a cura di Angela Mengano

Siamo partiti da Bari alle sette, destinazione Fabriano, in 35, oltre a Piero, il nostro ottimo autista. Pausa caffè fulminea, già a Cerignola. In pullman, Lucia comincia a introdurci pian piano nell’atmosfera del viaggio, parlandoci di Gentile da Fabriano, che ci accingiamo a riscoprire nella mostra a lui dedicata nella sua città natale, e del Vangelo di Pasolini – di cui ricorre il 50°- ma anche e soprattutto della Cittadella di Assisi, che ci ospiterà nella giornata di sabato, grazie alla paziente opera di tessitura di Lucia e di Ester Bonsante insieme a Emanuele, suo consorte. Senza fare tante soste in autostrada, tra le due e le tre siamo già in albergo, a Fabriano, all’hotel Gentile.
Il pomeriggio è dedicato a due musei, uno più carino dell’altro, entrambi alloggiati in ambienti storici sapientemente recuperati:
– Il Museo della Carta, doveroso omaggio alla storica tradizione di Fabriano, affermatasi nei secoli leader nella produzione della carta, come ci racconta Michele, perfetto affabulatore che dall’inizio alla fine del percorso di visita ci dà dimostrazione pratica di come si fa la carta a partire dagli stracci raccontandoci – attraverso la storia – tanti gustosi aneddoti, mostrandoci macchinari e congegni d’epoca, pergamene, monete cartacee filigranate, il tutto nella entusiastica convinzione che la carta non soccomberà di fronte alla rivoluzione tecnologica (ma al nostro ingresso aveva esordito con un “Grazie per essere venuti al capezzale della carta”).

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- Il museo del Pianoforte Storico e del Suono, aperto da qualche anno nel complesso monumentale di San Benedetto, dove siamo invitati all’ascolto di brani che illustrano l’evoluzione storica del pianoforte dal ‘700 al ‘900: Chiaro di luna di Beethoven, Clair de lune di Debussy, Marcia Turca di Mozart e per finire Per Elisa di Beethoven che – scopriamo stasera – era in realtà dedicata a una certa Teresa di cui l’infelice musicista era segretamente innamorato. Ad eseguire i brani sono il maestro Roberta Salvoni e il professor Claudio Veneri, docente nel Conservatorio di Perugia e promotore dell’Accademia dei Musici, che promuove con tenace entusiasmo l’esecuzione di musiche su strumenti d’epoca (testimonial Piero Angela e Presidente Onorario Riccardo Muti).
La nostra prima giornata di viaggio si conclude in albergo con una gustosa cena, innaffiata da ottimi vini (sia bianchi sia rossi).

Venerdì 14
Francesca, la nostra guida, arriva un po’ in ritardo per colpa di un incontro ravvicinato con un ragno a suo dire velenoso che le ha pizzicato l’avambraccio; ma subito riceve il pronto soccorso combinato di Elisa (medico) e Silvia (munita di pomate lenitive) e ritorna in forma perfetta.
Stamattina andiamo a vedere la mostra “ Da Giotto a Gentile”, allestita nella Pinacoteca Civica Bruno Molajoli (già Spedale di Santa Maria del Buon Gesù) e curata da Vittorio Sgarbi, che ha voluto puntare i riflettori sull’arte trecentesca marchigiana, con l’intento di svelarne caratteri propri e autonomi. Sennonché, mentre di Giotto qui se ne vede poco, (solo due piccoli ritratti di santi; ma ci rifaremo abbondantemente ad Assisi!) giganteggiano artisti minori, nel senso di ignoti ai più, ma assolutamente affascinanti, come Allegretto Nuzi e lo scultore noto come il Maestro dei Magi, che pare siano stati di uuna certa importanza nella formazione del giovane Gentile da Fabriano. Ma poi tanti altri, da Pietro Lorenzetti ai pittori della scuola di Rimini, dal Maestro di Campodonico a Francescuccio Ghissi a Bernardo Daddi… Finita la visita, ringraziamo Alessia, la nostra bravissima guida (il nostro gruppo si era sdoppiato, dividendosi tra due guide), poi ci spostiamo sul lato opposto della piazza, nella cattedrale di san Venanzio, ricca di molte bellissime cappelle, dove sono presenti, tra l’altro, Orazio Gentileschi e Allegretto Nuzi, che ha affrescato le storie di san Lorenzo tratte dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. Dalla Cattedrale raggiungiamo la piazza del Comune e saliamo sul seicentesco loggiato di san Francesco costruito a ridosso dell’omonima chiesa, location per la recente fiction di RaiUno, “Che Dio ci aiuti”. Dall’alto dominiamo con sguardo panoramico l’intera piazza, che ospita, insieme ad altri notevoli edifici, il gotico Palazzo del Podestà, e la fontana che – progettata da un artista perugino – effettivamente ricorda la Fontana Maggiore di Perugia.

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Per ultimo, prima della pausa pranzo, visitiamo l’Oratorio della Carità, restaurato dopo il terremoto del 1997, con pareti interamente affrescate da Filippo Bellini da Urbino, raffiguranti le Sette Opere di Misericordia corporali e spirituali.
Dopo il pranzo (libero) completiamo la visita alle bellezze fabrianesi, nel circuito tracciato dalla mostra vista in mattinata, con gli stupendi affreschi (sempre di Allegretto Nuzi) delle storie di Sant’Orsola e del suo viaggio con il Papa, nella chiesa dei Domenicani.

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Lasciata Fabriano, andiamo a vedere il complesso abbaziale di San Vittore alla Chiusa, nei pressi delle Grotte di Frasassi, ”romanico ma con una spiccata verticalità – osserva Mariella – che fa pensare alle architetture cistercensi”.

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Proprio accanto all’abbazia, il museo speleo paleontologico e archeologico di Frasassi espone, come fiore all’occhiello, l’”Ittiosauro di Genga”, ritrovato in zona nel 1976. Dopo la visita del museo, esploriamo il minuscolo borgo di Genga, respirando la sua atmosfera trasognata. Non per niente è stato inserito tra le bandiere arancione, quelle che il Touring Club assegna ai borghi più belli d’Italia. Degno di nota é il piccolo museo ospitato all’interno della cinta del Castello, che può vantare notevoli opere d’arte (tra le quali un bellissimo trittico di Antonio da Fabriano) e testimonianze di papa Leone XII della Genga, che qui ebbe i natali.

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Concludiamo piacevolmente il nostro giro con la cena nel ristorante “La scaletta” (ravioli di carne al radicchio e un tocco di zenzero, arista al finocchietto, dessert con zabaione e frutti di bosco).

Sabato 15
La giornata di oggi è interamente dedicata ad Assisi. Nell’ampio sagrato della Basilica di San Francesco ci attende Alessandra, che con passione e competenza condurrà la visita. Insieme a lei percorriamo gli spazi – gremiti – della Basilica: da quella inferiore, pensata come luogo di preghiera, a quella superiore, luogo di incontro e comunicazione. L’intero edificio si fregia della prerogativa di“papale”, ed è considerato a pieno titolo territorio vaticano; in sostanza luogo politico, espressione dei rapporti tra mondo francescano e mondo esterno, eretto a perenne glorificazione di Francesco d’Assisi, grande comunicatore. “Genio delle relazioni”; “ un frate francescano “ dice Alessandra “mi ha dato un nuovo spunto, definendolo in questo modo”. E’ stato anche inserito nella lista dell’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

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Nella basilica inferiore notevoli la cappella di san Martino con le storie del santo, e la leggenda del mantello donato al povero, affrescate da Simone Martini; la cappella di Santa Maria Maddalena, affrescata da Giotto – il Giotto successivo alla cappella degli Scrovegni, che ha raggiunto il pieno della sua maturità artistica. Più oltre, già quasi a ridosso del sacello dove riposa San Francesco, quello che Alessandra definisce “ l’angolo d’oro della pittura italiana”, dove, per intenderci, nello spazio di pochi metri sono riunite le opere dei sommi pittori dell’epoca, Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti. Nella basilica superiore, il ciclo giottesco, sul quale si continua a discutere per la difficoltà di stabilire con certezza se sia opera esclusiva di Giotto, o se – come é probabile – qui Giotto sia stato affiancato da altri nel portare a compimento quest’opera grandiosa che non può non destare stupore e ammirazione. Anche qui è presente Cimabue con una Crocifissione cromaticamente svuotata, come in negativo, probabilmente per l’uso di biacca di piombo.
Lasciamo la Basilica per raggiungere la Cittadella, sede della Pro Civitate Cristiana, dove ci fanno gli onori di casa Ester ed Emanuele, che nel pomeriggio ricostruiranno apposta per noi una sessione del convegno organizzato a fine settembre per il cinquantenario del Vangelo di Pier Paolo Pasolini, con proiezione di un documentario (PPP in Israele alla ricerca di volti e luoghi per il suo film; ricerca che lo deluderà, riportandolo poi in patria per scegliere i Sassi di Matera); e ascolto di brani dalla colonna sonora del film. Durante il pranzo ci ha raggiunto Gianna Galiano, volontaria sin dagli anni ruggenti della Pro Civitate, felice di salutare un gruppo che proviene dalla sua terra, la Puglia.
Concludiamo la nostra giornata ad Assisi con la visita alla Pinacoteca della Cittadella (opere di Rouault, De Chirico, Cantatore, Carrà) e con una passeggiata per le vie del centro storico prima di riprendere il pullman che ci riporta a Fabriano per la cena in albergo.

Domenica 16
Lasciata Fabriano, dedichiamo, sulla via del ritorno, qualche ora alla bella riviera del Conero. Con la fortuna che ci ha indiscutibilmente accompagnati in questi giorni, possiamo goderci anche un po’ di sole, almeno sino a che non dovremo riprendere l’autostrada.
Francesca, nostra guida, è con noi anche oggi; ci ha raggiunto a Frasassi perché abita nelle vicinanze, e ci saluterà poi a Numana, prima di pranzo. Nel viaggio attraverso il territorio marchigiano ci racconta tante cose: dei vigneti di Verdicchio nella valle dell’Esino (principali centri di produzione Jesi e Matelica); del Parco Regionale della Gola della Rossa, dove alberga una strana pianta chiamata Scotano o pianta del fumo (in Wikipedia, Albero della Nebbia); ma sulle pendici del Conero, che i locali chiamano confidenzialmente “ balena verde “, e che Francesca definisce“di origine carsica, tra il Carso e il Gargano”, abbondano corbezzolo e lavanda. Attraversiamo Ancona molto lentamente, scoprendo che una maratona cittadina domenicale obbliga i veicoli a lunghe deviazioni. Poi, finalmente usciti dalla città, facciamo una piccola sosta a Sirolo “perla dell’Adriatico”per la pausa caffè, per ammirare dall’alto il magnifico panorama di spiagge di sabbia bianco-madreperlacea con nuances rosate

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e fare un giretto nel centro storico fino alla chiesetta del SS. Rosario (bellissima Madonna della Misericordia dipinta da Pompeo Morganti) e all’arco gotico della porta medievale. Da Sirolo infine raggiungiamo la bellissima chiesa di Santa Maria di Portonovo, romanica con pianta a croce greca, incastonata tra il monte Conero e il mare, già piena di fascino per la sua posizione naturale, oltre che per la magnifica e imponente architettura.

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Faceva parte di un’abbazia benedettina distrutta nel 1320 da una frana; la cita Dante per la supposta presenza di San Pier Damiani (Paradiso, canto XXI); fu cara al regista Tarkovskij, che ne parla nei suoi diari. Il luogo si presta certamente a ospitare eventi di grande suggestione; uno per tutti, il concerto di campane tibetane organizzato dal FAI la scorsa estate.
E con un pranzo di mare nel ristorante “Da Alvaro” di Numana concludiamo in bellezza il nostro viaggio d’autunno.