di Franca Botrugno

Il rosso, il colore principe della miniatura, si presenta in prima persona (cap. 31), racconta come nasce e celebra le sue qualità di pienezza, forza e vivacità: “Il mondo è a partire dal mio color sangue. Chi non vede lo nega, ma io sono ovunque” (pag 199). Miniatura peraltro deriva dal latino “minium” che è un particolare minerale dal quale si ricava il colore rosso.
Ambientato ad Istanbul nel 1500 ca, questo romanzo è un thriller, sui generis, nel senso che pur snodandosi alla ricerca dell’assassino di un miniaturista, il delitto non rappresenta il vero corpo dell’opera. La vera protagonista del romanzo è, infatti, la miniatura, arte antichissima persiana, che attinge ad elementi importati dai cinesi e indiani, poi esportata in tutto il mondo ottomano.
Pamuk descrive Il mondo della miniatura e dei miniaturisti in maniera superba, vuol far conoscere ogni minimo particolare di questa arte e dei suoi artefici, ci vuol portare a capire il codice della costruzione dell’immagine e come, ciò che viene tramandato, non sono solo illustrazioni di racconti ma icone del sapere e di un sapere legato alla fede. Attraverso la miniatura, con la diversità di esprimersi nell’arte, si analizzano due culture l’orientale e l’occidentale nella loro continua e ancora attualissima contrapposizione (vedi anche Turchia ed Europa oggi) con la difficoltà di accettarsi ed integrarsi.
E’ un romanzo polifonico, tanti i personaggi, tante voci narranti che raccontano in prima persona, mostrando abilmente i diversi punti di vista, della stessa storia. Parlano anche in prima persona, occupando singoli capitoli, i vari soggetti della miniatura: l’albero, il cavallo, la morte, i due dervisci, il rosso, la moneta dando spaccati culturali particolari.
E’ un romanzo che ho amato e odiato a fasi alterne, un romanzo molto originale per l’intelaiatura (racconto in prima persona), ma complesso se pur di scrittura molto fluida, armoniosa a volte ammaliante. Per la sua particolare impostazione ha bisogno di tempo e concentrazione per essere apprezzato a pieno. Una lettura non facile, a mio parere, per tanti motivi di cui il principale, penso, sia entrare e decifrare, con la nostra mentalità occidentale, la cultura orientale così diversa dalla nostra nel modo di interagire, guardarsi, parlarsi dei vari personaggi, il loro credo profondo e la particolare sensibilità.
Una lettura comunque interessante, penso, destinata a chi ha voglia di conoscere mondi sconosciuti.

di Elisa Cataldi

L’arte della miniatura alla corte del sultano turco Murat III (1574 – 1595).
Tutto il romanzo si snoda intorno al contrasto tra i miniaturisti della vecchia scuola Ottomana, di stile persiano ed i miniaturisti più aperti al nuovo stile occidentale e Cristiano che si va diffondendo in Europa.
Sullo sfondo di questo contrasto si consumano una serie di efferati delitti, ma anche un’appassionata (?) storia d’amore.
Un romanzo storico? Un thriller? Una storia d’amore? Un po’ tutto questo, ma nessuno dei generi letterari citati basterebbe a giustificare una tale mole di nomi impronunciabili, di situazioni, di considerazioni!
Il risultato globale è innegabilmente un po’ faticoso, prolisso, logorroico se ci si ferma al valore strettamente letterario. A fronte di questa“ridondanza” però, l’opera acquista importanza se ci rendiamo conto che il tema dell’arte della miniatura non è che l’eterna metafora, tanto sentita da Pamuk, del conflitto fra tradizione e modernità.
Il pericolo di un ritorno ad un Medioevo Islamico tutt’oggi riproposto in modo strisciante è un motivo ricorrente nelle opere di Orhan Pamuk.
Significativa a questo proposito, la motivazione con la quale nel 2006 gli fu assegnato il premio Nobel: “Nel ricercare l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra culture diverse”.
E comunque, nonostante tutte le dichiarate ambizioni europeiste e occidentalizzanti, la tentazione di tornare a un Medioevo Islamico è tuttora fortissima, basta guardare gli avvenimenti di questi giorni che mettono al centro dell’attenzione l’identità problematica e conflittuale del popolo turco.