Viaggio nella Germania di Weimar. Programma definitivo

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CENT’ANNI DI BAUHAUS
WEIMAR DESSAU BERLINO

08 Settembre – 16 Settembre 2019

Esattamente un secolo fa nasceva l’istituto di istruzione artistica che restò aperto solo quattordici anni, ma lasciò un segno indelebile in tutto quello che ci circonda ancora oggi.
Il Bauhaus, infatti, fu insieme scuola (probabilmente la più rilevante scuola di arte e design del XX secolo), progetto utopistico e grande catalizzatore dell’avanguardia europea, rivoluzionando la modernità con le sue linee pulite, il suo rigore e la sua idea di un’arte ‘industrializzabile’ e cambiando radicalmente il modo di concepire edifici, mobili e qualsiasi oggetto del quotidiano.

PROGRAMMA

 

08 SETTEMBRE

ORE 7.30 incontro con i partecipanti a Bari Largo Sorrentino per il trasferimento all’Aeroporto di Bari Palese

Partenza con volo Easy Jet alle ore 10:10 con arrivo all’Aeroporto di Berlino Tegel alle 12:30, ritiro dei bagagli, incontro con la guida-accompagnatrice dell’intero viaggio e trasferimento a Weimar all’Hotel Ramada By Whyndham 4 stelle, o similare, sistemazione nelle camere

Nel pomeriggio informazioni generali e panoramica di Weimar
Cena in Hotel, pernottamento

09 SETTEMBRE

Colazione in Hotel

WEIMAR

Piccola città museo, riconosciuta dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, Weimar è da secoli uno dei maggiori centri culturali del Paese, cuore geografico e spirituale di tutto ciò che è profondamente tedesco. Qui vissero Bach, Goethe, Herder, Schiller, Liszt, Nietzsche… E qui si riunì l’Assemblea Nazionale per emanare la Costituzione alla fine del primo conflitto mondiale, dando vita alla Repubblica di Weimar, ossia il primo tentativo dei tedeschi di darsi un vero ordinamento democratico e repubblicano. Non è dunque casuale che proprio a Weimar nel 1919 Walter Gropius fondò la scuola del Bauhaus, partecipando a quel fecondo clima culturale che caratterizzò questa città negli anni Venti del Novecento e rappresentò un’età dell’oro per la politica, le idee, le arti, le scienze: il primo autentico esperimento di uguaglianza, di partecipazione attiva alla politica (simboleggiato dal suffragio universale aperto anche alle donne) e di libertà di pensiero.
La giornata è così interamente dedicata alla nascita del Bauhaus e, per cercare di seguire un ordine cronologico, inizieremo dalla sede originaria della Bauhaus-Universität costruita da Henry Van de Velde (1863-1957), dove tutto ebbe inizio (oggi questa è la sede dell’Istituto superiore di architettura).
Visiteremo poi il nuovissimo Bauhaus Museum of the Klassik Stiftung Weimar, inaugurato ad aprile di quest’anno con la mostra The Bauhaus comes from Weimar. Per la realizzazione del nuovo museo in vista delle celebrazioni del centenario, nel 2011 fu indetto un concorso internazionale cui parteciparono oltre 530 studi di architettura. L’edificio vincitore, realizzato dall’archistar tedesca Heike Hanada, si presenta come un cubo di cemento sviluppato su cinque livelli e definito da pannelli in vetro satinato. All’interno ospita la collezione di capolavori di design della scuola. Accanto al nuovo Bauhaus Museum si trova anche lo storico Neues Museum, il museo di arte moderna e contemporanea che ha sede in un palazzo neorinascimentale, nel quale è allestita l’interessante mostra Van de Velde, Nietzsche and Modernism around 1900
pranzo libero

Il centro storico, dove campeggia la Stadtkirche St. Peter und Paul, la chiesa meglio nota come Herderkirche, poiché qui predicò per anni Johann Gottfried Herder (1744-1803), filosofo e teorico dell’illuminismo tedesco. Si tratta di una chiesa a tre navate risalente al 1253 ma ricostruita dopo un incendio all’inizio del Cinquecento. L’interno custodisce l’organo suonato da Johann Sebastian Bach nel 1708-1712, la tomba di Herder e la Pala della Crocifissione di Lucas Cranach.
Lo Zwiebelmarkt
Cena e pernottamento in hotel

10 SETTEMBRE

Colazione in  Hotel

WEIMAR, LE CASE
Anche se il viaggio è dedicato al Bauhaus, non è possibile visitare Weimar senza tributare un omaggio a Goethe, che visse a lungo in questa città e vi morì nel 1832. D’altra parte Goethe rappresentò un punto di riferimento per gli artisti delle generazioni successive e la sua Teoria del colore fu particolarmente importante per Itten, Klee e Kandinskij, che insegnarono al Bauhaus. Visiteremo quindi la Goethe Wohnhaus, la casa dove il genio tedesco visse a partire dal 1782 e dove è allestito il Goethe National Museum, che conserva la sua raccolta di innumerevoli oggetti d’arte, di scienze naturali, geologia, minerologia, oltre che una biblioteca di cinquemila volumi.
Dopo il pranzo libero, proseguiremo il percorso alla scoperta delle abitazioni private, dal barocco al modernismo : la villa che ospita il Nietzsche Archive, dove il filosofo tedesco visse dal 1897 fino alla sua morte nel 1900 e che fu completamente rinnovata nel 1902 da Ven de Velde.
L’architetto belga, chiamato appositamente dalla sorella di Nietzsche, ideò ogni dettaglio, compresi lampadari, porte e soprammobili, dando forma a una vera e propria Gesamtkunstwerk (Opera d’arte totale), giunta intatta fino a noi.
Pranzo libero
Visiteremo infine la Haus am Horn, che fu il prototipo nel quale si materializzarono per la prima volta le idee rivoluzionarie del Bauhaus relative al ‘modo di vivere moderno’. Questo modello di casa fu costruito per la mostra del Bauhaus del 1923 e rimane l’unico edificio interamente costruito a Weimar dalla scuola di Gropius, appena riaperto dopo un accurato restauro. Resteremo così sorpresi dalla profonda differenza che separa le due case, pur essendo state realizzate a soli vent’anni di distanza.
Cena e pernottamento in hotel

11 SETTEMBRE

Colazione in Hotel

Lasceremo Weimar alla volta di di Erfurt : si tratta di uno dei centri medioevali meglio conservati in Germania. Antiche e lussuose abitazioni abbelliscono il centro storico caratterizzato anche dal celebre Krämerbrücke (del 1325), il più lungo ponte d’Europa fiancheggiato da entrambi i lati da case con le facciate a struttura reticolare, simile al Ponte Vecchio di Firenze. Erfurt è anche chiamata città delle torri per il gran numero di chiese, cappelle e monasteri. In passato la città e la sua università (nel ‘700 era l’università più grande della Germania) attiravano molti personaggi illustri: da Lutero a Goethe, da Johann Sebastian Bach a Schiller e Herder.
pranzo libero,

Proseguiremo per Dessau, nel Land Sassonia-Anhalt , come fece il Bauhaus nel 1925

Cena e Pernottamento in hotel Radisson Blu Hotel Fürst Leopold**** a Dessau  o similare.

12 SETTEMBRE

Colazione in Hotel

DESSAU

Nonostante il successo ottenuto, il Bauhaus , osteggiato dagli ambienti più conservatori e costretto a concludere la sua attività a Weimar,  potè riaprire a Dessau, finanziato dal Comune, ottenendo anche il titolo di Hochschule für Gestaltung (Istituto superiore di figurazione).
Dessau fu la prima città nella quale il Bauhaus potè realizzare il proprio programma non solo di corsi, ma anche di costruzioni, a cominciare dalla nuova sede appositamente costruita su disegno di Gropius: la Bauhausgebäude, oggi sede della Fondazione Bauhaus Dessau, che naturalmente visiteremo
L’edificio, inoltre, riuniva la scuola, le officine nonché gli alloggi per gli studenti, dove i balconcini con il loro parapetto di ferro si stagliano nettamente nel blocco, indicando all’esterno la suddivisione in piccole unità abitative. Ogni dettaglio, dall’architettura agli arredi, appositamente disegnati, sono divenuti archetipi dell’architettura e del design contemporaneo.

Pranzo libero

Gropius progettò anche le Meisterhäuser, le case dei docenti più illustri. Erano tre ville bifamiliari composte da cubi, che fungevano anche da atelier dei maestri: una per Gropius, purtroppo distrutta durante la guerra (e ricostruita nel 2014 in forme totalmente diverse dallo studio berlinese Bruno Fioretti Marquez Architekten); una per i pittori Moholy-Nagy e Feininger; una per Kandinsky e Klee, interamente conservata e appena riaperta dopo il restauro.

Potremo così emozionarci nel visitare il luogo in cui i due artisti astratti lavorarono a stretto contatto.
E soprattutto emergerà come il Bauhaus, oltre che una scuola d’arte, fu una straordinaria esperienza di libero pensiero e di emancipazione sociale, anche femminile: divennero celebri ad esempio le ‘donne del Bauhaus’, per i capelli corti e i modi anticonformisti.

A breve distanza, all’interno di un parco pubblico, sorge anche il nuovo Bauhaus Museum Dessau, che inaugurerà a settembre. «Può essere considerato come eredità iconografica del motto less is more», affermò la giuria nel sceglierlo. Sarà esposta la collezione di circa 40mila oggetti legati al Bauhaus, in modo da rendere evidenti al grande pubblico l’attualità delle idee del Bauhaus e la presenza di un’eredità ancora viva.
Se possibile  cena presso un ristorante ospitato in un edificio Bauhaus costruito nel 1930.
Cena e Pernottamento in hotel

13 SETTEMBRE

Colazione in Hotel

Trasferimento a POTSDAM

la Einsteinturm (Torre di Einstein), l’osservatorio astrofisico eretto fra il 1919 e il 1921 dall’architetto tedesco Erich Mendelsohn.
La torre doveva trasporre in un edificio le teorie della relatività di Albert Einstein, che qui potevano essere sottoposte anche a verifiche empiriche tramite un laboratorio apposito e un grande telescopio per lo studio della deviazione dello spettro solareUn edificio  simbolo dell’architettura espressionista, nonché uno dei brani architettonici più importanti e rivoluzionari del Modernismo. Oggi il monumento storico-artistico è protetto e svolge ancora l’originaria funzione di osservatorio per l’Istituto di Astrofisica di Potsdam

pranzo libero

Il  parco di Sanssouci risale al 1744 e, insieme con i suoi numerosi edifici e opere d’arte, è considerato il miglior esempio di rococò a Potsdam, riflettendo l’influenza di Federico il Grande. Nel parco furono piantati ben 3000 alberi da frutto, che si alternano a statue e templi che riprendono lo stile rococò del palazzo

Trasferimento a Berlino Hotel Best Western Plus Amedia Kudamm 4 stelle o similare
Cena e pernottamento

14 SETTEMBRE

BERLINO  Colazione in Hotel, visita alla Sala Congressi di Stubbins e visita della fabbrica delle turbine della AEG di Behrens,

pranzo libero,

nel pomeriggio visita al quartiere “ Hansa Viertel” realizzato durante l’IBA 1957 (proposte architettoniche Bauhaus, attualmente chiuso per riallestimento), alla Shell Haus di Emil Fahrenkamp e tempo e disponibilità permettendo visita del complesso dell’Unitè d’habitation di le Corbusier e della Filarmonica di Sharoun nel Kultur Forum

Cena e pernottamento

15 SETTEMBRE

Colazione in Hotel, visita al Museo Ebraico e al Museo dell’Olocausto

pranzo libero,

pomeriggio libero

Cena e pernottamento

16 SETTEMBRE

Colazione in Hotel, partenza alle ore 08:30 per l’Aeroporto di Berlino Schoenefeld, partenza con volo Ryanair alle ore 11:45 con arrivo a Bari alle ore 13:55

Trasferimento privato a Largo Sorrentino Bari

Costo del viaggio a persona  € 1.850,00 su un minimo di 25 partecipanti

Il costo potrebbe subire delle variazioni in base all’ effettiva quotazione al momento della prenotazione

La quota comprende:

Trasferimento da e per l’aeroporto di Bari

Volo andata e ritorno Bari-Berlino-Bari compreso una borsa a mano piu’ un bagaglio da stiva

  1. 8 pernottamenti con trattamento di mezza pensione

Ingressi ai luoghi di interesse quantificati per € 100 circa complessivi

Guida accompagnatrice certificata parlante italiano per l’intero tour

Bus al seguito per l’intero tour

Vitto e alloggio per autista e guida

Tassa di soggiorno

Assicurazione medico- bagaglio

La quota non comprende:

Supplemento camera singola € 50,00 al giorno

Tutto quanto non espresso nella quota comprende

Assicurazione per annullamento per motivi di salute certificati e non preesistenti,

da sottoscrivere esclusivamente al momento della conferma  € 90,00

Il programma potrebbe subire delle variazioni in base alla disponibilità delle prenotazioni ai luoghi di interesse. A causa dell’imminente data di partenza si necessita entro giovedì 25/07/2019 dell’adesione con acconto di € 525,00 (pari al 30% dell’importo) e copia del documento di identità. Tale quota, in caso di rinuncia al viaggio per qualsiasi motivazione (anche di salute) salvo stipula assicurazione per annullamento, sarà trattenuta dall’agenzia come penale.

Da 30 a 4 giorni prima della partenza la penale ammonta al 75% dell’intero importo

Da 3 giorni prima della partenza la penale ammonta al 100% dell’intero importo

PER INFORMAZIONI TECNICHE CONTATTARE

LA SIG.A CANDIDA AL  335/6727173

New Transitalia Viaggi

Starbus Service srl

Via G. Devitofrancesco, 15 –  70124 Bari 

P.IVA/C.F. 07170860725 – REA 53768  – Aut. Prov. n. 12/2012

Tel. 080.5565088 – Fax 080.5538685

newtransitalia@petruzzelli.com – www.petruzzelli.com

 

 

 

 

 

Viaggio a Lesina, isoleTremiti, Peschici. Programma

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 3 – 6 giugno  2019

Le Tremiti di Lucio Dalla

“Questo posto favorisce il mio modo visionario di raccontare il mondo e poi aiuta a sognare, soprattutto quando c’è un meraviglioso cielo stellato che puoi vedere uguale solo nel Sahara”.

Lesina

Bauhaus a Peschici 

Programma

Lunedì 3 giugno Ore 7.30. Partenza da Largo Sorrentino – 7.45 Largo 2 Giugno

ore 10.30 Il lago di Lesina, salato in superficie e dolce in profondità, una sosta per tutti gli uccelli di passo  sulle rotte migratorie dal Nord Africa al Nord Europa:  cavalieri d’ Italia, folaghe, aironi e fenicotteri, cigni, cormorani.

Centro visite: acquario,  terrario con tartarughe, collezione di oggetti di uso quotidiano legati al mondo della pesca e della caccia nel passato

Trasferimento a Termoli per l’imbarco e partenza alle ore 15:45  per le Isole Tremiti.

La nave che effettuerà il trasferimento è l’Isola di Capraia. Arrivo a San Domino alle ore 17:00

Cena e pernottamento in hotel Eden, tel.0882 463211 

Martedì  4 giugno 

Ore 08.00; sveglia e prima colazione

Trasferimento in motobarca isola di S. Nicola: la fortezza-abbazia di Santa Maria a Mare, abitata dai Benedettini Cassinesi, dai Cistercensi e dai Canonici Lateranensi e utilizzata persino come colonia penale in epoca più recente.

Tempo libero per il pranzo.

Nel pomeriggio escursione in motobarca per la visita delle isole. Sosta bagno dalla barca.

Nel tardo pomeriggio rientro in hotel. Cena e pernottamento.

Facoltativa e con meteo favorevole escursione notturna in barca. Alla scoperta delle diomedee.

Mercoledì 5 giugno

Ore 08.00;  sveglia e prima colazione
Tempo libero per il mare e pranzo.
Nel pomeriggio ore 16.15 circa  trasferimento al porto con i bagagli per Peschici

Arrivo al porto di Peschici e consegna delle camere presso Hotel Elisa Tel.  0884 964012
situato a pochi metri dallo sbarco. Cena e pernottamento

Giovedì 6 giugno

Ore 08.00;  sveglia e prima colazione
Peschici  la “Perla del Gargano”:  Alla scoperta del Bauhaus e di Alfredo Bortoluzzi.
Pranzo “ da Maria”-  0884 911112

Ore 19.00/20.00  Arrivo a Bari Largo 2 Giugno – Largo Sorrentino

Lucia Aprile 338.6092628  – 339.4029450;  Angela Mengano 338.4639612; Autista 377.5104189


ADIRT – Associazione Difesa Insediamenti Rupestri e Territorio-  Via Abbrescia 45/47  BARI
Tel. 338.6092628    339.4029450    338.4639612    info@adirt.it   www.adirt.it

Viaggio nella terra di P.P.Pasolini

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Pier Paolo Pasolini nella sua terra di adozione: la Tuscia

da Giovedì 28 a Domenica 31 marzo 2019

Pier Paolo Pasolini nella sua terra di adozione: la Tuscia, una terra che conserva ancora il senso della bellezza e  dove a Torre di Chia Pier Paolo realizza la sua “casa di luce”, aiutato da Dante Ferretti.
Qui Pier Paolo Pasolini visse spesso negli ultimi anni della sua vita.
Qui lavorò al romanzo rimasto incompiuto, Petrolio (Einaudi, 1992) e a molte delle sue Lettere luterane.

Programma

Giovedì 28. Bari, ore 7.30  partenza da Largo Sorrentino – 7.45 da Largo 2 Giugno

Ore 15.00. Arrivo a Orte: il Labirinto degli antichi acquedotti millenari, dagli Etruschi sino al Rinascimento, testimonia una vita dove, in assenza di tecnologia, l’uomo riusciva comunque a vivere sfruttando le caratteristiche dell’ambiente naturale.
Ore 18.00.  San Martino  nel Cimino. Park Hotel Balletti  Tel. 0761.3771
Cena e pernottamento in albergo

Venerdì 29 

Ore 7.30   sveglia e prima colazione

Ore 9.00   per Vitorchiano, il borgo medievale: mura, torri, case costruite a strapiombo sulle rupi di peperino, la fontana a fuso, il Moai, l’unico al di fuori dell’Isola di Pasqua, scolpito negli anni ‘90 da undici veri Maori.

Pranzo libero
Nel pomeriggio: le  Scuderie di Palazzo Chigi Albani
Cena e pernottamento in albergo

Sabato 30

Ore 7.30   sveglia e prima colazione
Ore 9.00   per la Torre di Chia: “il paesaggio più bello del mondo”, lo scenario ideale per girare la scena del battesimo del Vangelo secondo Matteo. Le cascatelle, i vecchi mulini, il Castello.
Incontro con Graziella Chiarcossi Cerami
Nel pomeriggio: Castello Orsini  di Soriano
Cena e pernottamento in albergo

Domenica 31
ore   7.30
                    sveglia e prima colazione

ore   9.00                    partenza per Montecassino

ore 12.00                    pranzo presso agriturismo nella campagna di Montecassino .

ore 14.00                    Visita dell’Abbazia

ore 21.00/22.00      Arrivo a Bari Largo 2 Giugno– Largo Sorrentino

Lucia Aprile 338.6092628  339.4029450  Angela Mengano 338.4639612 Autista 377.5104189

ADIRT- Associazione Difesa Insediamenti Rupestri e Territorio-  Via Abbrescia 45/47  BARI
Tel. 338.6092628    339.4029450    338.4639612    info@adirt.it           www.adirt.it

Viaggio d’Autunno. Livorno e Pisa

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Viaggio d’Autunno. Livorno e Pisa 

27 novembre – 1 dicembre 2018

 a cura di Angela Mengano

La partenza – come sempre modulata tra largo Sorrentino e largo Due Giugno- è fissata tra le 7.00 e le 7.10 di martedì 27 novembre, in modo da arrivare in tempo utile a Santa Severa (RM) per la visita del Castello.

Sosta in autostrada nei pressi di Avellino per permettere lo scambio tra i due autisti. Superato il GRA e imboccata la strada per Civitavecchia raggiungiamo il Castello di Santa Severa, dove ci attende la nostra guida, Sara. Ed ecco l’imponente mole del castello, testimone di storia plurimillenaria. Fu in età etrusca l’antica Pyrgi, porto di Caere (odierna Cerveteri), porto “emporico”, luogo strategico di scambi e contatti tra diverse culture, poi colonia romana, in seguito borgo medievale dominato dal castello e intitolato alla martire protocristiana Severa. L’ordine Ospedaliero di Santo Spirito (caratteristico e onnipresente nel sito lo stemma a doppia croce biansata) ne fu proprietario per secoli. Attraverso i due archi, certamente costruiti per accogliere ed onorare papi e personalità di prestigio, si passa nella piazza della Rocca. Il castello (facente parte di un sistema difensivo iniziato da papa Leone IV contro il pericolo saraceno) non è visitabile, ma sono molto interessanti gli scavi che nella Casa del Nostromo, attraverso lastre trasparenti, lasciano intravedere, più in basso del piano di calpestio, alcuni sarcofaghi. In un altro lato della piazza sono visibili i resti di una Basilica paleocristiana edificata due secoli dopo la morte di Severa. Begli affreschi (scuola del pittore Antoniazzo Romano) nel Battistero (Santa Severa presenta il committente Gabriele de Salis alla Madonna in trono), e la scena di ritorno in porto con apparizione miracolosa di santi; particolarmente suggestivi i misteriosi graffiti votivi che raffigurano profili di navi del XIV e XV secolo, piccolo archivio di iconografia navale. Nella Chiesa parrocchiale dell’Assunta, tra due colonne in marmo cipollino, il grande quadro con l’Assunta tra le Sante Marinella e Severa (con il castello ben visibile sullo sfondo). Nel “cortile delle Barrozze”, area per stipare il grano, la guida Sara sottolinea che questo non è mai stato un castello di “principi e raperonzoli” ma di preti e contadini! Completiamo la visita con il Museo del Mare e della Navigazione antica e con l’Antiquarium, nel quale spiccano le tre tavolette auree di Pyrgi (qui solo riprodotte, mentre gli originali sono conservati al museo etrusco romano di Villa Giulia).

Qualche ora di viaggio e siamo a Livorno, nel magnifico Grand Hotel Palazzo, dalle cui   finestre, affacciate sul lungomare, si può scorgere l’isola Gorgona e, proprio di fronte all’albergo, la Terrazza Mascagni e i Bagni Pancaldi, residuo di Belle époque. Una buona cena con risotto alla marinara, insalatina di calamari e tartellette alla frutta conclude in bellezza la prima giornata del nostro andare.

Mercoledi 28 novembre

L’appuntamento con Fabrizio Ottone, nostro “Virgilio” nella scoperta di Livorno (verve e cultura, personalità notevole, è il presidente dell’Associazione Guide Labroniche), è in piazza del Luogo Pio, dove i livornesi si danno appuntamento semplicemente dicendosi Ci vediamo a Crocetta, dal nome familiarmente dato alla piazza. Da qui inizia il giro in battello attraverso i canali del quartiere Venezia (i cd. Fossi medicei), lungo un perimetro che – scopriremo presto – ha la forma di un pentagono. E’ il cuore di una città che il grande Bernardo Buontalenti progetta con un sistema di fossati e bastioni, ripopolata con l’ emanazione delle leggi livornine, con cui si invitavano nella nuova città mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Greci, Todeschi et Italiani, Hebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani et altri, e richiamando mercanti da ogni angolo del mondo, con l’espansione dei commerci e il soggiorno di numerose comunità straniere, le cd Nazioni,  favorirono la fioritura delle arti e delle lettere insieme a un clima di tolleranza religiosa davvero speciale, almeno fino all’ Unità d’ Italia. Fu così che Livorno si trovò ad avere una delle comunità ebraiche più importanti, unica città senza ghetto (da ricordare, tra gli ebrei livornesi illustri, Amedeo Modigliani ed Elio Toaff). A spasso per i canali, rallegrati da un  bel  cielo azzurro, ci godiamo la sfilata  di palazzi, mura fortificate, cantine, costruendoci una nostra idea della città attraverso le parole di  Fabrizio: l’intervento di esperti chiamati da Venezia per costruire una città sull’acqua; il cantiere dei fratelli Orlando produttori di corazzate ormai ridotto a  rudere e rimpiazzato da un  cantiere che produce yacht di lusso; il faro, che qui viene detto “Fanale”, costruito nel XIV secolo dalla Repubblica di Pisa, distrutto dai tedeschi in ritirata alla fine della seconda guerra mondiale; la Fortezza Vecchia, che Cosimo I de Medici elesse a  propria residenza quando si recava a Livorno; il monumento ai Quattro Mori, simbolo della città; il passaggio nel tunnel sottostante alla enorme piazza della Repubblica, detta del Voltone perchè in realtà copre con una grande volta le acque del Fosso Reale che da sopra  si vedono  scorrere attraverso grate;  il quartiere Ovosodo, che il regista Paolo  Virzì ha fatto conoscere al pubblico;  la burla  delle false teste di Modigliani ripescate nei canali;  la storica rivalità tra Livorno e Pisa (nata da quando la seconda decadde al sorgere e affermarsi della prima).

Ritornando sui nostri passi, visitiamo la Chiesa di san Ferdinando, uno dei tre gioielli barocchi della città: facciata povera ma interno fastoso, alla maniera del barocco toscano, più vicino a quello romano, non abbastanza ardito ma oggi rivalutato. Sull’altare non un Cristo ma un Angelo – unica figura comune ai tre monoteismi – nell’atto di  liberare due schiavi uno cristiano  e uno moro;  pavimento policromo di marmi toscani in forma radiale. La chiesa sorge in piazza del Luogo Pio, occasione per Fabrizio di citarci il detto popolare “Le ragazze del Luogo Pio mangiano pregano e pensano a Dio” collegato alla originaria destinazione del luogo ad assistenza delle fanciulle povere. Percorrendo la cosmopolita via della Madonna, singolare per la presenza di ben tre chiese punto di riferimento delle varie  comunità nazionali, arriviamo al Mercato delle Vettovaglie (quasi di fronte, in piazza delle Erbe, è la casa di Pietro Mascagni; suo padre aveva una panetteria, una delle più rinomate della città). Il Mercato, grande edificio in stile Liberty, ha tre sale, la prima chiamata pagoda, dove viene battuta l’asta del pesce,  l’altra per verdure , uova e pollame, e la centrale, sulle cui pareti fanno bella mostra di sé le cariatidi di Lorenzo Gori, raffiguranti le “gabbriciane”, contadine che dal Gabbro (luogo natale della cantante Nada, ma anche legato alle vicende artistiche di uno dei Macchiaioli più rinomati come Silvestro Lega) portavano  i prodotti del territorio da vendere in città. Qui Fabrizio ci dà lezioni (etimologia compresa) di cacciucco e ponce, specialità livornesi. A Livorno dicono: Siamo un cacciucco di gente. Del primo faremo esperienza nella cena di domani sera, per il secondo l’occasione arriva subito, nella pausa pranzo, tra i banchi del mercato, gustando un buon primo caldo con l’accompagnamento di un calice di vino e – appunto – di un consolatorio ponce.

Lentamente ritorniamo sui nostri passi verso l’autobus. Sosta doverosa davanti alla  facciata  del Teatro San Marco, che ospitò nel 1921 il congresso costitutivo del Partito Comunista d’Italia. Tristi riflessioni sulle ininterrotte pulsioni scissionistiche della sinistra. Oggi è un rudere, in parte restaurato per ospitare un asilo e non so che altro.  Ore 15.00.  Siamo in partenza per l’escursione del pomeriggio al Santuario di Montenero. Percorriamo il lungomare sud punteggiato di edifici e “bagni”  ottocenteschi fino a imboccare la strada che sale verso il santuario.  A mezza costa appare, sulla destra,  una specie di enorme cubo di cemento: il faraonico mausoleo della famiglia Ciano, ci viene spiegato, che avrebbe dovuto dominare Livorno dal colle Monteburrone, ma che non fu mai portato a termine. Montenero è oggi la Beverly Hills dei livornesi (di  quassù, se l’aria è tersa, lo sguardo spazia fino alla Torre di Pisa e  alle  Apuane) ma nel medioevo era zona di eremiti e come  spesso avviene in questi casi, l’origine del santuario è ammantata di leggende che riportano il ritrovamento da parte di  un pastorello di un dipinto raffigurante la Madonna;  portato sul  colle poi nascosto in circostanze misteriose, forse rifiutato in quanto non canonico dalle autorità religiose pisane ed infine messo trionfalmente al centro della edificazione del santuario. Una cosa è certa però: per i livornesi oggi, anche se atei, la Madonna di Montenero non si tocca. Anche perchè nel frattempo è stata insignita – da cinquant’anni a questa parte –  del titolo di patrona dell’intera regione toscana, nonché  copatrona della città di Livorno insieme a  santa Giulia. E a Livorno se si è scampati a un serio pericolo si suole dire: Devi andare a piedi a Montenero ad accendere un cero alla Madonna. In ogni caso, a parte la devozione, il luogo merita, per il Famedio (dove è sepolto il pittore Giovanni Fattori e dove vengono ricordati, tra gli altri, Amedeo Modigliani e Pietro Mascagni) e soprattutto per la straordinaria e sterminata raccolta di ex-voto (circa un migliaio) a partire  dal ‘700. Nell’altare principale della chiesa – altro esempio importante del  barocco toscano – è  il dipinto originale della madonna di Montenero. Vecchi santini risalenti ad anni anteriori al furto degli anni ’70 la raffigurano riccamente ingioiellata. Prima di cena, piccola riunione allargata del gruppo di lettura, nel saloncino della reception, per discutere e votare i libri del mese di Fahrehneit.

Stasera non ceniamo in albergo, ma in un locale in zona porto, Le volte, con un insolito allestimento fatto di ombrelli multicolori e, naturalmente, un profluvio di sapori marinari. Buona la frittella di bianchetti,  ottimo il fritto di calamari e gamberi reso leggerissimo dall’impanatura in farina di riso.

Giovedi 29 novembre

Dopo colazione, Villa Mimbelli che, a due passi dal nostro albergo, ospita il museo civico Giovanni Fattori . Ci affascina non solo per  il contenuto (i Macchiaioli – secondo Giulio Cesare Argan “il  movimento artistico italiano più impegnato e costruttivo dell’Ottocento) ma anche per  il contenitore (villa con grande parco e orto botanico), espressione del gusto di un ricco mercante di origine dalmata. Stile eclettico usato nelle sale e salette per stupire mescolando vari stili; interessanti dettagli nelle lunette affrescate da Annibale Gatti: puttini con oggetti tecnologici – macchina fotografica, locomotiva, pila voltaica; sala biliardo con intarsi legno-madreperla, genere medioevo ottocentesco centroeuropeo un po’ celtico un po’ fantasy; sala da fumo o Moresca, di gusto parossisticamente orientale. Qui è evidente – uso le parole di Fabrizio – il gusto non innovativo dei proprietari: coevo dei Macchiaioli, il Gatti dei soffitti affrescati con soggetti classici e mitologici  – pur bellissimi a vedersi – fa arte accademica, ponendosi a una distanza abissale da quella corrente artistica che entra in scena  rompendo gli schemi. ”I Macchiaioli (cito Fabrizio) assestano un colpo a questa visione dell’arte”.  Una scala decorata con putti di ceramica invetriata ci porta al piano superiore, dove sono ancora altre sale (gli appartamenti privati dei Mimbelli) tra cui spicca la Sala Grande, tutta un gioco di vetri e specchi. Al secondo piano c’è la magnifica collezione dei Macchiaioli. Diego Martelli – a cui Edgar Degas  dedicò ben due ritratti – è l’anima intellettuale del gruppo.  Loro ritraggono la realtà, la realtà è luce,  e la luce va a macchie, contrasti, rapporti. Basta putti, e decamerone, e scene mitologiche… E’ una rivoluzione culturale come nel ’68, un momento di passaggio anche per l’arte, che prima  si riproduceva su commissione, ora cerca un mercato. Il nome di “macchiaioli” glielo appioppa un giornalista con intento di stroncatura, loro se lo tengono facendone un punto di forza. Ognuno di loro sviluppa un suo linguaggio. Giovanni Fattori prima di tutto, qui ci sono i suoi grandi quadri con le scene di guerra nel Risorgimento: sembra il cinema di Sergio Leone, Ino ci va a nozze, lui che si esprime col segno pittorico  improvvisa per noi un commento critico a supporto delle spiegazioni di Fabrizio; e poi ci sono le Mandrie Maremmane con i butteri , i “cowboy italiani”, dove paesaggio e figura umana sono sullo stesso piano; fino alle tele più piccole, per le quali Fattori utilizza le scatole dei suoi sigari toscani.   C’é poi Silvestro Lega che con la sua pittura – dice Fabrizio – “dà nobiltà non retorica alle contadine” (ma i suoi quadri forse più belli, certamente più noti, Il pergolato e Il  canto dello stornello, non sono qui). C’è Angiolo Tommasi, con il ritratto di Pietro Mascagni; c’é (mi ha molto colpito) Vittorio Corcos, osservatore acuto della belle époque, autore di intensi ritratti, notevoli quelli femminili  e anche quelli ironici  di personaggi livornesi come “Yorik” (1889) raffigurante quel Pietro Coccoluto Ferrigni che fu avvocato, giornalista, prese parte alla spedizione dei Mille e fu perfino segretario di Garibaldi, secondo Fabrizio portatore di quella vivacità tutta livornese che ha dato in seguito vari frutti, non escluso  il famigerato Vernacoliere.  Tra i post- macchiaioli, Plinio Lomellini con il suo Incipit nova aetas, monumentale quadro raffigurante l’arrivo delle camicie nere in piazza Signoria a Firenze;  Mario Puccini, (Emilio Cecchi lo definì “un  Van Gogh involontario”), figlio di un fornaio, personaggio eccentrico e tormentato. Infine, l’unica opera di Amedeo Modigliani 14enne conservata in questo Museo, rappresentante una stradina toscana.

Foto di gruppo alla Terrazza Mascagni; e qui, salutato Fabrizio, nostro impareggiabile cicerone, ci sparpagliamo a gruppetti per un veloce spuntino ai Baracchini.

Oggi pomeriggio incomincia l’esplorazione di Pisa, che continuerà per l’intera giornata di domani. In un viaggio che puntava sulla scoperta/approfondimento delle due città toscane, Livorno e Pisa, abbiamo volutamente scelto di pernottare nella prima, considerandola un pò meno turistica dell’altra.  Ce ne viene conferma  dal primo impatto con la Piazza dei Miracoli, letteralmente invasa da turbe di turisti impegnati a farsi fotografare nell’atto di reggere con le proprie braccia la mole della Torre pendente…ma noi – guidati da Luca –  attraversiamo velocemente la zona, che vedremo meglio  domani, per recarci nella bella Piazza dei Cavalieri,  ridisegnata dal Vasari. Avevamo appuntamento nel vasariano palazzo della Carovana o dei Cavalieri, sede della Scuola Normale Superiore di Pisa, ma scopriamo con disappunto che i vari  ambienti – sale, biblioteca – sono momentaneamente interdetti al pubblico per impegni non resi noti al momento della prenotazione. Possiamo dare  solo uno sguardo allo scalone, da dove sbirciare velocemente all’interno delle sale. Peccato, sapevo che nella sala degli stemmi c’è anche, fra  tanti, lo stemma degli antenati aretini di mia madre, cavalieri di santo Stefano impegnati con la flotta granducale a difendere le coste da minacce piratesche e saracene!  Mi consolo pensando che anche una visita affrettata può avere un senso, quello di  un doveroso omaggio a una scuola universitaria che conferisce all’Italia prestigio internazionale e che ha dato al nostro paese personalità illustri in tutte le discipline scientifiche e umanistiche (vari Nobel sono usciti da qui). Prima di salutare Pisa facciamo una confortevole sosta nel bar pasticceria Salza in Borgo Stretto.  Ci attende stasera una cena con i fiocchi, con la scoperta del Cacciucco verace, in un delizioso locale – Porto di Mare – gestito da giovani altrettanto deliziosi (ma pare con una mamma- cuoca di alto livello in cucina)  e con un susseguirsi dal principio alla fine di bocconi prelibati. A conclusione della serata, sosta di gruppo – tanto per cambiare tutte donne –  in un localino scoperto da Lucia,  alquanto alternativo,  attiguo al nostro albergo, che ci ha permesso, tra un infuso e una grappa a seconda dei gusti, di  sbizzarrirci allegramente con musiche e canti.

Venerdi 30 novembre

In viaggio verso Pisa, Lucia ci legge qualche pagina del gradevolissimo Scacco alla torre di Marco Malvaldi, ovvero un modo alternativo di avvicinarsi alla città della torre pendente. La nostra guida, solo per stamattina, sarà Eloisa. Dal grande parcheggio periferico un trenino ci porta sino alle mura, che in questo tratto includono il Cimitero ebraico, con  tracce di epigrafi in caratteri ebraici sul muro esterno.

In Duomo, capolavoro del romanico pisano che accoglie influenze orientali e islamiche, ammiriamo  il magnifico  pulpito di Giovanni Pisano e il Cristo Pantocratore che Cimabue lasciò incompiuto. Fu qui che secondo cronache del tempo Galileo, vedendo una lampada oscillare, scoprì la legge del pendolo; ma  si ritiene che  la  lampada il cui moto egli osservò sia quella che si trova in una cappella all’interno del Camposanto monumentale, che vedremo più tardi. Passando nella cappella che conserva  le reliquie di san Ranieri patrono della città di Pisa, Eloisa ci ricorda la tradizione legata alla festa del Santo, e il miracolo del vento che, dopo essersi scatenato, cala, permettendo l’accensione di migliaia di lumini che rivestono a festa la città nella sera della vigilia, il 17 giugno di ogni anno.

Il Battistero, un tripudio di ricami marmorei all’esterno, è semplice e spoglio al suo interno e ha un’acustica perfetta, dimostrata al pubblico da una voce che esegue dei vocalizzi con intonazione cristallina,  e poiché noi mostriamo di aver molto apprezzato, la performance viene ripetuta espressamente per noi, con grande nostro compiacimento! Il bellissimo pulpito è di Nicola Pisano, considerato un precursore del Rinascimento (si dice che Michelangelo abbia copiato il suo Davide dall’Ercole nudo di questo pulpito). Prima di lasciare il Battistero, qualcuno di noi sale all’ultimo piano, da dove si ha  la sensazione di poter quasi arrivare con la punta delle dita a toccare il Duomo che è proprio lì di fronte!

L’ultimo dei monumenti – veramente spettacolari – di questa piazza (il nome di piazza dei Miracoli pare sia stato coniato da Gabriele d’Annunzio)  è lo stupendo Camposanto monumentale, vero e proprio Pantheon della Pisa di tutti i tempi, con il grandioso e impressionante Trionfo della Morte di Buonamico Buffalmacco (1330, il Vasari argutamente lo definì “fumettista”); la grande collezione di sarcofaghi romani; le sinopie (la maggior parte trasferite nel vicino museo); la grande e interessante Cosmografia teologica di Piero di Puccio, fatta di numerosi cerchi concentrici che alludono alla Terra, alle sfere celesti, agli elementi e ai pianeti; e, infine, la lampada di Galileo originale trasferita qui dal Duomo.

Con un ultimo sguardo alla Torre, adesso un po’ meno pendente che in passato grazie a importanti lavori di consolidamento, lasciamo frettolosamente la piazza dei Miracoli e ci disperdiamo nelle vicinanze per una veloce pausa pranzo. Poi riprendiamo il giro con Luca, che ci mostra le case-torri, protese in senso verticale, come veri grattacieli del Medioevo, emblema di ricchezza e potenza delle famiglie nobili. Lungo il tragitto passiamo davanti alla storica sede dell’Università di Pisa, il Palazzo della Sapienza, dove Galileo Galilei fu studente e in seguito per tre anni docente di Matematica prima di trasferirsi a Padova. Da piazza Garibaldi attraversando l’Arno raggiungiamo Palazzo Blu, raffinata dimora storica con belle sale sontuosamente arredate – tra cui spicca la grande Sala da Ballo -sede di mostre temporanee (al momento “da Magritte a Duchamp” – 1929 il grande surrealismo dal Centre Pompidou) ma anche di una collezione permanente di arte pisana e toscana di tutto rispetto. La facciata è dipinta con la caratteristica colorazione blu o color dell’aria applicata ai palazzi pietroburghesi (manco a dirlo da architetti italiani) per addolcirne le forme, e da ciò proviene il nome di palazzo Blu dato al palazzo Giuli Rosselmini Gualandi. In mezzo a tanti capolavori, per me meritano di essere ricordati il comò francese, nero e oro, che aperto ricrea l’aspetto di un teatro (il che la dice lunga sulle raffinatezze e frivolezze nel gusto di un’epoca); le bellissime ceramiche, tra cui uno straordinario vaso di Gio Ponti; il ritratto di Artemisia Gentileschi, opera messa al centro di una recente mostra sulla produzione pittorica dell’artista, che raffigura sé stessa nelle fattezze di Clio musa della Storia.

Tornando a Livorno ci trasferiamo all’hotel Granduca per l’ultima notte, perchè il Grand Hotel Palazzo é al completo per l’arrivo da ogni parte d’Italia dei familiari dei cadetti dell’Accademia Militare,  qui convenuti per la cerimonia del giuramento fissata per  domani. Questo, meno grandioso dell’altro ma centralissimo e accogliente, ha anche un ottimo ristorante. Non può mancare stasera, per chiudere in gloria, e per consolidare la memoria gastronomica del luogo, un “calamaro cacciuccato”, seguito da uno squisito gelato accompagnato da una salsa calda di fichi. Si conclude la serata facendo salotto per comunicarci  le impressioni della giornata.

Sabato 1 dicembre

E’ l’ultimo giorno di viaggio, dedicato – sulla via del ritorno – a Cerveteri e alla civiltà etrusca. In partenza da Livorno vediamo il lungomare Sud festosamente invaso dalla gente venuta per il giuramento di fedeltà alla Patria dei cadetti.  A Cerveteri  ritroviamo Sara, che nel viaggio di andata  ci ha fatto conoscere il castello di Santa Severa.  Entriamo con lei nel duecentesco Castello dei Ruspoli sede del museo archeologico nazionale cerite, che ospita straordinarie testimonianze della civiltà etrusca: corredi  funerari con bronzi, buccheri, urne dalla tipica forma biconica; urna cineraria fittile rappresentante una coppia di sposi che ricorda in miniatura il sarcofago conservato a Roma nel museo di Villa Giulia, e tanto altro; ma soprattutto il Cratere e il Kylix di Eufronio, stupendi  pezzi di ceramica attica a figure rosse del V secolo a.C., illegalmente  portati all’estero, esposti l’uno al Metropolitan  di New York e l’altro al Getty  di Malibu, finalmente  rientrati in Italia, ora tornati definitivamente al luogo di appartenenza, dopo essere stati esposti per anni al museo nazionale di Villa Giulia.

Fuori dell’abitato di Cerveteri visitiamo la necropoli della Banditaccia, dal 2004 sito UNESCO, la più estesa dell’area mediterranea. Sara fa per noi una selezione, che comprende tombe di epoca variabile, dal VII al IV secolo a.C.  Le più antiche sono caratterizzate dalla forma a tumulo, come la Tomba della Capanna. Le diverse cornici, sull’apice del tumulo, le distinguono una dall’altra, un po’ come se fosse la “firma” della famiglia di appartenenza.  Nella Tomba della Cornice sono evidenti gli influssi del mondo orientale ed egizio in particolare, nei tipici sedili a trono posti nel vestibolo, ai lati della porta.  Fino all’ultima, sotto una roverella di  venerabile età (quattrocento anni), la Tomba dei Rilievi, ricavata in un ipogeo e quindi  più recente, eccezionale per  i rilievi decorativi di stucco policromo, che dobbiamo però sforzarci di distinguere a fatica attraverso un vetro protettivo che poco lascia intravedere. Era la tomba della famiglia Matuna, nome tramandato fino a noi dall’iscrizione riportata sul cippo interno alla tomba.

Proseguiamo verso Bari. Il nostro viaggio si conclude con una piacevole sosta fatta di delizie per il palato: avendo volutamente saltato la pausa pranzo ci fermiamo a cenare piuttosto presto da Minicuccio a Vallesaccarda, che già abbiamo potuto apprezzare tante altre volte nei nostri vagabondaggi.

Arriveremo a Bari piuttosto tardi, stanchi ma felici!.

Gita a San Severo. Programma

Attività 2018-2019, Itinerari viaggi 18-19, notizie Nessun Commento »

 

 ‘PER UNA SAN SEVERO DA RISCOPRIRE’

Domenica 17 febbraio 2019

 

Programma

ore 8.00/8.15  - Partenza da Largo Sorrentino  /  Largo 2 Giugno

ore 10.15 -  Arrivo città di San Severo

Visita del Centro storico, a cura di Giuseppe dell’Oglio (guida Regione Puglia); cell. 320.0372568

L’antico Castellum Sancti Severini ha chiese e palazzi storici di pregevole interesse tra cui:  San Lorenzo delle Benedettine;  la Chiesa dei Celestini;  Santa Maria della Pietà;  la Cattedrale di Santa Maria Assunta;  Il Museo diocesano.

Ore 13.30 /15.30 – Pausa pranzo presso il ristorante “Mediterraneo“; cell. 347.813 1652

Il MAT Museo dell’alto Tavoliere, nell’antico complesso dei francescani conventuali, ha la connotazione di un ‘museo territoriale’, in cui archeologia, storia, arti, tradizioni e natura, coesistono in maniera così serrata da costituire una sorta di unico tessuto culturale.

Recentemente, al suo interno, è stato inaugurato “ArchivioSplash! Andrea Pazienza”, un centro di documentazione dedicato alla figura del fumettista Andrea Pazienza, che intende diventare un punto di riferimento per professionisti e amanti del fumetto e dell’illustrazione.

A cura del dott. Antonello Vigliaroli  (operatore culturale Regione Puglia),  ideatore del centro di documentazione “Archivio- Splash! Andrea Pazienza”; cell. 329.4960144

Ci accompagnerà, durante il percorso riguardante il museo diocesano e la musica delle Benedettine, Roberto Matteo Pasquandrea, autore con  Annamaria Bonsante  di “Celesti Sirene. Musica e monachesimo, dal Medioevo all’Ottocento”, un volume che contiene gli atti di un convegno internazionale tenutosi a San Severo nel marzo del 2008.

ore 20.30 arrivo a Bari – Largo 2 Giugno / Largo Sorrentino 

 

Venerdì 22 marzo

alle ore 17.30, in sede

 

incontreremo Mariella Basile, storica dell’arte e Annamaria Bonsante, musicologa che completeranno con i loro studi  e ricerche di vari anni la nostra conoscenza di San Severo.

 

Info: 339.4029450      338.4639612

Associazione Difesa Insediamenti Rupestri e Territorio Via Abbrescia 45/47 Bari 70121   info@adirt.it   www.adirt.it

 

info@adirt.it
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