di Amalia Mancini

Il testo di Erri De Luca “Il peso della farfalla” ci offre non poche riflessioni sulla vita. E’ una metafora sull’uomo, sulla sua presunzione, sull’errato rapporto tra lui e la natura.
Il suo stile è leggero, tanto che ci sembra , leggendolo, di volare sulle ali di una farfalla e insieme a questa, umile, ma fondamentale co-protagonista, sorvolare la triste storia del cacciatore e del camoscio.
La scrittura di De Luca ci restituisce tutti e cinque i sensi che siamo obbligati ad utilizzare per entrare nello spirito del racconto.
Sentiamo i profumi del bosco, del muschio umido di pioggia, l’odore dell’uomo e del suo infernale fucile, il sapore delle radici o quello del”ciuffo di cima”, oppure il calore delle unghie degli zoccoli.
In questa sapiente commistione di sensi si dipana la storia che vede protagonista un uomo, triste e solitario e il re dei camosci, suo ambito trofeo.
Il camoscio lo sa, conosce le regole, si difende con arguzia, da re riconosciuto e stimato dalla sua comunità, con regalità impartisce al cacciatore e a noi tutti una significativa lezione. Perfino una farfalla ha il suo peso nella storia!!!