03 febbraio 2026

Jon Kalman Stefànsson, “La tua assenza è tenebra“, traduzione di Silvia Cosimini, Ed. Iperborea, 2022, pp. 608

proposto da Franca Botrugno

di Franca Botrugno

La tua assenza è tenebra è una saga scritta da Jon Kalman Stefànsson Autore islandese
innamorato della propria terra .E’ proprio l’Islanda lo sfondo del suo romanzo e così la descrive e
la fa immaginare:
Islanda terra ai margini del mondo abitabile mite e selvaggia, brulla e magica con le sue
brughiere, il silenzio, la solitudine ed un cielo invernale talmente disseminato di stelle da sembrare
più vicino alla terra ed agli esseri umani
“.
Più che una saga questo romanzo è un mosaico di storie di amori passionali fatti da attrazioni
sentimentali e fisiche potenti, raccontate con un linguaggio poetico , coinvolgente ,affascinante.
Destini che si intrecciano, amori e tradimenti, errori e scelte che fanno prendere nuove strade alla
vita, storie scritte per contrastare l’oblio che è il tradimento della vita.
Poesia vera ,da parte dell’Autore , è il modo di esplorare i moti dell’animo umano e suscitare nel
lettore suggestioni profonde.
La vita ,il destino, l’errore, la ricerca della felicità, l’amore, il tradimento, il dolore, la morte accolta
come parte della vita sono alcuni dei temi trattati. Il libro è costellato di vari riferimenti a poeti,
scrittori e filosofi ed ha come colonna sonora la musica con menzione di tanti brani, di Bob Dylan,
Elvis Presley , Pink Floyd ,Chopin e molti altri, poesie in musica che arricchiscono e intensificano
le storie trattate. Particolare è la composizione di una playlist che Eirikur ,personaggio chiave del
romanzo , compone raccogliendo i brani che avevano caratterizzato momenti salienti nei rapporti
dei tanti personaggi della storia
Romanzo che presenta qualche difficoltà di lettura nelle prime pagine per i troppi nomi e i salti nel
tempo ,la storia si svolge in circa 120 anni, ma che diventa una lettura avvincente tanto da farti
rimpiangere che sia finito lasciando inoltre vivide suggestioni e spunti di meditazione

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Nota a cura di Patrizia Ripa, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

Il romanzo è stato presentato da Franca Botrugno che ha introdotto il testo facendo riferimento a tre tematiche presenti: errore, destino e malinconia. Nel corso della discussione con il gruppo sono emersi, infatti, oltre ad altri temi, quelli da lei menzionati ed esaminati rispetto a situazioni e personaggi. C’è stato un cenno introduttivo alla letteratura islandese caratterizzata dalla presenza di saghe e si è fatto riferimento all’articolo di Ida Bozzi “L’Islanda, una terra di saghe”, che può essere riassunto come segue: la parola “saga” riferita ai grandi racconti epici dell’epoca medievale nei paesi nordici deriva dalla lingua norrena (da cui provengono islandese, svedese, norvegese e danese) e significa “dire”. Dunque la tradizione di raccontare, nelle comunità radunate intorno al fuoco, gli eventi delle famiglie o dei loro antenati attraverso la narrazione orale si è tramandata nei secoli nella cultura nordica, prima di essere trasformata in scrittura. Più che di una saga, però questo romanzo tratta una serie di racconti, un mosaico di storie che si intrecciano, passando da generazione in generazione, con personaggi che narrano le loro storie struggenti, descrivendo sentimenti e cambiamenti che riguardano le loro vite, ma anche l ’intera umanità: il tradimento, l’amore, e il sesso, la morte e i legami tra vita e morte, il senso di appartenenza alle proprie radici. Tra i vari temi, quello del destino: il passato degli avi, le storie dei genitori che hanno condizionato i propri figli, la rinuncia alla persona amata per questioni morali legate alla famiglia e alle convenzioni, la storia di Erikur, uno dei personaggi principali, che non sa di essere stato abbandonato. Emerge forte questa identità come islandesi e questo senso di appartenenza ad una cultura e a un mondo di cui vanno fieri.

Ciascuna di noi si è espressa positivamente circa la bellezza e il fascino di questo testo, innanzitutto per l’ambientazione: l’Islanda magica, con le descrizioni della natura selvaggia e incontaminata, ricche di immagini che passano dal buio alla luce, dalle tenebre al cielo stellato, riproducendo tutte le contraddizioni e tutti i contrasti tipici di una terra così complessa. La brughiera, ad esempio, è “una bella parola che però talvolta significa anche solitudine, brutto tempo, spostamenti faticosi e nebbia in cui perdersi, ma significa anche libertà, quiete, sogni… “. Un altro aspetto interessante che è quello del dilemma. Ogni personaggio vive il suo dilemma: se restare a vivere in una terra così desolata e isolata o fuggire per la realizzazione di se stessi e per trovare la felicità (alcuni personaggi esprimono il desiderio di andare a studiare a Reykjavik, ma al tempo stesso non hanno la forza di lasciare la propria terra e comunque sentono forti le loro radici in una realtà contadina). Altro dilemma vissuto e sentito da alcuni personaggi è ad esempio se abbandonarsi in storie d’amore al di fuori della famiglia che li renderebbero più appagati sentimentalmente o restare legati alla tradizione e alla convenzione familiare per non far soffrire gli altri. Ci sono storie del passato che abbiamo dentro di noi e che continuano a vivere ancora dentro di noi. Lo scrittore dà veste a tutte queste storie.

La maggior parte di noi ha condiviso l’idea che ci sono state inizialmente delle difficoltà nella lettura, sia per i molteplici nomi dei personaggi da ricordare che si intrecciano nelle storie raccontate e sia per i diversi piani temporali che si intersecano e che rendono più difficile e complicata la comprensione del testo. È anche vero che però una volta presi da questa atmosfera della bellezza della narrazione delle storie, il coinvolgimento del lettore è tale che alla fine quasi dispiace avere finito di leggere il romanzo, perché ci si sente ancora immersi nella terra islandese. Al termine della nostra immersione nel testo ci sembra di aver vissuto in Islanda, con i personaggi e la loro ambientazione per tutto il tempo della lettura. In fondo il libro vive finché viene letto dal lettore. Storie di amori, di tradimenti di dilemmi familiari che in realtà sono storie di tutto il mondo, sono tutte vicende che appartengono all’umanità intera. Questa è la forza del romanzo. Qualcuno ha detto che ha trovato un po’ esile il tema dello scrittore smemorato che torna per ricercare il suo passato, che è alla fine solo un modo per tenere insieme tutte le storie, nel tentativo di ricomporre le tessere di un mosaico. In realtà questo è forse un compito che viene lasciato al lettore che assume un ruolo attivo nel tentativo di ricostruire una continuità nei racconti che ascoltiamo dalle varie voci narranti. Qualcuna ha sottolineato la bellezza della copertina: ci sono tutti i personaggi che fluttuano, non camminano, sono staccati dalla terra, ma vanno tutti verso l’unica direzione, che è la morte. Un altro tema affascinante infatti è proprio quello della morte, che in alcuni punti tocca la profondità dell’animo di chi legge. “Sono morti in tanti, eppure la vita continua, non importa quali e quante siano le persone che muoiono, la vita continua il suo corso come se niente fosse successo… “ e ancora “Se ne sono andati tutti. Non resta più molto di loro, perfino le luci più fulgide si spengono come se tu non fossi mai esistito… La vita è sempre in fuga costante dalla morte, eppure è una fuga che porta comunque verso la sua direzione”. Uno dei capitoli più toccanti del romanzo è quando Eríkur parla della morte della nonna e dice che era sparita nelle tenebre da cui non proviene alcun suono(…)sparita nelle tenebre e nel silenzio. Laddove tutto viene inghiottito. Questa parte del libro dà forse il vero senso al titolo: “ La tua assenza è tenebra”. I ricordi e i legami tra vivi e morti sono in fondo parte integrante di tutte queste storie.

E poi c’è la musica come strumento per comunicare (tra padre e figlio, tra le generazioni) e per comunicare le storie d’amore. La musica accompagna le vite dei protagonisti, ma ne colma anche i vuoti. Siamo state tutte concordi nell’affermare che sarebbe stato auspicabile ascoltare tutte le musiche suggerite dalla “playlist della morte” indicata alla fine del romanzo per poter cogliere nella bellezza dei testi, tutti quei temi che sono attinenti ai contenuti del libro. La musica è la proiezione del nostro universo. Le vite complicate e difficili dei personaggi che devono fare scelte morali come avviene in molti altri romanzi scandinavi, riflettono il pensiero di Kierkegaard del libero arbitrio. I riferimenti a Kierkegaard sono continui, molti personaggi lo citano e dicono che vogliono recarsi in città per studiare filosofia all’Università. Emerge spesso questo bisogno di cultura. Molti sono anche altri riferimenti letterari tra cui: Bulgakov con il suo “il maestro e Margherita “ (il conducente delle autobus chi è realmente? Il diavolo di Bulgakov, l’alter ego dell’Autore, l’elemento che lo spinge a scrivere?). Ci sono rifermenti anche alla poesia di Hölderlin, che sottolineano la celebrazione panteistica della natura intesa come uno/tutto in cui l’uomo deve perdersi – ma vengono citati anche autori come Zola, Shakespeare e Javier Marías nei diversi contesti. Si è sottolineata inoltre l’esperienza della creazione letteraria su cui si costruisce il tutto per non dimenticare, perché è compito e dovere di chi scrive portare a conoscenza il mondo di coloro che ci appartengono. Per concludere sull’importanza della scrittura, citiamo lo stesso Autore che afferma: “Scrivi. E non dimenticheremo. Scrivi. E non saremo dimenticati. Scrivi. Perché la morte è solo un altro nome per l’oblio”.

Libri Citati nel nostro incontro:

“Il maestro Margherita” di Bulgakov – “Luce d’agosto” e “ Crepitio di stelle” dello stesso Autore, che trattano tematiche che caratterizzano la scrittura di Jon Stefánsson – “l’antologia di Spoon River” di E.Lee Masters – “Timore e tremore”, di S.Kierkegaard – le poesie di F.Holderlin, G.Tonelli, “Quando si accesero le stelle” e “Il sogno di uccidere Kronos” in cui si sottolinea che non c’è particella dell’universo che non sia collegata alle altre (vita umana compresa) e ancora S. Mancuso, neurobiologo vegetale che studia la memoria anche transgenerazionele delle piante e la teoria delle reti e infine l’articolo di Ida Bozzi “L’Islanda, una terra di saghe”.
Tutti gli autori citati sono stati messi in relazione alle tematiche affrontate dall’Autore arricchendo notevolmente la nostra esperienza di lettura.

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Nota a cura di Maria Antonietta Lamanna su “La tua assenza è tenebra” di Jon Kalman Stefánsson

Ne avevo avviato la lettura a piccoli passi incuriosendomi subito all’enigma di un iniziale probabile protagonista, immemore di se stesso alle prese con un apparente e altrettanto misterioso personaggio che si presenta come un probabile e diabolico antagonista, polemico e oppositivo fin dalle prime frasi … del resto già il titolo pareva evocare l’oscura atmosfera iniziale de “Il maestro e margherita”. Progressivamente i due personaggi diventano una sorta di voci fuori campo che rendono possibile il dipanarsi del complesso dispositivo narrativo dell’Autore. Alla dialettica dei loro dialoghi, a volte stizzosi, mi pare che Stefànsson affidi le proprie riflessioni filosofiche, esistenziali, etiche ed estetiche in controcanto rispetto alle storie di Peter il Pastore e Halle, di Gudridurì e Gisli, di Haraldur e Aldis, Hafrun e Skuli, Soley, Asi e Mundi, di Svana, Kari, Odi, di Margret che appare in sogno a Runa, di Eirikur il chitarrista, di Pall, Halldor e Skuli….

La scrittura “per non dimenticare ed essere dimenticati, per sconfiggere la morte e l’oblio” è il programma esplicito del romanzo per cui mi è molto piaciuta la complicità attiva che l’Autore in qualche modo chiede al lettore, di mantenere viva e vigile la propria memoria e attenzione nel seguire e ricostruire l’intreccio temporale e spaziale degli eventi narrati, le genealogie familiari che progressivamente emergono: prassi del resto tipica delle culture orali tradizionali e dei poemi mitologici a tutte le latitudini. Il riferimento alle “Norne” ne è un riferimento esplicito. E così, a mio avviso, dopo le prime 200 pagine la prosa poetica del romanzo prende il largo, e ci si immerge nella natura forte, fredda, selvaggia, ma anche magica ed evocativa dei fiordi islandesi, nella vita dura, sobria faticosa ma anche dignitosa e indomita delle famiglie di contadini e delle comunità rurali a stretto contatto vitale con animali e territorio, nelle vite complicate e difficili dei singoli personaggi coinvolti, dell’ampia saga “cantata” dall’Autore: ciascuno di essi è a un bivio dove decidere per sé ma anche rispetto ai propri cari, una scelta morale (come negli altri romanzi scandinavi letti!) tra libertà e coerenza con i propri sentimenti o fedeltà e sostegno alla famiglia. Il pensiero di Kirkegaard circola nella mente e nel cuore dei suddetti personaggi insieme alla ricerca dell’amore ideale ed erotico, della felicità, dell’amicizia che sconfiggono il dolore, la perdita, l’abbandono…uniti tutti dalla stessa passione per la musica di Bach, di Chopin, di Satie e le canzoni (ovvero poesie in musica) di Bon Dylan, Elvis Presley, Pink Floyd, Edith Piaf, Billie Holiday, Nina Simone, non come forma d’intrattenimento superficiale ma come prassi artistica personale a rinforzo della coesione sociale, esperienza di resilienza esistenziale, rielaborazione simbolica dei propri fallimenti e rigenerazione salvifica individuale e collettiva.

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Breve nota a cura di Roberta Ruggieri su “La tua assenza è tenebra” di Jon Kalman Stefánsson.

L‘Autore è uno degli scrittori più rappresentativi della letteratura nord europea, ma altre tradizioni alte e riferimenti importanti, citati o sottintesi, sono sicuramente parte del suo bagaglio culturale.

Fluviale saga familiare, che si snoda dalla fine del diciannovesimo secolo ai primi anni del ventunesimo. I tanti nomi propri hanno spesso confuso la mia percezione visiva, ma soprattutto il labirinto di storie, con piani temporali sfasati, ha reso complicata la mia lettura. Infine però ho finito per percepire il tutto come una voluta sfida dell’Autore al lettore per coinvolgerlo maggiormente e accrescerne la complicità. Il paesaggio è parte importante del racconto. Le sue caratteristiche: i colori freddi, i larghi spazi, le gelide temperature, non sono percepite come ostili dai protagonisti. Questi fiordi islandesi finiscono per improntare gli uomini che vi vivono e che se ne distaccano a fatica, ritornandovi con trasporto.  Fra i tanti temi affrontati , l’amore e’ uno dei principali, declinato nel linguaggio poetico e musicale,  e’ fortemente intrecciato al sesso. Il desiderio sessuale è parte fondamentale di ognuno, completa sempre il sentimento amoroso, diventando a volte pulsione irrefrenabile.

In  ultimo, a proposito della musica , sarebbe bello se la colonna sonora che fa da sfondo, in modo significativo, a tutto il libro, riuscissimo a tradurla in una piena sonorità’ e non solo in titoli e frammenti di testi.