poggia su stanghe dove prendono posto le corporazioni o mestieri che la trasportano per le strade del paese,rappresentante una grande nuvola con angeli sole e luna che fanno corona al Padre Eterno e sulla cui cima è collocata l’Animella, una bambina di 10-11 anni scelta per selezione popolare).

La Varìa

Un’altra processione precedente a quella della Varia prevede l’accompagnamento del Palio della Madonna della Sacra Lettera (patrona di Palmi insieme a S. Nicola) da parte dei Giganti, enormi fantocci di cartapesta che simboleggiano i mitici fondatori di Messina, la popolana Mata e il nero saraceno Grifone e inscenano una danza di corteggiamento. Nella Casa della Cultura vi sono anche la Pinacoteca, che visitiamo,con opere di Manet De Chirico Guttuso Manzù Picasso Pomodoro ed altri donate da Repaci, l’Antiquarium,il Museo di Cilea l’Auditorium, la Gipsoteca Guerrisi. Alle 17 traghettiamo proseguendo per Zafferana Etnea (fiore giallo in arabo) dove pernottiamo all’Hotel Primavera dell’Etna.

Martedì 13
Partenza alle 9,30 per l’Etna (Mongibello :monte=gebel in arabo) con la guida Giusy Belfiore che ci porta verso nord,tratto meno turisticizzato. Vediamo la Val Calanna sul versante orientale del vulcano che nel 1992 è stata interessata dalla” colata Sgarbi”, la Valle del Bove, passiamo il paese di Milo a c.1000 m. attraverso campagne con viti ciliegi peschi e noccioli. In un posto di souvenir incrociamo una piccola carovana di asinelli. Lungo la strada ci fermiamo a raccogliere pietre e lava. Saliamo a 1800 m. e sostiamo ai Monti Sartorius (vulcanologo scandinavo): sequenza di crateri sulle linee di frattura lungo il cammino della lava detto bottoniera e un drappello di 6 di noi sale per vedere i più antichi. Si vedono alberi sublimati e cioè non bruciati ma pietrificati dall’alta temperatura e isolette verdi in mezzo alla lava.

Etna

Le prime forme di vita che attecchiscono sulle lave etnee sono i muschi e i licheni su cui poi crescono piante endemiche: la Romice e la camomilla dell’Etna e la ginestra che ricresce dopo 100 anni. Altra pianta endemica della zona nord-est è la betulla dell’Etna col tipico tronco chiaro le cui spore arrivarono dalla Scandinavia nell’ultima glaciazione , come ci dice la nostra guida. Fino ai 1000 m. è presente il castagno fonte di miele, che viene prodotto in quantità tali che Zafferana ha il 30% della produzione nazionale. Al di sopra dei 1500 m. ci sono le pinete. Dai negozietti della zona compriamo di tutto, dai manufatti di lava al miele ai pistacchi ecc. Alle 14 pranzo in piazza a Zafferana da Donna Peppina e Torrisi, con la pizza chiusa tipica del posto e granite di mandorle e pistacchi.
Si prosegue per Siracusa e sistemazione all’albergo Hotel Villa Politi costruito nel 1862 in pieno sito archeologico delle Latomie dei Cappuccini. Con la guida Annamaria Mirabella subito visita al Parco Archeologico, Orecchio di Dioniso, Latomie, Anfiteatro, l’Ara di Ierone II.

Siracusa, Orecchio di Dioniso
Alle 18 solo in 6 andiamo a vedere al teatro greco l’Orestea (Corefore ed Eumenidi)di Eschilo.
Cena in albergo alle 20,30 (più tardi per chi è andato a teatro).

Mercoledì 14 maggio
Ore 9 visita del Museo Archeologico Regionale” Paolo Orsi”, archeologo di Rovereto già Soprintendente per la Calabria, inaugurato nel 1988. Il reperto più famoso è la Venere Landolina (dall’archeologo che la trovò nel 1804) o callipigia (dalle belle natiche) o anadiomene (emergente) o pudica, che tanto attrasse Maupassant. In pochi scopriamo nel seminterrato il Medagliere che espone anche gioielli che la responsabile ci mostra con tanto entusiasmo.
La visita della città prosegue per l’isola di Ortigia in cui arriviamo attraverso il ponte di Santa Lucia, il più nuovo dei tre esistenti. Andiamo in Piazza Archimede con la fontana di Artemide in cemento armato progettata da Giulio Moschetti nel 1907, vediamo Palazzo Lanza, la facciata della Chiesa del Collegio dei Gesuiti, Piazza Duomo ricostruita dopo il terremoto del 1693 con la Cattedrale, ora barocca, dedicata alla Madonna e in cui è incorporato il tempio di Athena Nike celebrativo della vittoria di Imera del V sec. di cui restano 14 colonne doriche e che è stata moschea araba, chiesa normanna e bizantina, la Chiesa di Santa Lucia alla Badia (delle suore benedettine) in cui è custodito il Seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio dipinto nel 1608, anch’essa distrutta nel terremoto. Al Museo di Palazzo Bellomo ammiriamo la famosa Annunciazione di Antonello da Messina, il cortile delle Palme con gli stemmi dei vicerè spagnoli, le carrozze e sculture bizantine e medioevali di D. Gagini F.Laurana e G.B.Mazzolo e opere di Filippo Paladini Mario Minniti ceramiche e terracotte. Finalmente verso le 14 arriviamo alla Fonte Aretusa (la ninfa trasformata in fonte per sfuggire ad Alfeo che comunque la raggiunse come fiume sotterraneo)nel cui specchio d’acqua sono presenti gli unici papireti spontanei di tutta l’Europa. Pranzo libero. Rientro in albergo alle 15. Alle 18 tutti al teatro greco per assistere, nell’ambito del Festival del centenario organizzato dalla Fondazione Inda , alle Vespe di Aristofane con la regia di Mauro Avogadro e le scene e i costumi di Arnaldo Pomodoro e Antonello Fassari nella parte di Vivacleone. La modernizzazione della rappresentazione ad alcuni è piaciuta perché rendeva più accessibile la fruizione dell’opera, ad altri no perché è sembrata eccessiva e volgare(?). Il teatro è pieno di scolaresche e i ragazzi prima dello spettacolo fanno la “ola” come allo stadio.

Le vespe di Aristofane

Cena in hotel
Giovedì 15 maggio
Partenza alle 8.30 per Palazzolo Acreide a 700 m. di altitudine distante circa 40 Km. sito UNESCO. A ovest rispetto al paese moderno sorgeva l ’antica Akrai che venne fondata da Siracusa per il controllo dell’entroterra dall’altopiano ibleo. Gli scavi furono iniziati nel 1800 dal barone Iudica. Il teatro venne scoperto dallo stesso nel 1864 ed è piuttosto piccolo semicircolare, ricavato nel pendio della collina come tutti i teatri greci e qui assistiamo deliziati alle prove dei ragazzi del Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani ,manifestazione che si tiene ogni anno nello stesso periodo di quello di Siracusa.

Palazzolo Acreide, Acropoli

In questa zona era presente il culto della Madre Terra sia di cultura Siceliota autoctona che poi greca come dea Demetra (o Cibele) Gli scavi sono ripresi nel 2006 per il tempio dedicato a Demetra o Tesmoforion dove si tenevano le Tesmoforie feste in onore di Demetra Thesmophoria (legislatrice). Vicino al teatro ci sono i resti del Bouleuterion (edificio in cui il Consiglio,la Boule, teneva le sue sedute). Sempre nelle vicinanze del teatro ci sono le Latomie, cave di pietra trasformate in età cristiana e bizantina in sepolcreti ed abitazioni (1130?). Sul fronte della latomia ci sono degli incavi con Pinakes, altorilievi con scene di eroi del I-III sec A.C. e più in alto il tempio arcaico di Afrodite di cui resta solo il basamento. Fra i ruderi è tutto un tripudio di acanto finocchietto borragine e mentuccia. Alle 12 arriviamo in Piazza del Popolo dove siamo accolti da festosi spari che ci piace pensare siano per darci il benvenuto. Qui è situata la Chiesa di S.Sebastiano (copatrono insieme a S. Paolo) sito UNESCO, mentre la Chiesa Madre è più in basso. Anche questa chiesa è stata ricostruita dal’’architetto siracusano Mario Diamante dopo il terremoto del XVII sec. ed è in stile barocco con l’interno a 3 navate e altari dedicati alla Madonna Odegitria, a S. Margherita da Cortona; cappella del Cristo in Croce in cartapesta. Sparse in tutta la chiesa reliquie di molti santi. Pare che i leoni del portale siano derivati dal culto precristiano di Cibele. Vediamo poi in Corso Vittorio Emanule Palazzo Iudica, della omonima famiglia dell’archeologo di Akrai, edificato nel XVIII sec. e che vanta la balconata barocca più lunga del mondo,le cui 27 mensole rappresentano maschere di significato a tutt’oggi sconosciuto. (a tale proposito c’è uno scambio linguistico-lessicale fra noi pugliesi e la guida siciliana: i reggi-mensola in siciliano si chiamano cagnoli in pugliese gattoni) Sempre nel Corso c’è un altro bell’edificio dello stesso periodo: Palazzo Pozzi. Alle 13 pranzo libero (tutti o quasi da Caprice) e ritorno a Siracusa per le 15,50. Alle 18 nuovo spettacolo al teatro greco: Agamennone di Eschilo per la regia di Luca De Fusco con Elisabetta Pozzi nel ruolo di Clitemnestra Mariano Rigillo Andrea Renzi Massimo Venturiello e Giovanna Di Rauso (Cassandra) Tutti ci entusiasmiamo nel notare la sentita compartecipazione del pubblico giovanile.

Agamennone

Cena e pernottamento in albergo

Venerdì 16 maggio
Alle 9 lasciamo Siracusa alla volta di Piazza Armerina , che si trova a 650 m. di altitudine nei Monti Erei a 30 Km a sud di Enna. La nostra guida si chiama Sabrina. A circa 3 Km dalla cittadina la Villa del Casale che visitiamo, anch’essa sito UNESCO, è una dimora rurale tardo-romana del IV sec. scoperta nel 1950 da Gino Vinicio Gentili, famosa per i mosaici figurativi e geometrici pavimentali e parietali che si estendono per una superficie di 3500 mq., forse appartenuta a un alto funzionario amministrativo (Valerio Proculo Populonio governatore della Sicilia al tempo di Costantino?). Il complesso, sicuramente adibito ad otium negotium ed officium, centro di interesse e attività economica, è articolato in quattro terrazze poste sul declivio collinare. Ingresso con cortile a ferro di cavallo con colonne ioniche; latrina pubblica ad esedra che era una sala molto più confortevole di quello che noi oggi immaginiamo; complesso termale secondo lo schema tipico romano (impianto di riscaldamento per il Calidarium posto sotto il pavimento e con i tubuli per il tiraggio dell’aria calda molto ben conservati, il Laconicum per la sauna, il Frigidarium e il Tepidarium ottagonale a cupola, con al centro un mosaico con scene marine con Nereidi e Tritoni). Nel vestibolo un pavimento a sfondo geometrico e due scene di adventus (ingresso cerimoniale). Nel peristilio della villa, che fungeva da soggiorno e ricevimento, con una fascia musiva pavimentale continua con teste di animali(160); ambienti di servizio con pavimenti musivi a motivi geometrici e forse camere da letto con scene che sono state interpretate come il Ratto delle Sabine o piuttosto danze. La successiva sala conserva il mosaico della Piccola Caccia con scene di caccia e di sacrifici propiziatori a Diana. Dall’alto poi si ha la visione della Sala del Circo ed è come se lo spettatore fosse seduto lungo la gradinata del Circo Massimo di Roma.Dal lato di fondo del peristilio si accede al corridoio sopraelevato della Grande Caccia di raccordo fra la parte pubblica e privata, lungo più di 60m e largo 5m, il cui mosaico in realtà rappresenta una grande battuta di cattura di bestie selvatiche per i giochi dell’anfiteatro di Roma (nessun animale viene abbattuto). Vicino alle scale del corridoio della Grande Caccia si accede ad un ambiente più interno noto come quello delle Fanciulle in bikini che è il mosaico più curioso della villa: dieci ragazze in costume succinto al bordo di una piscina impegnate in gare ginniche(gioco della palla, salto in lungo, lancio del disco, corsa) e durante la premiazione delle vincitrici.

Piazza Armerina

Negli appartamenti privati padronali del ” dominus” e della “domina” scene del mito di Arione di Ulisse e Polifemo di Amore e Psiche e di Eros e Pan. Al termine del complesso la grande Basilica e nell’angolo sud-occidentale la sala triabsidata Trichora sala da pranzo di rappresentanza con mosaico pavimentale su Ercole(Caenatio Herculis)…. E molto altro ancora. Pranziamo nelle vicinanze del sito chi in una tavola calda chi al ristorante. Dopo pranzo visita della città che ha 4 quartieri medioevali ,i quali ad agosto si disputano il Palio dei Normanni (che liberarono la città dagli arabi nel 1061) in occasione della festa di S. Maria delle Vittorie e di cui fa parte il centro storico attualmente barocco con bei palazzi come Palazzo Trigona e il Duomo posto nella posizione più elevata Andiamo quindi ad Aidone distante 5 km nel territorio della antica città di Morgantina dove Sabrina Murgano ci guida per visitare il Museo Archeologico Regionale situato nell’ex convento dei Cappuccini e dove è custodita la famosa Venere di Morgantina (in realtà Demetra ) trafugata da scavi clandestini alla fine degli anni ‘70 e restituita dal Paul Getty Museum di Malibù nel 2011. La statua con il corpo in calcarenite e testa braccia e piedi in marmo pario,alta 2,24, sarebbe stata scolpita da un allievo di Fidia. Nel museo sono custoditi altri reperti restituiti da musei statunitensi come gli acroliti di Demetra e Kore che sono statue del periodo greco arcaico realizzate in pietra solo per la testa ,le braccia. le mani e i piedi mentre ciò che era ricoperto dai vestiti veniva fatto in legno o in terracotta, gli argenti di Eupolemo del III sec. ,statue fittili, anfore e crateri.
In serata raggiungiamo Enna alta dove pernottiamo all’Hotel Sicilia e dove, in una saletta il nostro socio Tito M. Altomare fa proiettare per noi un servizio sui restauri dei Bronzi di Riace da lui realizzato per la Rai.

Sabato 17 maggio
Enna (Henna colonia greca di Siracusa) fino al 1926 si chiamava Castrogiovanni (dall’arabo Qasr Yannah) ed è il capoluogo di provincia più alto d’Italia essendo situato a + di 900 m di altitudine. Per la sua posizione è stata definita Urbis inexpugnabilis, ombelico di Sicilia, belvedere di Sicilia.
Alle 9 iniziamo una passeggiata per la città guidati da Patrizia Curatolo. Nella piazza dove è situato l’albergo la Chiesa di S. Chiara è chiusa perché ora è un sacrario dei caduti. Continuiamo quindi per Via Roma, la principale arteria della città col neoclassico palazzo del Municipio e visitiamo il Duomo costruito su un tempio di Cerere,ricostruito dopo un incendio del 1445:ha facciata e la alta torre campanaria settecentesche e su uno dei due portali presenta una edicola con un bassorilievo di S. Martino e il povero. L’ interno è a tre navate con colonne in basalto nero 2 scolpite dal Gagini, ha soffitto ligneo a cassettoni e coro del 1500 del maestro di Collesano Scipione da Guido, 5 tele di Borremans (pittore fiammingo del 1700),tele di Filippo Paladino e una statua della Madonna della Visitazione, patrona della città, acquistata a Venezia nel XV sec., una croce pensile con la Crocifissione da un lato e la Resurrezione sul retro e 2 organi.

Enna. Duomo

Alla fine di Via Roma sopra un poggio nell’area del giardino pubblico sorge la Torre ottagonale di Federico II. Nella parte più alta della città visitiamo la fortezza detta il Castello di Lombardia dai Lombardi al seguito dei Normanni , ricostruita da Federico II a 3 cortili. Delle 20 torri originarie ne restano 6 di cui la meglio conservata è la Torre Pisana ex Palatium di Federico III d’Aragona.
Alle 11 partiamo per la Calabria con una sosta tecnica prima di Taormina. Alle 14 traghettiamo e a Reggio Calabria raggiungiamo il Museo Archeologico Nazionale che è situato in un edificio del 1927 progettato a tale scopo da M. Piacentini. Ci dividiamo in 2 gruppi perché nella sala dei Bronzi di Riace, ritrovati nel 1972 e dove sono tornati ad essere esposti a dicembre del 2013, si può accedere solo in piccoli gruppi e ad intervalli di 20 min. Nell’attesa ammiriamo le altre sale del museo: un Arazzo fiammingo proveniente dall’arcivescovado, Dioscuri, gruppi in marmo speculari e simmetrici con i due giovani che scendono da cavallo sostenuto da un essere mitologico rinvenuti a Locri da Paolo Orsi, acrolito di Apollo, Kouros (ragazzo): scultura arcaica in marmo di nudo maschile in posizione frontale con braccia distese e una gamba avanzata sorriso abbozzato e riccioli a “lumachella”ed altro. Sui Bronzi di Riace, raffigurazione greca attraverso il corpo umano dell’armonia dell’universo, nulla si può aggiungere a ciò che è stato detto fin dal loro ritrovamento. Dopo che ci siamo sistemati al Grand Hotel Excelsior vicinissimo al museo facciamo una passeggiata per corso Garibaldi comprando qualche prodotto tipico e quindi per il lungomare Falcomatà – il più bel chilometro d’Italia – (frase erroneamente attribuita a D’Annunzio) con la zona alta di edifici liberty, la striscia botanica ricca di piante esotiche e rare e installazioni moderne (di Rabarama), e la marina bassa con scalinate che scendono a mare e siccome ci piace moltissimo la ripetiamo anche dopo cena alla ricerca del gelato più buono.

Reggio Calabria

Domenica 18 maggio
Partenza alle 9. Mentre passiamo da Scilla dalla mitica rupe a picco sul mare sormontata dal castello dei Ruffo Lucia ci legge un passo dell’Odissea. H10 Seminara Guida Domenico Scordo curatore del Museo Tesoro della Basilica (della Madonna dei Poveri). Si entra dalla porta del Borgo Carlo V che di ritorno da Tunisi vi donò il suo stemma. Seminara fu distrutta da un terremoto nel 1783. Visitiamo subito, nella parte bassa del centro abitato, il Monastero Ortodosso dei SS. Elia il giovane e Filareto l’ortolano fondato da Leone VI il Saggio nel XI sec., ricostruito e riaperto nel 2005 dal Metropolita Gennadios dell’Archidiocesi Ortodossa di’Italia e Malta e benchè stia per iniziare la messa, la egumena (badessa) di origine serba madre Stefania che regge il monastero gentilmente ci mostra gli affreschi della chiesa con Cristo e santi eseguiti recentemente in stile bizantino da un artista fatto venire appositamente dalla Grecia. Nonostante sia eseguita ex novo sembra una tipica chiesa greca antica sia all’esterno che all’interno.

Seminara, Monastero

Ad ovest è situata la chiesa di rito romano di S. Antonio dei Pignatari (in realtà Da Padova) già S. Maria dei Miracoli in cui si trovano una Madonna con Bambino in marmo del 1500 e lo stemma imperiale di Carlo V. Nella piazzetta antistante è stata posta da qualche anno una statua di Leonzio Pilato, grecista, maestro di Petrarca e Boccaccio, traduttore di Omero dal greco in latino, nato a Seminara. Nella Chiesa di S. Marco, dichiarata Monumento Nazionale per le opere che vi si trovano, vi è una statua di marmo della Madonna degli Angeli attribuita A.Gagini. Facciamo una passeggiata nella Piazza centrale Vittorio Emanuele costruita da Francesco Milizia architetto borbonico del 1700 con palme e 4 fontane. Ma la più famosa è la basilica-santuario della Madonna dei Poveri: è successiva al terremoto del 1908, a 3 navate con pilastri rivestiti di marmi bianchi e rossi e contiene numerose opere d’arte e sull’altare centrale la statua lignea nera rivestita di oro zecchino della venerata Madonna dei Poveri( detta anche Madonna Nera Greca di S. Basilio),ritenuta bizantina, se-condo la tradizione la più antica del sud, ma in seguito agli ultimi restauri datata intorno al XIII o-XVII sec. patrona della città e festeggiata ad agosto. Quindi Domenico la nostra guida ci mostra con orgoglio il Museo del Tesoro della basilico inaugurato da pochi mesi con suppellettili liturgiche, ex voto in argento, tele, pergamene e il trono in oro e argento della Madonna. Mentre andiamo in giro per negozi di ceramiche incontriamo il Sindaco che ci dà il benvenuto. Finalmente liberi di poterci dedicare all’acquisto delle famose ceramiche di Seminara facciamo un giro fra i vari laboratori. La lavorazione della ceramica artistiche e della terracotta era fiorente già da vari secoli ed ancora oggi i metodi di lavorazione sono quelli tramandati da generazioni. La produzione seminarese è caratterizzata dalle forme originali e la vivacità dei colori. Oltre che gli utensili e i vasi tra le forme tipiche prodotte ci sono anfore biansate di memoria greca, brocche con becco, orci a forma di riccio, fiasche antropomorfe, maschere grottesche,borracce a forma di pesce di carattere votivo o di tarallo, e brocche per il vino con una serie di fori dalle quali si può bere solo se si sa quale foro otturare (gabbacumpari?).
E per finire pranzo a Pizzo Calabro da “Go”.