Diario di un incontro: i soci dell’Adirt visitano la città di Domenico Cantatore con una guida d’eccezione: Carmelo Cipriani

di Irma Silletti

Siamo appena arrivati, fa molto freddo e Maria Berardi ci accompagna alla Pasticceria Berardi (ma è solo una omonimia) dove ci riscaldiamo con una cioccolata calda, gustiamo il “Mandorlaccio” e le praline dai gusti più disparati (perfino al tabacco) e quindi raggiungiamo il Palazzo Municipale dove incontriamo Carmelo Cipriani, profondo conoscitore di Domenico Cantatore e del territorio, che ci guiderà per tutto il percorso.
Il Municipio ha sede nel Palazzo Avitaja costruito nel tardo cinquecento da una famiglia di origine napoletana e il cui stemma è visibile all’angolo destro dell’edificio.

Nella sala del Consiglio comunale, sotto gli occhi impassibili di Cotugno, Jatta e Bovio (su tela e in marmo) l’Assessore alla Cultura Cleto Bucci ci rivolge parole di benvenuto. Assistiamo alla proiezione di un video sulla vita e le opere di Domenico Cantatore di cui Carmelo Cipriani ci illustra tutte le fasi della vita d’artista, proponendoci un documento eccezionale: la sua voce in un’intervista d’epoca. Visitiamo poi il palazzo che conserva alcune opere dell’artista tra cui, in aperto contrasto, una drammatica crocifissione e uno dei suoi famosi e coloratissimi “galli”. CantatoreInteressante anche l’attigua piccola sala della Giunta comunale, affrescata con allegorie delle ore del giorno di autore ignoto del 1900.
A Palazzo Stragapede, oggi proprietà della famiglia Ruta che ci accoglie amabilmente, ci sono pareti affrescate dal giovane Cantatore: si tratta di allegorie delle 4 stagioni (la più bella a molti di noi sembra l’estate) eseguiti intorno agli anni venti in una saletta di passaggio fra le due sale di rappresentanza, che furono invece affrescate dal fratello maggiore Giuseppe, titolare della commessa. Il contrasto tra lo stile Art Déco degli affreschi di Domenico e quelli in stile tardo rococò del fratello Giuseppe è stridente.
Pranzo e relax al ristorante Torre del Monte, masseria del 1700 sulla strada per Altamura.
Di ritorno in città si apprezzano i quartieri ottocenteschi, solcati da 4 ariosi viali alberati con eleganti case costruite nella pietra viva locale. In piazza Bovio visitiamo la chiesa di San Domenico, con annesso convento, costruita nella seconda metà del seicento, a navata unica con cappelle in cui sono presenti le tele della Madonna delle Grazie di Fabrizio Santafede, in stile tardo Manierista di ispirazione toscana, e della Madonna del Rosario di Alonzo de Cordoba; notevole la statua lignea di San Domenico del seicento, di scuola napoletana con decorazione “estofado”.
Segue la visita di Palazzo Spada della seconda metà del cinquecento (come si evince dalla data 1569 scolpita su una finestra) appartenuto alla famiglia di magistrati Rocca fino al 1770. Si caratterizza per l’atrio con la balaustra del I° piano a bassorilievi ispirati alla mitologia greca in 7 scene. Efesto che fa uscire Atena dalla testa di Zeus, Hermes, Atena, Demetra e infine la Giustizia con la bilancia e Ruvo rappresentata come una città turrita con tralci di ulivo. Peccato che il palazzo non abbia avuto gli interventi di risanamento e di restauro che merita!
È domenica e iniziano le messe vespertine e non possiamo più entrare in gruppo nelle chiese. Sulla vecchia facciata della Chiesa dell’Annunziata vi è una iscrizione gotica che ricorda i maestri costruttori della chiesa medievale e la devota che l’ha fatta edificare, forse unico esempio in Puglia di lapide dedicatoria di una chiesa.
Sosta davanti alla Cattedrale,7febbraio10 015 splendidamente illuminata, edificata dalla metà del XII sec.alla prima metà del XIII sec., dalla facciata dal profilo a capanna con elementi romanici e gotici e il campanile in posizione arretrata, una volta torre di avvistamento romana e poi normanna.
In via Cattedrale vi è la chiesa del Purgatorio, la facciata è disadorna ma l’interno è ricco di statue: un polittico del XVI sec. a firma Z.T., un pittore che aveva il laboratorio a Gravina. Raffigura la Vergine e il Bambino, San Cleto e San Biagio (protettore di Ruvo), nella parte inferiore i fratelli incappucciati della Confraternita di San Cleto. Nella chiesa si trovano anche la statua della Pietà che viene portata in processione il Sabato Santo, opera del cartapestaio leccese di fine ottocento Giuseppe Manzo e la statua lignea del settecento di San Cleto, opera di Giacomo Colombo, napoletano, caratterizzata dai disegni floreali sui vestiti. Al di sotto della navata nord è la cosiddetta grotta di San Cleto, discepolo di San Pietro, primo vescovo di Ruvo (44 d.C.) e poi terzo papa, in realtà cisterna di terme romane del II sec d.C.
La visita è finita, confortati anche dal profumo dei dolci locali che molti di noi hanno acquistato, torniamo a Bari.