a cura di Angela Mengano

25-26 febbraio 2012

Da Bari ad Alessano. Ormai vicini alla meta, sulla Maglie – Leuca e quindi dal cuore della penisola salentina, increduli riconosciamo in lontananza il profilo dei monti dell’Albania bianchi di neve!!!

I monti innevati dell'Albania

All’arrivo ad Alessano ci accoglie la nostra guida, Barbara Bello (è un cognome ricorrente qui). Si avvicina pure, per un breve saluto, Marcello, uno dei fratelli di don Tonino. Facciamo un giro nel centro storico: la Torre dell’Orologio, le chiese, il “rivellino”, la via Alessio Comneno – imperatore bizantino – che secondo alcuni ha dato il nome al paese. Nel cortile di palazzo Legari una grande scultura di Mario De Maio; poi la piazza dove si fronteggiano il rinascimentale palazzo Sangiovanni, con il caratteristico bugnato a losanghe, e il quattrocentesco palazzo Ducale Sangiovanni, oggi riconvertito in b&b, con ambienti raffinati e un giardino di grande fascino. E ancora il quartiere di S. Maria del Foggiaro, il più antico.

Palazzo Rinascimentale S. Giovanni, Alessano

Raggiungiamo il convento dei Padri Cappuccini, che ci accolgono per uno spuntino a base di frise, pizzo, verdure e mandarini. Si parla dell’accoglienza salentina ai rifugiati ebrei e polacchi nell’ultima guerra, e Barbara ci fa omaggio di una bella foto di una giovane polacca, eseguita da Antonio Massaro, noto fotografo locale (padre del suo fidanzato) scomparso a novant’anni una decina di anni fa.

Il pomeriggio della nostra visita ad Alessano è il “clou” della nostra due giorni salentina: a completamento dell’incontro tenuto in sede con Francesco De Palo, la visita alla Fondazione dedicata a don Tonino Bello, accolti da un suo collaboratore insieme al fratello Trifone. Oltre a ricordare la luminosa figura di don Tonino, che ha speso la sua vita in difesa dei deboli, senza steccati, fino alla marcia della pace nella Sarajevo martoriata dalla guerra, visitiamo la sua casa.

La Bandiera della Pace con le 500 firme dei partecipanti alla marcia

E’ sorprendente sbirciare tra i titoli della sua biblioteca, dove si trova di tutto e di più. Poi un momento molto intenso al Cimitero; ci soffermiamo lungamente a meditare sulla tomba di don Tonino. Mi viene voglia di leggere i suoi libri, vorremmo fermarci alla locale libreria Idrusa, ma non ce n’è il tempo.

A Santa Maria di Leuca ci sistemiamo nell’Hotel Terminal, proprio sul Lungomare. Una lunga passeggiata per goderci il tramonto che pian piano cede il campo al buio della notte. Poi la cena; nel frattempo ci hanno raggiunto da Monopoli, per unirsi al nostro gruppo, Onofrio e Carla Tamborrino, che nella scorsa primavera hanno ospitato l’ADIRT nel loro bellissimo giardino. Dopo cena, suoni e canti sul pianoforte dell’albergo. Io accompagno il consueto coretto di inni e canzoni, poi Martin – levatosi dal tavolo di gioco che lo vede accanitamente impegnato con Ginevra – si siede al piano e con le sue piccole mani accenna con garbo un pezzo di Bach.

Domenica 26

Dopo una ricca colazione, salutiamo l’ospitale hotel Terminal e partiamo alla scoperta del territorio. Prima tappa della giornata è l’antico santuario di Leuca piccola; nel dedalo delle strade salentine ci aiuta a districarci una gentile automobilista del luogo che, al volante della sua auto, ci precede fino alle porte di Barbarano. La nostra giovane guida, Dionne Guerra (padre napoletano e madre tedesca) insieme al vecchio prete che ci attende sul posto ci danno le coordinate per conoscere la storia di quello che fu luogo di sosta per i pellegrini diretti al santuario di santa Maria di Leuca.

Santuario di Leuca Piccola

Luogo che parla di turismo religioso a piedi, come quello ben più celebre che ha come meta Santiago di Compostela; luogo delizioso, fuori del tempo, con la sua chiesetta affrescata, i sotterranei, il terrazzo con vista panoramica, l’elegante porticato contiguo, sul quale si trova la lapide recante la massima “delle 10 P” da tenere bene a mente: parole poco pensate portano pena perciò prima pensare poi parlare!

La nostra strada ora ci porta al santuario di Santa Maria di Leuca. Facciamo appena in tempo a entrare in chiesa che già dobbiamo uscirne, mentre la messa sta per cominciare. Il sacerdote officiante dal pulpito: cantate, cantate; se cantate con il cuore siete sempre intonati! Degna di rilievo l’immagine della Vergine sull’altare, secondo la leggenda commissionata a San Luca dai leucani in pellegrinaggio a Malta. Sarebbe stata poi rifatta da Iacopo Palma il vecchio su richiesta di Raimondo Orsini, distrutta in una delle incursioni saracene, e nuovamente rifatta da Iacopo Palma il giovane, prima che un incendio la danneggiasse (che storia travagliata!); oggi ne resta intatta una parte. Il santuario, originariamente dedicato alla dea Minerva, diventa poi chiesa per il culto cristiano e viene rifatta dieci volte; designata basilica nel 1990. Ci godiamo il sole sulla spianata, tra il faro e la colonna mariana, eretta per volere di Filiberto d’Aragona duca di Alessano, a memoria del passaggio di San Pietro nel suo viaggio di evangelizzazione. E’ un luogo di fascino, nel quale torno sempre volentieri.

S. Maria di Leuca

Ritorniamo ancora a Santa Maria di Leuca, per visitare una delle ville ottocentesche che si affacciano sul lungomare, la Villa La Meridiana, fatta costruire dall’ingegner Ruggieri, leccese; e dopo essere passata di proprietà nell’arco di un secolo, riconvertita a B&B di fascino; una curiosità: ciascuna stanza è dedicata a salentini illustri (Giulio Cesare Vanini, Girolamo Comi, Luigi Corvaglia, Tito Schipa, Vittorio Bodini).

Villa La Meridiana a Leuca

Ci spostiamo ancora, alla volta di Tricase. Alle porte della città si leva maestosa la grande Quercia Vallonea, ora spoglia in attesa della buona stagione. Ci vogliono sei di noi per formare il cerchio che abbraccia in tondo il suo tronco maestoso.

Quercia Vallonea "dei cento cavalieri"

Pranzo alla “Cistareddha” di Tricase, dove gustiamo i buoni sapori tradizionali salentini. Abbiamo poco tempo per fare un giro veloce nel centro storico: la piazza Pisanelli con la Chiesa Madre e il monumentale palazzo Gallone poi, oltrepassato un arco, un’altra bellissima piazzetta, intitolata a don Tonino Bello; qui, davanti alla bella facciata barocca della chiesa di S. Domenico, pare che sia stato girato or non è molto un film tedesco (Indovina chi sposa mia figlia) con Rubini e Banfi.

Palazzo Gallone, Tricase

Concludiamo la nostra gita nel Salento nel porticciolo di Tricase, dove ci attendono, nella sede della scuola di Vela Latina, Antonio Errico e gli altri amici dell’associazione Magna Grecia mare, per raccontarci la loro esperienza di appassionati che si prodigano con passione ed entusiasmo per la diffusione della cultura marinara, i cui progetti hanno suscitato interesse anche a livello europeo.

Caicco "disarmato" a Tricase porto