di Amalia Mancini

Libro unico e irripetibile. Fonte di saggezza e conoscenza. E’ da leggere e rileggere, difficile da raccontare.
In questo testo l’uomo e l’imperatore si mescolano sullo sfondo della storia, che è storia antica, ma anche contemporanea.
L’effluvio del sentire e dell’essere di Adriano si espande nel romanzo come il quieto infrangersi delle onde sulla battigia.
Lentamente viene fuori il personaggio che la storia tramanda, l’imperatore sapiente, saggio che sa amministrare giustizia e pace, ma sa anche punire.
E’ un uomo che ama. Sa amare gli uomini, il bello, la natura, le stelle, il vento, la quiete, ma anche la caccia, dove forza e intelligenza prevalgono insieme alla sagacia.
Soffre e fa soffrire. Cade, ma sa risollevarsi.
E’ un combattente, non disdegna lo scontro, non si tira indietro mai di fronte al nemico. Rispetta la fierezza del suo avversario, la scaltrezza, ma non indugia, non ritrae la sua daga, se è questo che deve, che è giusto. Ma non infierisce.
La sua vita è un modello di esistenza all’insegna dell’uomo, che lui raffigura nel pieno significato della parola. Simbolo di un tempo che non è più, ma che potrebbe sempre essere, ha vissuto in un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo.
Ci insegna a vivere, ma anche a morire.
Sa che tutto ha un tempo, sa qual è il suo. Sa anche come uscire di scena dignitosamente, da imperatore. Lo accompagnerà la sua animula blandula, compagna inseparabile, insieme, a occhi aperti, varcherà i confini del finito per affrontare la morte.

di Elisa Cataldi

“un dono necessario per morire in pace, un’immagine della mia vita quale avrei voluto che fosse, perché… quello che conta non è quello che compare nelle biografie ufficiali, o che si scrive sulle tombe… l’avventura della mia esistenza acquista così un suo senso riposto, si compone in un poema. L’unico amore si svincola dal rimorso, dall’impazienza, il dolore si distilla, la disperazione si fa pura. Arriano mi schiude il profondo empireo degli eroi e degli amici: non me ne giudica indegno”.

Questo è il ringraziamento che Adriano fa all’amico Arriano, ma anche – se possibile – a Marguerite Yourcenar.

Quale essere umano non desidererebbe che una M. Y. raccontasse la propria vita con tanta sensibilità, tanta immedesimazione, con l’amore ed il rispetto con i quali ha raccontato la vita di Adriano?!
Eh sì, perché l’operazione che fa la Scrittrice è di vivere nei panni di Adriano, di calarsi nella sua vita, interpretarla e raccontarla come se fosse la propria, ma è il vissuto, sono le riflessioni della Yourcenar che vengono attribuite ad Adriano!
Perché proprio a lui? Perché non ad un altro personaggio?
Perché l’enorme mole di studi ha riguardato proprio Adriano, che la scrittrice fa assurgere al ruolo di innovatore, un imperatore capace di governare un enorme Impero con un equilibrio nuovo, con… Umanità, Libertà e Giustizia.
“Quando gli Dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marc’Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, … solo!” Avrei trascorso gran parte della mia vita a cercare di definire e poi di descrivere, quest’uomo solo e, d’altro canto, legato a tutto. (da una lettera di M.Y. a Flaubert)
Un uomo solo e un uomo libero (“un Ulisse senza Itaca che quella interiore”).
Il libro inizia e si conclude con quella bellissima poesia di Adriano, che finisce…
“cerchiamo di entrare nella morte a occhi aperti”.
Ma non solo nella morte, la Yourcenar entra con gli occhi aperti (e lo fa mirabilmente), bensì in ogni situazione, in ogni stato d’animo, in ogni emozione !
La paura, la gioia, il potere, il dubbio, l’amore, la morte, la disperazione, la tenerezza, l’amicizia, … La scrittrice ha questa meravigliosa capacità di penetrare all’interno dell’animo umano, di conoscerlo. ..col cuore ( non fredda analisi, ma conoscenza affettiva) e quindi di motivare scelte e comportamenti fino a rendere un Imperatore… un UOMO. “…ero Dio semplicemente perché ero uomo…”