a cura di Angela Mengano

Sabato 26

La levataccia è necessaria per rispettare la tabella di marcia, che ci vede in Emilia nelle prime ore del pomeriggio con un cambiamento di programma: oggi saremo a Vignola e non più a Nonantola a causa del terremoto che ha purtroppo colpito buona parte del modenese. Qui ci attende, con tutto il calore della terra romagnola, Cristina, che ci porta a visitare il centro storico, partendo dalla piazza dei Contrari, che prende il nome dalla signoria locale che sotto il dominio estense diede lustro alla città. Entriamo nel palazzo Boncompagni, che fu prima dei Contrari, poi dei Boncompagni-Ludovisi; progettato da Jacopo Barozzi, detto il Vignola, con la “scala a chiocciola” che ci incanta per la sua straordinaria leggerezza.

En passant, trovo un pianoforte e strimpello “Bella ciao”, in omaggio alla terra che ci ospita. Visitiamo la Rocca, possente con i suoi torrioni che dominano la valle del Panaro, con la stratificazione di sassi e mattoni che ne rivela le diverse fasi costruttive; le belle sale e la Cappella, affrescata con colori eccezionali e sorprendente realismo (qui Graziella Belloli mette in evidenza le analogie con gli affreschi di Santa Caterina a Galatina) e qualche curiosità, come la porticina “chiama voce” (citofono dell’epoca!).
Prima di risalire sul pullman, qualcuno di noi si lascia tentare da un assaggio della storica “torta Barozzi”, tipica di Vignola (cioccolato, arachidi, polvere di caffè, ma la ricetta originale pare che resti segreta!).
Verso sera raggiungiamo il nostro albergo a Campogalliano, non lontano da Modena, per la cena e il pernottamento.

Domenica 27

Partenza da Campogalliano per Biella, dove arriviamo dopo mezzogiorno. Una veloce perlustrazione della città senza trovare un bar dove fare uno spuntino: è domenica, è tutto chiuso, ma il nostro albergo, ci offre la possibilità di ristorarci prima di muoverci per la visita guidata. Alle 15 circa incontriamo Elena, la nostra guida, che ci porta in giro; il paesaggio è dominato dalle ciminiere, lungo il corso del torrente Cervo.

Molti dei nomi che hanno fatto la storia dell’industria tessile, e in special modo laniera, sono qui: Zegna, Lane Gatto, Sella e altri. La prima tappa è Cittadellarte della Fondazione Pistoletto, ex lanificio trasformato dall’artista in una “fabbrica di idee”, dove l’arte diventa un laboratorio di trasformazione sociale. Tra le opere di Pistoletto qui presenti, la “Venere degli stracci”, il “metro cubo di infinito”, l’”autoritratto di stelle” le opere “specchianti”, etc. Saliamo con la funicolare nel Piazzo, il bel borgo medievale. Dal Belvedere, Elena ci indica, di fronte, il santuario di Oropa; in lontananza, si intravede la macchia rosacea dei rododendri nel parco della Burcina, dove ci recheremo domani. Una pioggerella ci fa aprire gli ombrelli, ma dopo un po’ ritorna il sole.
Nella parte bassa della città, Elena ci indica il Duomo (neogotico), il Battistero (romanico), e in piazza Vittorio Veneto, poco lontano dal nostro albergo, un interessante edificio di architettura futurista, il Palazzotto Ripa dell’architetto Nicola Mosso (1936).

Lunedì 28

Stamattina percorriamo la Strada della Lana, che collega il Biellese alla Val Sesia. A Pray visitiamo l’ex-lanificio Zignone, la “Fabbrica della Ruota” che un’associazione di volontari, il DocBi (Centro Studi Biellesi) ha meritoriamente recuperato aprendola al pubblico, unico esempio italiano, almeno così pare, che conserva ancora il sistema di trasmissione, teorizzato anche da Galileo Ferraris, dell’energia idroelettrica incanalata dal torrente Ponzone. Danilo ci guida attraverso i vecchi macchinari recuperati e i documenti che ritessono la storia della fabbrica: enorme la ruota che, dall’esterno, muoveva il complesso meccanismo.

Poi andiamo a Trivero, dove, attorno alla storica abitazione di Ermenegildo Zegna, la sua famiglia ha creato la Fondazione che oggi promuove la valorizzazione del territorio con scuole di formazione professionale, mostre di arte contemporanea e un’Oasi-riserva naturale, immensa distesa di verde tra le colline piemontesi. Un enorme bellissimo faggio si erge all’ingresso della Fondazione; guidate da Linda, entriamo nell’affascinante realtà Zegna, spigolando tra la mostra “La mano, la mente, il prodotto, l’ambiente”; le foto storiche; i campionari delle lane che hanno rivestito i grandi della terra; i quadernetti stilati a caratteri minuti – non solo documenti storici bensì opere d’arte; il Totem di Pistoletto formato da vecchie casse da imballaggio; infine la scenografica installazione di 126 bandiere colorate, sul terrazzo, di Daniel Buren.

Un ultimo sguardo alla piscina, nel Centro sociale, con un interessante mosaico degli anni Trenta, poi lasciamo la Fondazione Zegna e, seguendo il consiglio di Danilo, andiamo a gustare i fantastici panini del caffè Le Alpi a Valle Mosso (imperdibile, tra gli altri, il capunet, farcito con carne d’asino tritata ed avvolta nella verza); simpaticamente Danilo ci raggiunge da Pray e ci fa compagnia nella pausa pranzo. Velocemente recuperiamo la lucidità necessaria per riprendere il nostro vagabondare: ci attende ora una bella scarpinata per risalire in quota il Parco della Burcina, meravigliosa riserva naturale realizzata a metà Ottocento dagli imprenditori tessili Piacenza, ricca di alberi e piante (menzione speciale per i faggi e, soprattutto, per i rododendri, forse non al loro massimo a causa di condizioni atmosferiche non particolarmente favorevoli).

La giornata doveva concludersi con la visita a un outlet, ma quello dei Piacenza è chiuso, Cerruti forse è aperto, ma ormai si è fatto tardi, siamo un po’ stanchi, allora torniamo in albergo.
Stasera, dopo cena, la proiezione di “Riso amaro” di Giuseppe De Santis, con Gassman e la Mangano giovani e bellissimi. Il film è stato girato nella Risiera “Veneria” di Vercelli, che visiteremo domani.

Martedì 29

Scendiamo dalle dolci colline del biellese per andare a Vercelli. Poco a poco, il paesaggio cambia, si appiattisce accogliendo le risaie, distese sterminate a perdita d’occhio.

Superata l’inquietante sagoma della centrale nucleare di Trino, siamo alla cascina Veneria in quel di Lignana, piccolo borgo alle porte di Vercelli. Qui ci attende una gentile signora che fa gli onori di casa, insieme a Marcella, che sarà per oggi la nostra guida a Vercelli. Questa che è una delle più grosse aziende di risicoltura della zona è appartenuta nel tempo a diversi proprietari, dall’ordine monastico degli Umiliati alla famiglia Agnelli, e ha ospitato giorno e notte sino a 800 mondine, di giorno al lavoro nella risaia, di notte sui sacchi di paglia. Da un capannone all’altro vediamo i macchinari, le mietitrebbia, e impariamo tutto del ciclo di coltivazione e lavorazione del riso; è bella la piantina, sembra una spiga di grano ma si chiama pannocchia.

Ma la suggestione più forte, qui, è il richiamare alla memoria le immagini, indimenticabili, del film che abbiamo visto ieri sera – Riso amaro – che nel percorso in pullman abbiamo commentato e che qui fu girato nel 1949. Dopo di che andiamo a Vercelli; tempo libero per fare uno spuntino o assaggiare il risotto tradizionale della zona o vedere una mostra d’arte (Miro Mondrian Calder all’ARCA). Parte poi subito il giro guidato della città: la basilica romanico – gotica di S. Andrea, la cinquecentesca S. Cristoforo con i bellissimi affreschi di Gaudenzio Ferrari, il Museo Borgogna (privato, é considerato il secondo museo del Piemonte). Qui di recente si è conclusa una mostra dedicata al pittore barlettano Giuseppe De Nittis, e la curatrice ricorda la generosità della pinacoteca di Barletta che ha prestato alla mostra una delle opere del pittore, in scambio con altra opera di pertinenza del Museo Borgogna. Ammiriamo il capolavoro di Angelo Morbelli, “Per ottanta centesimi”, dedicato al lavoro delle mondine, esempio di divisionismo italiano, premiato a Dresda.

Mercoledì 30

Con Laura, che ci attende a Ivrea, cominciamo la visita del MAAM, il museo a cielo aperto dell’architettura moderna, a partire dal vecchio stabilimento della Olivetti. Ricordiamo la figura di Adriano Olivetti e il suo impegno per rendere migliore la qualità della vita nella sua comunità. Prima di oggi, durante il viaggio, abbiamo cercato di accostarci al personaggio, con riflessioni, letture e riletture, tra cui non sono mancati i frammenti di Lessico famigliare a lui dedicati da Natalia Ginzburg. E ci chiediamo quanto di quel grande progetto sia rimasto, dopo la sua scomparsa. Dopo la visita della chiesa di San Bernardino, con i bellissimi affreschi dello Spanzotti, e uno sguardo alla collina intorno a Ivrea, in cui la lungimiranza di Olivetti ha disseminato memorabili episodi urbanistici, ci spostiamo nel centro storico. All’ingresso, il complesso La Serra, curioso edificio a forma di macchina da scrivere; il Teatro Giacosa; le belle piazze; e sulla collina il Duomo (nella cripta un bellissimo sarcofago romano del I secolo d.C. e l’Ara di Giove) e l’imponente Castello di Arduino.

Lentamente scendiamo nella parte bassa della città, costeggiando l’antico ghetto, poi ricompattiamo il gruppo ritrovandoci ai tavolini di un caffè in via Palestro e facendo gli ultimi scatti al vecchio cinema Boaro e alle sue “cariatidi”.
Ivrea è l’ultima tappa piemontese del nostro viaggio; ormai prendiamo l’autostrada che ci porta a Rimini, dove pernottiamo in zona lungomare.

Giovedì 31

Stamattina andiamo a Castel Sismondo per vedere la mostra “ Da Vermeer a Kandinsky”, piccola ma raffinata. Brava anche la guida. Poi tempo libero a Rimini, per girare, rivedere il centro storico, il Tempio Malatestiano, scoprire (o riscoprire) la Domus del Chirurgo, il Museo di Città, l’antica Pescheria, il cinema Fulgor di felliniane memorie e tanti altri piccoli angoli di fascino.

Dopo la sosta pranzo, riprendiamo il nostro viaggio di ritorno verso Bari.