di Antonella de Maio

David è un professore universitario che ha superato i cinquant’anni, insegna senza passione Scienza della Comunicazione a studenti che a loro volta non si appassionano alla materia. Sposato già due volte in modo fallimentare, con una figlia adulta, David è il classico uomo immaturo e narcisista che si fa guidare solo dai suoi istinti primari. Non può guardare una donna senza fare apprezzamenti sul suo aspetto fisico, sulla sua età e sugli eventuali risvolti seduttivi che quell’incontro potrebbe portare (accade persino quando conosce la sorella minore di Melanie: i suoi pensieri potrebbero fare il paio con quelli di Humbert verso Lolita).

Più volte paragona gli esseri umani ai cani, quasi a giustificare la natura istintuale degli uomini e la sua in particolare. Sostanzialmente è un uomo che ha paura di invecchiare e di morire e per esorcizzare questi due spettri si annienta in comportamenti irresponsabili (come il protagonista del film del 2009 Solitary man di Koppelman e Levien). Così, quando è costretto a lasciare l’università perché seduce una delle sue studentesse, va a trovare sua figlia Lucy, con cui non ha mai avuto una grande comunicazione e qui gli si apre una nuova prospettiva da cui guardare la realtà e staccarsi da sé e dal suo egoismo. L’ambientazione nel Sudafrica del primo mandato di Mandela è determinante per capire il contesto di rabbia e di ribellione dei neri, appena usciti dalla opprimente dominazione dei bianchi. Così succede che Lucy, che vive da sola in una fattoria, venga violentata a turno da tre neri, quasi sotto gli occhi del padre. Rimasta incinta dopo lo stupro, decide di tenersi il bambino e di rimanere nella fattoria, accettando perfino la vicinanza con uno degli stupratori e la protezione dell’ambiguo vicino, Petrus. David è furioso con gli stupratori di sua figlia, ma non valuta minimamente di essere stato anche lui, sebbene con modalità più “civili”, lo stupratore di Melanie, la studentessa che lo ha denunciato. Romanzo inquietante e a tratti irritante, scritto dal punto di vista di David e con dei vuoti narrativi o delle situazioni che lasciano interdetti, ai limiti del paradosso. Una su tutte, la visita surreale di David a casa di Melanie e l’accoglienza quasi cordiale del padre di lei. Si può interpretare la decisione di Lucy di restare come la volontà di aprirsi al futuro, ma anche come la presa d’atto della totale inadeguatezza genitoriale di David che non riesce ad essere mai per lei un punto di riferimento.

di Elisa Cataldi

Perché proporre un libro così violento? Così crudo? Perché ha il fascino di tutte le storie che finiscono con dei punti interrogativi, di tutte le storie non facili, che sanno suscitare emozioni, forse anche sdegno, ma fanno riflettere, e ti portano alla necessità di confrontarti. Una storia importante, dura, amara, senza speranze, senza illusioni, nella quale le scelte risultano ineluttabili, spesso difficili da comprendere, ma conformi ad una “Storia” che deve fare inesorabilmente il suo corso (scelte come quelle di Lucy, come quelle di David, perfino col cane delle ultime righe del libro…). Perché la vita è così, intensa e crudele, violenta e paradossale, ma a momenti anche tanto poetica e struggente!
Un libro “bello”? NO! Non è l’aggettivo adatto! Non ci sono pillole da indorare, non ci sono consolazioni o ipocrisie. E’ un libro vero, questo sì, che ti coinvolge e ti sconvolge !
Lo stile è scorrevole, facile, accattivante. A. Baricco (in “Una certa idea di mondo”) dice di questo libro che è caratterizzato da una tale facilità di scrittura, da una prosa così inevitabile e perfetta, che permette al lettore di usare l’intero cervello per pensare a quello che legge, visto che non fa nessuna fatica a capirlo. “Dato che il sentiero è in discesa e pulitissimo, guardi meglio il paesaggio: e il paesaggio, nei libri, è l’intelligenza dello scrittore, i contenuti!”

Le tematiche:
– le fragilità di un uomo alle soglie della vecchiaia
– il rapporto di amore/incomprensione fra padre e figlia
– lo stupro (anzi, gli stupri) analizzato con grande sensibilità e partecipazione emotiva
– la società sudafricana post-apartheid