a cura di Angela Mengano

Sabato 5 dicembre
Partiamo di buon’ora, alle sette , in modo da essere a Cosenza alle tredici, senza trascurare di far tappa nel bel museo archeologico della Siritide, a Policoro, recentemente rinnovato e ampliato, dedicato ai siti di Herakleia e Siris e che ospita, tra l’altro, tracce di una civiltà autoctona, quella degli Enotri, preesistente a quella romana.
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Strepitosi, tra gli altri, i ritrovamenti di una tomba femminile, con vasi del pittore di Policoro, e gli straordinari gioielli e ornamenti che occupano una intera ala del museo.

A Cosenza ci sistemiamo nell’hotel Centrale, nella città nuova, a ridosso della strada principale, e dopo aver preso possesso delle nostre stanze, usciamo in corso Mazzini per dare un’occhiata alle sculture disseminate lungo la strada, a costituire un’unità d’insieme cui è stato dato il nome di MAB, sigla che sta per Museo all’ aperto Bilotti, dal nome del mecenate che ne ha fatto dono alla città di Cosenza, e che dono…solo per ricordarne alcuni, De Chirico, Rotella, Greco, Manzù, Dalì nonché un artista franco-estone a noi sconosciuto, ma che tutti troviamo molto suggestivo: Sacha Sosno, (nato a Marsiglia nel 1937, vive a Nizza): le sue Tre Colonne, e ancor più i suoi Bronzi di Riace, quasi opera in negativo, si integrano a meraviglia nel landscape cosentino.
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Nel pomeriggio iniziamo la visita della città, accompagnati dalla nostra guida, Teresa Reda, brava e appassionata. La prima tappa è la Galleria Nazionale che, nelle sale di palazzo Arnone, raccoglie una ricca rassegna di opere pittoriche dell’area calabrese e napoletana, tra cui Pietro Negroni, Mattia Preti, Luca Giordano,oltre all’icona della Madonna del Pilerio (da pilastro, in spagnolo pilàr, in francese pilier) , la Stauroteca, croce-reliquario donata da Federico II, di notevole fattura etc. etc. Ci rechiamo poi al Conservatorio di Musica “Stanislao Giacomantonio”, per assistere a una parte della Master Class tenuta dal Maestro Michele Marvulli; una giovanissima sua allieva russa, Elìna, ci fa ascoltare una eccellente “Kreisleriana” di Robert Schumann, un pezzo della durata di circa 20 minuti eseguito tutto a memoria, senza spartito!

A cena, questa sera, nell’Osteria dell’Arenella, situata in un angolo pittoresco del centro storico, abbiamo mangiato eccezionalmente bene, tanto che alla fine la nostra amica Laura, nel complimentarsi col proprietario, ha avuto modo di precisare che…”eppure noi non siamo donne facili!!!!..”

Domenica 6 dicembre
Partenza per la riviera dei Cedri. A S. Maria del Cedro una guida locale ci accompagna a visitare una “cedriera”, illustrandoci prima, tra i filari delle piante, storia e coltivazione del cedro: clima originario è quello delle foreste sub-tropicali dell’Asia. Agrumi suddivisi in due grandi famiglie, quella orientale, a cui appartiene il cedro, e quella occidentale che comprende tra gli altri lime e pompelmo. La coltivazione del cedro venne introdotta qui dagli Arabi nell’undicesimo secolo, ma era già conosciuta in Egitto all’epoca dell’esodo ebraico (VII-VIII sec .a.c.). L’origine della celebrazione del “sukkoth” si ritrova nella Bibbia, quando Mosè dice che la festa ricorderà la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù. Ci spostiamo poi dai filari dove si svolge la coltivazione del cedro (un frutto enorme, decisamente di taglia maggiore di quelli che siamo abituati a vedere dalle nostre parti) ad un enorme piazzale dove ci vengono mostrati i cedri, posti a fermentare in salamoia lungamente (circa un anno), per permetterne la canditura.
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Una riflessione ci viene spontanea: purtroppo la coltivazione del cedro perde sempre più terreno per svariati motivi legati forse principalmente alla scarsa remuneratività del cultivar. Ci sia solo consentito di immaginare nostalgicamente quanto doveva essere bello guardarsi intorno quando, in tempi andati, i cedri erano la nota dominante del paesaggio!

Si riparte per Diamante dove, arrampicandoci verso l’alto per scalinate e scalinatelle, ammiriamo i murales che rivestono di immagini e colori vivaci le pareti delle strette e tortuose stradine. Questa è la patria del peperoncino, a cui viene dedicato ogni anno, in settembre, persino un rinomatissimo Festival! Nell’ambito del quale, ci racconta Teresa, un premio viene conferito a chi riesce a mangiare la maggior quantità del piccantissimo frutto.
La giornata è splendida e per colmo di fortuna possiamo fare una piccola sosta ristoro proprio in riva al mare, sul terrazzo del Ristorante Sabbia d’Oro dove, rallegrati dai raggi del sole, degustiamo rustici, frittini e i fichi secchi tipici della zona, le “crocette”.

Nel pomeriggio la visita prosegue con il santuario di San Francesco di Paola. A 2 Km sopra la città, in posizione solitaria e panoramica, in una gola del torrente Isca, vi si arriva lungo un viale fiancheggiato da edicole sacre che rappresentano i miracoli del Santo, realizzate in piastrelle di maiolica del 1854.
Il complesso è costituito dalla Basilica e dal settecentesco convento dei frati “Minimi”. La basilica ristrutturata di recente secondo canoni moderni, grandiosi (e forse di dubbio gusto), comprende la Cappella del santo; sono presenti inoltre, alcune lapidi che ricordano la visita del Papa Giovanni Paolo II. Ben più suggestivo invece, anche perché illuminato dalle ultime luci del giorno, il Convento che racchiude un grazioso chiostro ogivale del 1500, affrescato nel 1600; e poi alcune celle dell’antico dormitorio, l’acquedotto, il forno, il pozzo etc. ; alcune di queste strutture, legate al ricordo dei miracoli del Santo.
Siamo andati quindi, in pullman, a Rende, per visitare il Museo del Presente, che ospita una Mostra sul Futurismo, intitolata “Zang Sud Sud – Boccioni Balla e Futurismo meridionale”.

La cena da De Mendoza, nel centro storico di Rende, dove saliamo con l’ascensore, conclude la serata.

Lunedì 7 dicembre
La nostra giornata è tutta dedicata alla scoperta della città di Cosenza, partendo dalla piazza XV marzo, (che ricorda i moti pre risorgimentali nei quali sacrificarono la loro vita, tra gli altri, i fratelli Bandiera, immortalati dai versi del Carducci). Vi si affacciano il palazzo della Provincia, la villa comunale, il teatro Rendano; al centro campeggia la monumentale statua di Bernardino Telesio, da Bacon definito il primo dei moderni pensatori del Rinascimento, che con Tommaso Campanella e Giordano Bruno rappresenta la profondità e modernità dei pensatori di questa terra.
Visitiamo prima il palazzo della Provincia, soffermandoci nel bel salone del Consiglio, al primo piano, ricco di decorazioni , busti, medaglioni che ricordano le figure più eminenti della storia locale (uno tra tutti, Gian Vincenzo Gravina, che fu fondatore dell’Accademia dell’Arcadia nonché maestro del Metastasio). Non ci è consentito purtroppo, perché momentaneamente chiuso al pubblico, di vedere il Salone degli Specchi, sito al secondo piano del palazzo.

Attraversata la piazza, ci attende, nel Teatro Rendano, la direttrice della struttura, Sofia Vetere, che ci parla “teatralmente”, come appare da subito nelle sue corde; la prende alla larga, partendo da Ateneo di Naucrati, ritenuto l’iniziatore del teatro classico. Il Rendano è intitolato ad Alfonso Rendano, musicista cosentino dell’800 che oltre ad aver scritto operette, romanze e pezzi strumentali, è noto per aver inventato il terzo pedale, quello che nel pianoforte moderno serve per creare l’effetto “sordina”. La direttrice ci racconta un po’ della sua vita, e che lei è vissuta all’estero, in America; ci racconta una serie di aneddoti che la vedono testimone di eventi curiosi quanto mirabili, per esempio a Mosca, nel ’91, in piena Perestroika, lei vede sfilare non armi ma… una marea di tutù gialli e di tamerici dell’Afghanistan (e non abbiamo afferrato bene che cosa, in questa visione, le ha ricordato la sua Calabria); poi ci conduce nei meandri del Rendano, illustrandocene nei più minuti particolari storia e curiosità. Nel foyer, Angela, trovandosi davanti un pianoforte, non perde occasione per accennare qualche motivo operistico adatto all’ambiente.
Restiamo ammirati, infine, per la mirabolante sfilata di storici manifesti teatrali nei locali destinati agli artisti.

Dal Teatro ci spostiamo per visitare la Biblioteca Civica, in cui è allestita in questo periodo, tra l’altro, una piccola ma interessante mostra di libri antichi, manoscritti e documenti, dedicata a Bernardino Telesio, di cui ricorre quest’anno il cinquecentenario dalla nascita; nei locali della biblioteca possiamo poi vedere incunaboli (liber in cuna), antifonari, pergamene dal ‘200 al ‘700, che il bravo bibliotecario capo, Michele Chiodo, ci mostra, grato a noi per tanto interesse verso quanto viene custodito, ma più grati noi a lui perché ancora esistono persone che dedicano la loro vita a queste ricchezze inestimabili che la stragrande maggioranza sembra volutamente ignorare!

Una piccola sosta-ristoro con pizzette e dolci tradizionali natalizi nel caffè storico Renzelli in piazza Giano Parrasio, poi il nostro piccolo drappello, che ha scelto il no-stop, senza ritorno in albergo per un relax a metà giornata, si inerpica per le scalinate che conducono fin verso il Castello. E qui dobbiamo rinunziare alla scalata , che si prospetta impossibile, a meno di una energica azione di disboscamento con machete che solo Giorgio sarebbe disposto ad affrontare, mentre tutto il resto della compagnia abbandona subito la temeraria impresa. Questo fuori programma ci ha permesso però di imbatterci nella casa di Telesio, nella chiesina delle Cappuccinelle, nonché nella chiesa di San Francesco, dove è possibile dare una occhiata veloce con la complicità degli operai addetti al cantiere di restauro.

Ricongiunti al resto del gruppo, visitiamo il Duomo , che si offre a noi in vesti molto spoglie in quanto è quasi tutto in restauro, compresi i sarcofaghi degli imperatori Normanno-svevi; facciamo sosta, nella stessa piazza, in una storica libreria poi, percorrendo corso Bernardino Telesio, raggiungiamo il ponte sul Crati e, dopo averlo oltrepassato, visitiamo la chiesa di San Domenico con annesso convento, eretta per volere della famiglia Sanseverino di Bisignano verso la metà del Quattrocento epoca alla quale risale la facciata, caratterizzata da una grande arcata, sormontata da un notevole rosone ed una bella porta lignea del 1600. Piena di opere interessanti tra cui il bellissimo coro ligneo del XVII sec. ed un battistero gotico ottagonale, presenta vari ambienti di gusto rinascimentale, fra i quali uno dei più ricchi, la barocca Cappella del Rosario, tutta ornata di legno dorato.
Ci rechiamo poi a casa di Gabriella Muciaccia Vocaturo, che con squisito senso di ospitalità apre la sua casa al nostro gruppo e ci accoglie, insieme a un gruppo di sue amiche, alcune delle quali sono, come lei, pugliesi trapiantate in Calabria. Ci vengono offerte prelibatezze, come le locali frittelle (“cuddguriddg”) di rito nella vigilia dell’Immacolata; si chiacchiera piacevolmente e si brinda all’amicizia e alla comunanza di valori.

Cena al “Giocondo”, menu fortunatamente “contenuto” dopo gli eccessi del pomeriggio.

Martedì 8 dicembre
Il giorno dedicato al viaggio di ritorno, allietato da un bellissimo cielo azzurro che esalta il paesaggio calabrese, comincia con la sosta a Lungro, paese di etnia “arbresh”. Qui visitiamo la cattedrale di San Nicola di Mira (sec. XVIII ) , interamente affrescata in stile greco-bizantino da Josif Droboniku, pittore mosaicista albanese, che ha collaborato con Agim Nebi, il nostro amico mosaicista di Toritto, nella realizzazione del mosaico gigante sulla facciata del Museo di Tirana in piazza Scanderbeg .Finita la visita della cattedrale abbiamo anche il piacere di vedere arrivare a piedi , dal paese, un corteo nuziale con tanto di damigelle, ed elegantissimi invitati.

Ci spostiamo poi ad Altomonte . In cima al paese, visitiamo il Convento Domenicano del XV secolo, ora adibito a Museo Civico, che conserva, tra le opere di maggiore interesse, un San Ladislao attribuito a Simone Martini, un Bernardo Daddi, una Madonna delle Pere, della scuola di Antonello da Messina, e così via. C’è poi da visitare la Torre Normanna, sede di mostre d’arte (ne ospita attualmente una di Franco Azzinari, pittore calabrese che vive e lavora a Montecarlo) ; dalla sommità si può ammirare il panorama a 360° sul territorio calabro. Accanto al Museo troviamo la bottega dell’artista Droboniku e con lui chiacchieriamo piacevolmente. A questo punto , finita la cerimonia nuziale, possiamo finalmente entrare nella bella chiesa di S. Maria della Consolazione, con il bel portale, il bel coro, l’arca funeraria dei Sangineto etc.

Ultimo momento conviviale, e di congedo dalla Calabria, nella locanda Barbieri. E’ insieme a noi Anna Stratigò, valorosa cantante che riscopre il patrimonio etno-musicologico “arbreshe. Qui ci viene servito il ricchissimo pranzo, quasi tutto a base di funghi, non senza un prologo-aperitivo all’aperto, con peperoni “cruschi”, ciambelle e funghi fritti al momento, il tutto innaffiato da buon vino.

Et de hoc satis!