di Margherita Maggiore

Domenica 3 novembre siamo passati, in un fuori programma del viaggio nelle Marche, a Santa Maria a piè di Chienti, nelle Marche. Bellissima chiesa del IX secolo gremita di gente commossa e dei rappresentanti di tutte le armi e dell’ANPI. Si celebrava il funerale di sei persone disperse durante l’ultima guerra e finalmente ritrovate sepolte in Germania.
La loro storia illustrata dai rappresentanti dell’ANPI e dal sacerdote celebrante si intrecciava con quella dei parenti e amici che hanno atteso per anni che si facesse luce sulla loro “scomparsa”. Catturati durante un rastrellamento dei tedeschi dopo l’8 settembre del ’43 i sei si erano rifiutati di combattere al loro fianco ed erano stati deportati in Germania dove due di essi, riconosciuti come partigiani, venivano fucilati subito e gli altri morivano poi di stenti nel campo di lavoro.
Mi ha commosso la partecipazione sentita dei presenti, la cerimonia civile e religiosa insieme, senza che l’una prevaricasse sull’altra. Ma mi ha fatto anche riflettere sull’Italia per cui queste sei persone sono morte. Un paese che si stava riscattando dall’onta di una guerra di aggressione e stava tentando di ricostruire i valori di civiltà calpestati dal fascismo. Io mi auguro che quella voglia di riscatto si possa ritrovare perché non ci siano più generazioni “perdute”, per gli orrori di una guerra o per le “leggi di mercato”, che nascondono solo l’avidità e il desiderio smodato di potere.