Pagina dei Soci

Pagina dei Soci 5 Commenti »

Questa pagina vuole dare voce ai soci ed ai simpatizzanti dell’Adirt che vogliano fare proposte di lettura (articoli, libri documenti), visione (film, spettacoli, mostre), ascolto, viaggi. Potrete inoltre suggerire approfondimenti ed iniziative, segnalare problemi o commentare una notizia che giudicate interessante.

Diario di Viaggio. Calabria. Maggio 2018

Itinerari, Itinerari viaggi 17-18, notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

 

Diario di viaggio

CALABRIA

17 – 20 maggio 2018

 

A cura di Angela Mengano

Giovedi 17 maggio

Partenza alle 7:30.  Siamo in 28, oltre a Nicola, il nostro autista ormai diventato presenza imprescindibile nei nostri viaggi.  Pausa caffè nel versante lucano della Jonica, pausa panino verso Cosenza. Lasciata l’autostrada Salerno- Reggio allo svincolo Serre, ci addentriamo nel parco naturale omonimo, cuore montuoso della regione calabra. Nostra prima meta è la Certosa di Serra San Bruno. Luca, nostra guida per le mete di questa prima giornata, (ci dice di essere anche docente di tromba del locale Conservatorio) è ad attenderci alle porte del paese. Al termine di un breve giro nel centro abitato, che vanta belle chiese, e tra queste visitiamo l’Addolorata, e palazzi interessanti, raggiungiamo la Certosa, isolata in mezzo ai boschi, dove rova il suo habitat il maestoso abete bianco. Bruno da Colonia, fondatore dei Certosini,  giunto qui, tra la Sila e l’Aspromonte nel 1090, riferiva ai suoi amici: «Abito un eremo abbastanza lontano d’ogni parte dall’abitazione di uomini. Che cosa devo dire della sua amenità, clima e felicità o della pianura ampia e bella, distesa in lungo tra i monti, dove sono prati verdeggianti e floridi pascoli? Che cosa devo dire della veduta dei colli che da ogni parte s’innalzano dolcemente, del rifugio delle fresche valli e dell’amabile abbondanza di fiumi, ruscelli e fonti?». Oasi di pace nonché baluardo della chiesa: fu papa Urbano II, al secolo Oddone di Lagery, a fare del santo d’Oltralpe suo strumento per la latinizzazione dei riti – perseguita con l’aiuto dei Normanni per soppiantare una cultura, quella greco – bizantina, fino allora fortemente radicata in queste zone. Nel Museo annesso, unica parte visitabile, si può avere solo una pallida idea di quello che dovette essere nei primi secoli dalla sua fondazione, centro di irradiazione di arte e cultura, dove convenivano scalpellini e artigiani di valore, maestranze locali e napoletane. Intorno alla Certosa – che oggi ospita una quindicina di monaci – sono fiorite leggende, persino Leonardo Sciascia ipotizzò che il fisico Ettore Majorana, scomparso nel 1938, vi si fosse nascosto per sfuggire al mondo, e forse anche per sottrarsi al peso terribile di dover far parte del gruppo di scienziati che avrebbe messo a punto la bomba atomica.             Ripresa la strada (lasciando in zona, perchè non si può vedere tutto, un sito di archeologia industriale, la Ferriera Ferdinandea di Mongiana, e la tenuta boschiva sede di produzione della Mangiatorella , acqua minerale molto diffusa non solo in Calabria), ecco la magnifica Cattolica di Stilo, greco-bizantina, in alto, con il borgo che si distende ai suoi piedi. La sosta si prolunga e ne approfittiamo per accaparrarci souvenir calabresi a base di bergamotto. La statua di Tommaso Campanella nella piazzetta del paese ci ricorda che qui ebbe i natali l’illustre filosofo, anticipatore del pensiero moderno. Poi l’approdo all’ Hotel Kennedy di Roccella Jonica che ci accoglie in modo squisito, con un’ottima cena, finalmente possiamo rilassarci sorseggiando il vino di Roccella, l’Anfisya, nonostante una comitiva numerosa e rumorosa a noi contigua ci renda difficoltosa la conversazione. Molto gentilmente lo staff ci viene incontro mettendoci a disposizione una saletta appartata dove possiamo tanquillamente concludere la nostra serata scambiandoci le impressioni del primo giorno di viaggio in Calabria

Venerdi 18 maggio

Mentre andiamo verso Locri leggo, nelle pagine di cronaca di un giornale locale, la recensione di un libro da poco dato alle stampe, La maligredi: L’autore è Gioacchino Criaco e racconta la sua Calabria, anzi una pagina di storia sconosciuta, il ’68 in Aspromonte e i suoi straordinari protagonisti. Davanti al Museo Archeologico di Locri incontriamo Daniela Strippoli, la nostra guida, che dopo una breve introduzione storica ci conduce all’interno dell’area archeologica di Locri Epizefiri. Ricordo di avere visitato un piccolo Antiquarium molti anni fa, oggi questo Museo espone reperti di eccezionale bellezza, come i Pinakes in terracotta raffiguranti scene relative al mito di Persefone; ignoravo anche che da quest’area, e precisamente dal tempio di Afrodite in contrada Marasà, proviene il celeberrimo Trono Ludovisi oggi nei musei di palazzo Altemps a Roma.

Da Locri a Gerace. Il divertente trenino della signora Giovanna ci risparmia la fatica di scarpinare fino alla parte alta del borgo medievale, affacciato su un ampio panorama, entrato nel club esclusivo dei borghi più belli d’Italia. Nella piazza delle tre chiese visitiamo San Francesco. All’esterno il maestoso portale gotico con motivi di matrice islamica sasanide,  all’ interno il fastoso altare barocco in marmo policromo (interessanti le formelle raffiguranti la chiesa  e lo sparviero –  in greco ierax – che secondo la leggenda avrebbe guidato i locresi,  inseguiti dai saraceni,  verso la rocca di Gerace, donde il nome dato alla città); infine il sarcofago di Nicola Ruffo di Calabria, opera di  botteghe napoletane di età angioina molto simile ai monumenti napoletani di Tino da Camaino.  Le altre due chiese affacciantesi nella piazza sono al momento chiuse, ma Daniela ci precisa che San Giovannello fu forse in antico una sinagoga, e qui fiorì una colonia ebraica tra le più importanti in terra calabra. Merita una visita approfondita l’antica e maestosa Cattedrale, prima bizantina poi normanna. Dalla cripta (che ospita anche un piccolo museo-reliquiario, con pezzi notevoli, come il  busto settecentesco in argento di Santa Veneranda) e che ha  colonne tutte diverse una dall’altra,  in porfido, o color rosa, o scanalate etc., si passa al livello superiore, con le tre ampie navate divise da due file di colonne, le cappelle, i bassorilievi, i sarcofaghi, la cupola con le trombe d’angolo a pennacchi (secondo un’ antica tradizione armena) , e tra l’altro un’opera ad altorilievo cinquecentesco, della quale Daniela, la nostra guida,  dà una sua lettura personale cogliendo alcune incongruenze che la portano a dubitare dell’ attribuzione ad  Antonello Gagini scultore  proposta da alcuni studiosi. Dopo la sosta pranzo al Caffè della Cattedrale (una piadina vegetariana e una gustosa granita al bergamotto) riprende il nostro giro tra le stradine del borgo, con soste ammirate negli angoli più suggestivi e un incontro con un milanese che si è innamorato di questo luogo decidendo di venirci a vivere.

Scendiamo con il pulmann a rotta di collo verso la statale jonica, per evitare a Daniela di perdere il treno che la riporterà a casa. A Brancaleone Carmine Verduci ci porta alla casa in cui il regime fascista confinò Cesare Pavese nell’agosto del 1935; arriva alla stazione con due carabinieri, condannato a tre anni di confino ma due anni gli vengono condonati. La sua stanzetta è come se l’avesse lasciata poco tempo fa; il cortile, il giardino, al di là la ferrovia, poi il mare, da lui considerato la quarta parete del carcere. “Del mare ho fatto la mia sputacchiera” scrive ad Augusto Monti suo professore al Liceo D’Azeglio. Nelle lettere alla sorella scrive”la gente di questi paesi è di un tatto e di una cortesia che hanno una sola spiegazione: qui una volta la civiltà era greca”; tiene ai giovani lezioni di latino e greco; qui inizia a scrivere il suo diario 1935-1950, Il mestiere di vivere. Nella chiacchierata che conclude la nostra visita scopriamo  che a Brancaleone alcune persone illuminate insieme a Carmine e  ai privati che hanno comprato la casa di Pavese, progettano e producono eventi e  iniziative di valorizzazione (le giornate pavesiane, un parco letterario allo stato embrionale, la biblioteca comunale intitolata a Pavese etc.) mantenendo contatti con la fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo.

Da stasera saremo per due notti all’ Hotel Altalia di Brancaleone. La cena ci riserva un invitante risotto al profumo di bergamotto e ottimo pesce.

Sabato 19 maggio

Noemi Evoli, guida ufficiale del Parco d’Aspromonte, resterà con noi oggi e domani e fino al termine del nostro viaggio nella Calabria greca. Oggi siamo in Bovesia, la Calabria grecanica, e Bova ne è la capitale. Poco lontano da qui, a Bova Marina, il ritrovamento di resti della sinagoga più antica in Occidente, dopo quella di Ostia antica, ha portato a nuove ipotesi sulla presenza ebraica in Calabria. Noemi ci illustra storia, tradizioni e feste popolari, (le Pupazze della Domenica delle Palme a Bova, la Varia a Palmi e tanto altro).  Il giro del paese parte da piazza Roma, su cui si fronteggiano palazzo Nesci e palazzo Marzano, appartenenti a due famiglie rivali (del primo, in pietra di colore rossiccio, si favoleggia fosse stato eretto con malta impastata col vino; il secondo ospita oggigiorno la sede del Municipio). Lungo il percorso ci imbattiamo in un affascinante museo della civiltà contadina a cielo aperto, ideato e realizzato da un imprenditore nativo di Bova, Saverio Micheletta, tornato nel paese d’ origine per promuoverne la valorizzazione. Poco più oltre, sulla soglia della piccola chiesa dello Spirito Santo ci accoglie con vivace comunicativa un diacono, che si definisce birituale latino e greco-bizantino (come a Chevetogne). Padre di nove figli (più tre in affido), discorrendo con noi ci racconta la storia di San Leo, che si fece monaco basiliano, e che nel santuario a lui dedicato è raffigurato con la scure di boscaiolo e con la pece che estraeva dagli alberi e che   miracolosamente si trasformava in pane per i poveri. Pian piano poi si sale al Santuario di San Leo (dall’alto ammiriamo il panorama incantevole), santo venerato sia qui sia ad Africo, che ne fa il suo patrono insieme a Bova e ne condivide le reliquie. Ma Africo – argomenta Noemi – è forse il più abbandonato e isolato paese di Aspromonte (si pensi ai collegamenti tradizionalmente assicurati da mulattiere); isolamento che però, in generale, ha contribuito alla sopravvivenza della cultura greca.  Oggi, grazie a associazionismo e volontariato, le comunità sono riuscite a riprendersi. Un episodio significativo: il preside Minuto sente gli alunni parlottare greco, subito però azzittiscono come se fosse una vergogna da nascondere. La completa latinizzazione, con la fine del rito greco, si fa generalmente risalire al 1571. La Cattedrale, nel punto più alto del paese, e collegata con la punta rocciosa su cui sorgeva l’antico castello, era originariamente di impianto normanno, ma appare  ricostruita in epoca recente, avendo subito  terremoti devastanti.

Al momento di salire sul pulmann, il sindaco, Santo Casile, si congeda da noi così: Fate cose buone e andate in pace. Ma la bellissima Bova ci riserva ancora uno dei piatti forti del nostro viaggio, dedicato alle lingue minoritarie: il museo della lingua greco-calabra Gerhard Rohlfs. Di lui ormai già in età avanzata mi resta un ricordo molto nitido, negli anni precedenti al mio trasferimento da Brindisi a Bari, nei frequenti incontri in cui l’illustre studioso veniva invitato (di qua e di là, molto spesso alla biblioteca De Leo) a conferire sui suoi studi, offrendo all’uditorio gemme di sapienza e di semplice e cordiale umanità. E’ bello ritrovare in questo piccolo ma ricco e documentato museo le tracce del lavoro immenso di questo tedesco che si spinse attraverso lo studio dei dialetti molto più avanti di tanti italiani nell’analisi delle più remote fonti culturali del nostro Meridione. Tanto da intrecciare con la gente di questi luoghi profondi legami di amicizia! Qui ritroviamo tutto il lessico di antichi costumi e tradizioni popolari (immancabili pupazze, musulupa e simili) e per finire le splendide fotografie scattate dallo stesso Rohlfs nei suoi goethiani viaggi in Italia, dove alle figure femminili si sostituiscono   uomini travestiti con l’intento di preservare le donne di famiglia dall’esposizione (peccaminosa!) in pubblico.

Del pranzo grecanico della Cooperativa San Leo, tutto buonissimo e genuino, e condito da un’atmosfera indimenticabile di ospitalità e accoglienza, ricorderò la lestopitta, sorta di frittella fatta con un impasto semplice a base di acqua e farina, che piace a tutti. Ci facciamo dare la ricetta per rifarla a casa ma i risultati, chissà….

Mentre la strada si inerpica verso Pentedattilo, Noemi ci racconta del suo impegno di lotta nel movimento No Carbone per opporsi alla costruzione di una centrale a carbone nel territorio della provincia di Reggio Calabria.  Pentedattilo, appollaiata sulla roccia, è una mano ciclopica dalle cinque dita. Ne scriveva così Edward Lear, in Diario di un viaggio a piedi: La visione è così magica che compensa di ogni fatica sopportata per raggiungerla .. selvagge e aride guglie di pietra lanciate nell’aria in forma di una gigantesca mano contro il cielo…mentre l’oscurità e il terrore gravano su tutto l’abisso circostante. Dal terremoto del 1783 in poi è stata progressivamente abbandonata, ma oggi, riscoperta da giovani e associazioni, Pentedattilo va conoscendo una nuova giovinezza grazie anche al contributo di volontari provenienti da tutta Europa. Non è un caso che per le sue stradine ci imbattiamo ben presto in una simpatica signora francese che qui si è trovata una casa ed è seriamente intenzionata a venirci a vivere. Noemi ci impartisce pillole di storia (importante centro greco-romano in posizione strategica. dominazione bizantina. poi normanna poi le baronie la strage degli Alberti etc..) e noi ci muoviamo tra le piccole botteghe artigiane, che espongono i caratteristici tessuti fatti con la comune ginestra (e non con la ginestra dei carbonai), la chiesetta dei santi Pietro e Paolo, il bar dove ci offrono, senza nulla chiedere in cambio, un goccio di Kephas (digestivo a base di alloro, liquirizia e finocchietto).

Stasera, dopo cena, il programmato incontro con Carmine Verduci e Sebastiano Stranges, studioso di civiltà armena, con proiezione di filmati sul territorio della Calabria greca.

Domenica 20 maggio

Lasciata Brancaleone (che tra le sue attrazioni comprende il centro di recupero e nidificazione delle tartarughe marine), riprendiamo la strada costiera, ripassando sotto il faro di Capo Spartivento, tra un susseguirsi di filari di alberi di bergamotto, per poi inoltrarci nell’interno tra le foreste dell’Aspromonte. C’è un po’ di foschia, sì da intravedere appena il profilo dell’Etna. L’ultima meta in terra calabra è il Cippo Garibaldi a Gambarie, che ricorda l’episodio successivo alla spedizione dei Mille (1862) quando Garibaldi, nell’intento di raggiungere Roma con un manipolo di volontari (al grido di O Roma o Morte), nello scontro con le truppe piemontesi viene ferito in Aspromonte (e sembra che i medici garibaldini con grande perizia gli abbiano salvato la gamba). Oltre che il mausoleo (nel complesso assai poco interessante) osserviamo anche a distanza ravvicinata il pino larice dove l’eroe dei due mondi venne adagiato; albero che si presenta con un profondo incavo, probabilmente fatto per la raccolta della pece anticamente usata come combustibile.

E, dulcis in fundo, il pranzo nel ristorante Bucaneve a Gambarie, prima di riprendere la strada del ritorno.

* Vecchia Calabria (Norman Douglas)

* Recherche (docu Calabria presentato a Cannes

* Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi

 

Diario di viaggio. La Tuscia. Marzo 2019

Itinerari, Itinerari viaggi 18-19, notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

 

      Diario di viaggio

     LA TUSCIA

     28 – 31 marzo 2019

 A cura di Angela Mengano

Il clou del nostro viaggio è centrato sull’incontro, fissato per sabato, con Graziella Chiarcossi, cugina di Pier Paolo Pasolini e moglie di Vincenzo Cerami, noto scrittore e sceneggiatore. L’abbiamo conosciuta a Bari, qualche mese fa, e da questo incontro è nata l’idea di una visita a Torre di Chia (Viterbo), nella casa-rifugio che permise al poeta di allontanarsi dalla città per lavorare come desiderava, in mezzo alla natura, negli ultimi anni di vita. Fu il luogo dove scrisse Lettere luterane e Petrolio, l’ultimo libro rimasto incompiuto.

Giovedi 28 marzo

Il gruppo in partenza da Bari è composto da 28 partecipanti; abbiamo a disposizione un pulmann da 32 posti che ci permetterà di muoverci in modo più snello nella viabilità a volte impegnativa delle piccole tortuose strade dell’interno. Pausa caffè verso Mirabella Eclano, pausa pranzo in autogrill quando siamo già nel Lazio. La prima meta é Orte, blocco di roccia tufacea che si avvista con una certa emozione da lontano.  E subito, come un pugno nell’occhio, la visione è turbata nello scorgere proprio davanti al bel profilo della città un brutto palazzo, forse anni ’60, costruito in barba a ogni criterio di estetica ancor prima che al rispetto della legge. La stessa emozione disturbata che dovette provare Pasolini il quale – nel documentario RAI del 1973 – sceglie di parlare della forma della città per lanciare strali contro un abusivismo edilizio che già allora, negli anni del boom economico, cominciava a manifestarsi deformando e imbruttendo il paesaggio.  In paese ci aspetta Riccardo Arseni, che ci farà da guida per tutto il pomeriggio. Nel frattempo ci hanno raggiunto Michele e Patrizia che parteciperanno con noi alle escursioni programmate. Qui a Orte visitiamo la città sotterranea, con l’affascinante colombaia, il pozzo di neve raccolta sui monti circostanti, utilizzato come frigorifero per alimenti e farmaci, la cisterna di acqua verdissima; dai belvedere affacciati sui fianchi della roccia si gode di una magnifica vista sul Tevere, e Riccardo ci indica in basso reperti archeologici dell’antica Orte, e in lontananza l’Umbria.

IMG_2643

Nel centro storico, tanti punti d’ interesse come la chiesa di San Silvestro, con il magnifico campanile romanico; la quattrocentesca Casa di Giuda, così detta per essere appartenuta a un personaggio traditore della comunità, al quale vennero perciò confiscati i beni; il cinema dedicato a Filoteo Alberini, pioniere della cinematografia mondiale, inventore della prima macchina cinematografica, il kinetografo, nell’anno precedente all’invenzione dei fratelli Lumiére. La guida Riccardo, vedendomi prendere appunti, di tanto in tanto mi sprona a modo suo: Scrivi Giovanna, scrivi… A Orte, ci dice, 800 sono gli abitanti rimasti (al che Franca F.  aggiunge sottovoce: Più noi, 829). Una veloce visita alla Cattedrale, nella piazza principale, poi l’assaggio di un gelato buonissimo. Un piccolo bassorilievo posto come architrave su di una porta desta la nostra attenzione; raffigura, ci dice Riccardo, i sette dormienti, forse in riferimento al martirio dei sette dormienti di Efeso. Da stasera pernottiamo al Balletti Hotel di San Martino al Cimino, lo stesso che ci ospitò sei anni fa. La cena è nel ristorante “La Tavernetta del Cavaliere”, annesso all’Hotel ma anche aperto alla clientela esterna, veramente eccellente.

Venerdi 29 marzo

Anche Vitorchiano, come Orte, ha origini etrusche. La visita alla città, presente nella hit parade dei borghi più belli d’ Italia, inizia di buon mattino con la nostra guida, la brava e vivace Chiara Zirino. Anche nel viaggio di sei anni fa in Alto Lazio avevamo programmato di venirci, se la neve caduta abbondantemente non ce lo avesse impedito.  Per una prima impressione del luogo da un punto di osservazione strategico, Chiara ci conduce al belvedere su cui campeggia il Maori, gigantesca scultura realizzata nella caratteristica pietra locale – il peperino – da undici maori giunti fin qui dall’Isola di Pasqua e ospiti di una puntata del programma TV “Alla ricerca dell’Arca” nel 1990. Prima di spostarci dal belvedere non ci sottraiamo al rito coniato per i turisti: toccare l’ombelico del Maori porta fortuna.

 IMG_2669

 Da questo punto di osservazione Vitorchiano appare uno straordinario e armonico insieme di case e roccia peperina. Chiara ci indica in lontananza, in posizione scoscesa, un puntolino bianco: é la chiesetta di san Michele, aperta solo l’8 maggio nella ricorrenza della festa del santo. Paese festaiolo, Vitorchiano; ce ne sono tanti di eventi e sagre, tra cui “Peperino in fiore”, dedicato alla floricoltura, con la presenza sul posto di un centro botanico con la più vasta collezione di peonie che si conosca. Peccato non poterle vedere, ci dice Chiara, perchè al momento non ancora fiorite! Dal belvedere ci spostiamo in paese. Osservando le mura di cinta della città, Chiara ci fa notare la merlatura ghibellina a coda di rondine. Entriamo nella parte rinascimentale del borgo da porta Roma, lato sud.  Sosta imperdibile al bar per gustare il “caffè con la cremina”, poi percorriamo via Arringa, la più larga del paese. Qua e là, sulle porte, stemmi in peperino: quello con lupa romana ci ricorda l’antica amicizia tra Vitorchiano e Roma (il Senato Romano la proclamò “terra fedelissima all’ Urbe”).

IMG_2829

Sulla piazza domina il Palazzo comunale, realizzato dai maestri comacini.  Alcune locandine affisse alle pareti ci raccontano del rapporto di Vitorchiano con il cinema (scene girate qui, con Gassman e Montesano da Armata Brancaleone di Mario Monicelli e da Il prode Anselmo e il suo scudiero di Sergio Corbucci).  Ad un lato della piazza un abbeveratoio per gli animali.  In tutta la Tuscia – ci racconta Chiara – come peraltro in vaste zone della penisola, esisteva un mestiere oggi dimenticato, quello delle lavandaie. Notevole la monumentale fontana a fuso, in stile viterbese, con il giglio dei Farnese; curiosa una iscrizione datata 1320, posta nella parte inferiore della Torre dell’Orologio, alle spalle della fontana, che reca inciso a caratteri gotici un bando municipale che vieta agli assassini e ai traditori di dimorare nel Comune.  Saliamo in cima alla Torre medievale, molto ben restaurata, per poi ridiscendere al primo piano nella Sala Consiliare, ricca di bei dipinti.

IMG_2827  IMG_2679 Fontana monumentale

Merita  una sosta la trecentesca chiesa di Santa Maria Assunta:  bel campanile; facciata munita di riccioli, da Chiara presentati come “ gattoni rampanti” e qui scopro la mia ignoranza in materia: termine architettonico a me sinora sconosciuto, si  impara sempre qualcosa di nuovo;  tavola  con l’immagine della Madonna,  ritrovata  da  contadini, che è occasione per ricordare la tradizione tutta locale delle madonne “vestite” portate in processione in macchine monumentali lignee appositamente costruite, per lo più settecentesche. Sull’ altare un Crocifisso che, all’epoca del restauro, ha rivelato anche l’identità dell’autore per il ritrovamento fortuito, all’interno della statua, di un biglietto con nome e data: Giovanni Parisino fecit, 1590.  Percorrendo le strade, Chiara ci indica ancora alcuni edifici interessanti anche da un punto di vista storico, come la Casa del Vescovo, con il caratteristico “Profferlo” (monumentale scalone esterno); la Casa della Maga; la Casa del Rabbino; la Porta della Vergogna. La sosta pranzo al Just, attiguo a un centro commerciale appena all’esterno dell’abitato di Vitorchiano, prelude alla visita del Monastero dove le monache trappiste, in un’oasi di pace e silenzio, producono gustose marmellate artigianali e varie altre golosità che vale la pena di assaggiare e portar via.  Elisa sceglie il Coenobium, prodotto con metodo naturale dalle stesse trappiste, vino che stasera con gesto squisito offrirà a tutta la compagnia per un allegro brindisi.  Per la visita di Soriano nel Cimino abbiamo appuntamento con Fabrizio, componente di una cooperativa di laureati nella facoltà di Beni Culturali dell’Università di Viterbo nonché narratore di comunità, davanti all’imponente cancellata sormontata da un arco di pietra del Palazzo Chigi Albani. Edificio che secondo Italia Nostra sarebbe a rischio di crollo, causa stato di abbandono per il succedersi nei secoli di proprietari diversi, Altemps, Albani, Chigi.  Ma fu Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento, ad avviarne la costruzione. Insignito dal Papa del feudo di Soriano come premio per avere ospitato a Trento il Concilio, fu uomo di corte, grande mecenate e amico di letterati, dotato di grande gusto estetico (anche il bellissimo Palazzo delle Albere a Trento, intravisto dal MUSE quando lo abbiamo visitato nel 2013 era stato fatto da lui costruire). Tiziano ne fece un ritratto.  Per un approfondimento sulla sua figura andrebbe letto il lavoro di Carla Benocci sugli Otia dei Madruzzo, segnalatoci da Fabrizio.  Il palazzo Chigi Albani nel 2005 diviene proprietà del Comune di Soriano, che ne ha avviato il recupero. Purtroppo allo stato attuale non é visitabile; possiamo solo ammirare in tutto il suo splendore la Fonte Papacqua con le sculture monumentali su temi mitologico-allegorici che mi hanno fatto pensare alle bizzarrie della vicina Bomarzo. E alla fine le scuderie, che ospitano il centro documentale-biblioteca Tusciae Res e la pinacoteca Lucio Ranucci, artista locale di forte impatto espressivo, che ha operato in prevalenza nei paesi latino-americani (evidente nelle sue opere é l’influsso dei muralisti messicani).

Prima di lasciarci (ma con lui saremo ancora insieme domani a Chia) Fabrizio ricorda il sogno di Pier Paolo Pasolini, da lui a lungo coltivato e sostenuto,  della nascita di  una Università della Tuscia, con sede a Viterbo, che in effetti è stata creata nel 1979. Stasera a cena ho apprezzato particolarmente, tra gli altri ottimi piatti, la  minestra di ceci e cicorie. E dopo il già citato brindisi con il Coenobium delle suore trappiste offerto da Elisa, intermezzo musicale al pianoforte, con canzoni e inni.

Sabato 30

Dal Balletti Hotel di San Martino a Torre di Chia, dove Eleonora ci guida lungo un sentiero boscoso che porta alle cascate, luogo scelto da Pasolini per girare la scena del Battesimo di Gesù nel Vangelo secondo Matteo.

IMG_2777 Torre di Chia

Racconta Enzo Siciliano nel suo “Vita di Pasolini”, ”..il  Giordano venne trovato tra Orte e Viterbo in una fessura scavata da un torrente tra rocce aspre e selvagge..”.  Del castello di Colle Casale o di Chia si hanno notizie sin dal 1220-60 circa.  Pier Paolo, venendo a girare qui, scoprì il rudere in stato di abbandono e se ne innamorò; ritornandoci spesso, qui veniva a disegnare, si sentiva libero di lavorare lontano dal chiasso della città, finchè riuscì ad acquistare la torre all’inizio degli anni ’70, affidando il progetto di ristrutturazione a Dante Ferretti, grande scenografo e suo collaboratore in tanti film. Eleonora ci raccomanda di fare attenzione al fango che in qualche punto rende scivoloso il terreno. Lo scenario è evocativo e emozionante.

IMG_2756 Cascatelle

Dalle cascatelle raggiungiamo il primo dei vecchi mulini, tornando poi sui nostri passi per la proiezione – introdotta da Fabrizio (nostra guida ieri a Soriano) – del bellissimo “Pasolini e la forma della città”, di cui avevamo già parlato nel corso della nostra visita a Orte.  Negli ambienti luminosi della casa-torre, Graziella Chiarcossi ci accoglie con generosità e ospitalità squisite.  Una corrente empatica scorre tra noi mentre parliamo – dopo un gradevole break a base di cose buone e un buon bicchiere di vino – di tanti argomenti, ripercorrendo la vita e le opere di Pasolini..il lavoro di Graziella nella Fondazione intitolata al poeta…il parco letterario, che fatica a decollare per le solite ragioni di burocrazia e di miopia… e tanto altro.  Alla domanda se lei vede degli eredi di Pier Paolo, Graziella risponde di no, che crede piuttosto nei maestri; lei, filologa, ha avuto Aurelio Roncaglia, Pier Paolo aveva Roberto Longhi; ma quanti ce ne sono oggi di questi? Tra domande e riflessioni il tempo vola, arriva il momento di ripartire. Ringraziamo Graziella, salutandola con l’augurio di rivederla presto.

IMG_2789 L’ospitalità di Graziella Chiarcossi

Seduti ai tavolini del caffè di Soriano inondati di sole, nella piazza principale di fronte alla collegiata di san Nicola aspettiamo che ci raggiunga Valerio, per salire con lui dall’arco monumentale che immette nella città vecchia fino al Castello. Mentre avanziamo, Valerio ci dà alcuni cenni storici su Soriano, prendendo spunto da quello che incontriamo lungo la strada (chiese, fontane, palazzi) e inserendo nel racconto tasselli inediti, per esempio sui personaggi che hanno amato e frequentato Soriano (Fabrizio De André, Luigi Pirandello..).  Il Castello si erge imponente davanti a noi: fu fatto costruire da Papa Niccolò III Orsini, che Dante colloca nel girone dei simoniaci (Inferno canto XIX) per aver egli brigato in modo da favorire i più stretti parenti; donde il termine “nepotismo”.

IMG_2807

Grandioso il panorama che si distende sotto i nostri occhi dagli spalti del Castello; é plausibile che l’Orsini abbia scelto Soriano come borgo fortificato per difendersi da possibili attacchi esterni. In fondo alla pianura, in basso di fronte a noi, si può scorgere la sagoma slanciata della Torre di Chia, e in lontananza il monte Soratte, che avevamo già avvistato da Caprarola nel 2013, andando a visitare palazzo Farnese; ma anche il Terminillo..le Marche..il Gran Sasso. Valerio ci mostra   le anguste celle che da metà Ottocento fino agli anni 80 del secolo scorso ospitarono detenuti.  Ci fa notare il verso dei blocchi nelle murature del castello, che se disposti verticalmente rivelano una costruzione più antica.  In ultimo c’è da vedere la sala delle armi, (architettura nordica, azzarderei normanno-gotica) con volta di ingresso affrescata con motivi tardo- rinascimentali. Concludiamo la visita al Castello con un fuori-programma molto simpatico, una bella mostra, “Dagli Organetti alle Macchine Parlanti fino al vinile”, curata da Mario Valentini, appassionato collezionista di una messe immensa di strumenti per la riproduzione musicale, dai dischi di cartone forati agli organetti ai fonografi a tromba fino alle vecchie radio e ai juke box che hanno accompagnato la nostra giovinezza. Siamo eccitati e divertiti mentre il bravissimo curatore ci fa riascoltare canzoni del tempo che fu, e alla fine ci lanciamo in un allegro vortice di danza.  Bernardo – folgorato come tutti da tanta musica – organizza una serata musicale a base di vecchie canzoni, con l’aiuto di Google per la ricerca dei testi. Così dopo cena ci riuniamo nella hall, la direzione ci autorizza ad aprire il pianoforte e il concerto ha inizio, con tanto di accompagnamento corale, nell’allegria generale.   E per l’occasione mi metto in lamé.

IMG_2814

Domenica 31

La partenza – e il saluto al confortevole Balletti Hotel di San Martino al Cimino – non impedisce a uno sparuto drappello di cinque valorosi di aprire la giornata con la “camminata meditativa” proposta da Bernardo e che noi tutti ci ripromettiamo, con maggiore o minore convinzione, di fare prima o poi. Volgiamo sulla via del ritorno. L’ultima tappa é Montecassino, da Gregorovius definita “Atene medievale nella notte di molti secoli”.  La gradevolissima pausa – pranzo al Querceto, azienda a carattere familiare dove ci vengono offerte tante cose buone e genuine in mezzo agli alberi, è una buona premessa per affrontare, con la guida di Anna Maria Priora, la salita all’ Abbazia, ricostruita integralmente dopo il bombardamento che la rase al suolo.  La collina è tutta rosseggiante di alberi di Giuda che evocano la leggenda cristiana.  E la guida viene incontro a tutte le nostre curiosità, raccontandoci di Marco Terenzio Varrone e della sua villa ormai invasa dalle erbacce; e di   Numidia Quadratilla,  (I sec. d.C., una donna costruttrice nell’antichità classica!) che fece costruire a sue spese l’Anfiteatro e il Tempio per la popolazione di Cassino. La strada intanto interseca elementi interessanti, tra cui il teatro romano, la Rocca Janula, imponente fortezza medievale, il monumento alla pace di Umberto Mastroianni, che si distingue appena da lontano, nel paesaggio roccioso, come una macchia indistinta di color cioccolata: rappresenta l’implosione di una bomba, e oggi il suo valore fortemente simbolico é mortificato in ugual misura dall’incuria e dall’ infelice collocazione: poteva essere trattato con più riguardo!

IMG_2855  Abbazia di Montecassino

Scopriamo che l’Abbazia sorge a 575 metri sul livello del mare, anche se la posizione dominante la fa sembrare molto ma molto più alta!  La guida ci ricorda la vicenda tragica della battaglia di Montecassino nella seconda guerra mondiale, come non fossero bastate le prove che la storia le aveva riservato, se è vero (come é vero) che ben quattro volte l’Abbazia venne distrutta, dai Longobardi prima (580 d.C.), dai Saraceni poi (nell’ 883), a causa di un terremoto (1349) e infine per la quarta volta nell’inverno del 1944 a causa del bombardamento alleato. E’ significativo notare come al momento della ricostruzione i cittadini vollero che ancor prima della città rinascesse l’Abbazia, ricostruita com’era e dov’era.  La nostra guida, molto brava e competente (scoprirò tra l’altro che ha fatto una tesi su Ildegarda di Bingen!! ) ci accompagna nella visita e insieme a una serie di informazioni  sulla storia di questa grande abbazia fondata da san Benedetto ci fa notare una serie di punti interessanti:  nel primo chiostro dedicato a san Martino di Tours  la statua di Attilio Selva raffigurante la Morte di San Benedetto, donata da Konrad Adenauer per riconoscenza verso i monaci;  la Loggia del Paradiso con il belvedere affacciato sulla valle del Liri e il chiostro detto del Bramante con  la cisterna  e le due statue di san Benedetto e Santa Scolastica;  in cima alla scalinata il chiostro dei Benefattori circondato dalle statue di papi e sovrani munifici con l’ Abbazia, tra cui Carlomagno e i genitori di san Benedetto  e santa Scolastica;  il portale della chiesa, fatto realizzare a Costantinopoli (1066);  nella chiesa, che andò interamente distrutta nei bombardamenti, solo il pavimento rimase intatto perchè protetto dalle macerie del tetto crollato; sulla facciata interna,  il grande  affresco perduto di Luca Giordano é stato sostituito da  La gloria di san Benedetto  di   Pietro Annigoni;  l’opera di ripristino delle decorazioni fu da lui portata avanti negli anni ’80 e per soli quattro anni fino alla sua morte;  ora  viene proseguita, ma a rilento, da Sergio Favotto, artista con  studio a Venezia. Last but not least, va ricordata la biblioteca, un patrimonio di valore incalcolabile di oltre 200.000 volumi, miracolosamente salvati insieme a una serie di documenti e valori trasportati in tempo utile con 17 camion messi a disposizione dai tedeschi a Roma, in Vaticano, quindi in territorio neutrale. Oggi non è accessibile al pubblico ma solo agli studiosi.  Questa immensa ricchezza, del resto, é affidata alla custodia di pochi monaci, quelli rimasti ancora oggi nell’Abbazia, il cui numero non sembra noto ma pare ammonti a poche unità.

 IMG_2781

 

 

 

 

Le Isole Tremiti di Lucio Dalla. Diario di Viaggio

Itinerari viaggi 18-19, notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

Diario di viaggio

LE ISOLE TREMITI di Lucio Dalla

 3 – 6 giugno 2019

 

A cura di Angela Mengano

Lunedì 3 giugno

Siamo una trentina alla partenza da Bari.  A Barletta si uniscono al gruppo Anna e Bernardo. Lucia ci introduce al viaggio con letture, tra cui Levantazzo di Antonio Mallardi, racconto di mare ambientato nelle Tremiti, e con una canzone di Lucio Dalla, La casa in riva al mare, sogno di libertà di un detenuto. Lucio Dalla ha molto amato le isole Tremiti, venendovi in vacanza sin da bambino; qui ha inventato un festival del mare, “Il mare e le stelle”.

Dopo la pausa caffè verso il Gargano, sostiamo a Lesina nel Centro Visite Parco Nazionale del Gargano, guidati da Giacomo, Selena e Luisa – con un video anni 60 – attraverso le meraviglie naturalistiche del territorio. Scopro qui anche curiosità, per esempio che l’agar agar usato come addensante in cucina nella preparazione dei dolci si estrae da una particolare alga che cresce qui, la Gracilaria verrucosa.

Il pulmann ci lascia al porto di Termoli per l’imbarco – dopo una breve pausa “rifocillante” – sulla nave Isola di Capraia della compagnia Tirrenia, festosamente invasa a bordo da torme di ragazzi in età scolastica, ospiti di un progetto di scrittura creativa curato da BIMED.

.casa Lucio Dalla  Casa di Lucio Dalla

IMG_7605 (1)

San Domino e l’hotel Eden ci danno il benvenuto. Una navetta ci porta su fino all’albergo; alcuni di noi, lasciati i bagagli in navetta, preferiscono salire a piedi, attraverso la pineta intrisa di profumi (é una passeggiata di pochi minuti). Una pausa relax e si va subito in giro. Dalla piazzetta dove Luna Matana offre un ottimo gelato artigianale scendiamo fino alla omonima Cala Matana, rendendoci subito conto che il mare delle Tremiti non è facile a raggiungersi. Bisogna conquistarselo a fatica. Seminascosta nel verde sta la casa di Lucio Dalla; scopriremo poco a poco che tutta l’isola é disseminata di segni della sua presenza, con targhe e mattonelle recanti suoi pensieri, e anche qualche scultura a lui dedicata. La cena si tiene sul terrazzo dell’albergo con magnifica vista sull’abbazia di San Nicola, proprio di fronte a noi. Questa sarà l’ultima delle fresche serate autunnali.  Da domani arriva l’estate!

Isola San Nicola       foto di gruppo le Tremitesi

Martedi 4 giugno

Stamattina partiamo all’ esplorazione delle isole con Carmela, bravissima guida, molto competente e preparata e con la sua narrazione interessante e ricca di spunti sulle diverse isole. Un barcone ci traghetta da San Domino a San Nicola, la più storica tra tutte le isole dell’arcipelago. L’ultima isola, tanto distante da non essere vista dal nostro punto di osservazione, ma anche per la sua piattezza, è Pianosa. Carmela, che abita a Peschici, ci racconta che dalla sua casa vede a volte da un lato tutte le isole fino a Pelagosa, già croata, dall’ altro la Maiella innevata; e allora le sembra di essere in preda a una allucinazione.

Sbarcati a San Nicola lentamente ci inerpichiamo sulla scalinata che conduce alle fortificazioni e al complesso abbaziale. La storia dell’arcipelago è complessa e tormentata, dai greci ai romani, dall’ originario insediamento benedettino ai cistercensi, dai lateranensi agli angioini ai borboni; luogo di confino e colonia penale. Qui furono relegati Paolo Diacono nel 780 esiliato da Carlomagno; un pugno di libici contrari alla colonizzazione italiana, ora sepolti in un cimiterino in fondo all’ isola di San Nicola; centinaia di omosessuali deportati da Mussolini per “ripulire” il territorio nazionale. Infine, nel 1987, l’inquietante mossa di Gheddafi che rivendica alla Libia le isole. Ma nel frattempo, dalla fine degli anni ’60, con il boom economico, era arrivato il turismo.

Faro Tremiti Isola di San Nicola. Il faro

Carmela ci fa intravedere i chiaroscuri di questo territorio: l’acqua bene primario per una società che vuol definirsi civile qui non c’è, o meglio arriva dalla terraferma. Qui tutto è trascurato. Lucio Dalla si era proposto come sindaco ma non l’hanno voluto. Quando teneva i suoi concerti sulla spianata dell’Abbazia i traghetti partivano anche di sera per portare la gente. E al riparo del torrione angioino il nostro gruppo si ferma a discutere. Lucio Dalla fa discutere.

Entriamo nella chiesa dalla bella facciata rinascimentale in pietra d’ Istria e subito ci colpisce il pavimento a mosaico dell’undicesimo secolo con grifi, uccelli, cervi, elefanti e motivi vegetali, in tutto simili a quelli coevi. La chiesa è spoglia come si conviene a una chiesa romanica ma è anche vero che le truppe francesi misero tutto a soqquadro portando via dipinti e altro! Rimangono il polittico ligneo intagliato in oro zecchino con la raffigurazione di tutti i santi del Gargano; il Cristo in croce, greco bizantino, con una espressione serena sul volto; la scultura lignea della Madonna molto venerata qui e portata in processione (ma questa più pregiata rimane al suo posto e in processione ci va la copia che si trova nella cappelletta). Attraverso i due chiostri, il cistercense e il lateranense, arriviamo al belvedere che fa spaziare lo sguardo verso l’alto mare aperto, il mare Adriatico. Qui il gruppo si frammenta per lo spazio libero da riempire a volontà; ci sarà prima dell’imbarco tempo per rilassarsi assaporando un boccone ma anche per l’esplorazione dell’isola che alcuni di noi percorreranno in lungo e in largo fino al  mausoleo dei libici deportati nel 1911; alcuni fino alla tomba di Diomede scavata nella roccia tra storia e leggenda.

IMG_7626 (1) Il pavimento a mosaico     Risultato immagine per isole tremiti chiesa romanica Polittico ligneo    IMG_7611 (1)  Santuario di S.ta Maria a Mare

 

Poi il bellissimo giro in barca in pieno sole intorno alle due isole principali, San Nicola e San Domino.  Nel versante sud di Capraia ci viene indicato il punto in cui è sommersa la statua di padre Pio da Pietrelcina, ma mi sembra difficile anche solo scorgerne i contorni; è a 14 mt di profondità, opera dello scultore Mimmo Norcia. Il profilo di san Domino, costellato di grotte, è emozionante. C’é la spiaggia dei Pagliai; la grotta delle Rondinelle; il faro molto mal messo che fu teatro dell’attentato del 1987 ricollegato alla demenziale rivendicazione di Gheddafi sull’ isola – ancora oggi però nel mistero a distanza di trent’anni e più – la grotta delle Viole; lo scoglio dell’Elefante; la punta delle Diomedee. Rientrando nel porticciolo di san Domino c’é ancora il tempo di fare un bagnetto nell’acqua freddissima dell’attigua caletta delle Arene.

IMG_7601 (1)

La cena di stasera viene anticipata per permetterci l’uscita in barca. Siamo a giugno e il sole é ancora alto, possiamo così ammirare dalla terrazza l’ammaliante visione dell’isola di San Nicola inondata di sole.

Viene poi il momento forse più emozionante dell’intero viaggio, la barca che si avvicina a motore spento alla punta delle Diomedee, in assenza di luna a rendere ancora più brillante e leggibile il firmamento. Avvicinarsi e restare in ascolto di centinaia di uccelli: suono inconfondibilmente avvertito come diverso dal canto dei gabbiani, simile piuttosto a un vagito infantile, veramente impressionante, indimenticabile. E tutto questo mentre sulla superficie del mare brillano impercettibili punti luminosi appena percepibili allo sguardo. Ci viene spiegato che si tratta del plancton, il che probabilmente dimostra l’ottimo stato di salute di questo mare.

IMG_3214 (1)

Mercoledì 5 giugno

Mattinata libera fino alla partenza per Peschici. Così ci dividiamo tra spiagge e pinete.

Poi risaliamo in albergo, dove ci vengono gentilmente messe a disposizione alcune stanze per rinfrescarci e ricoverare i bagagli fino al momento della partenza.  Ci vuole poco più di un’ora per attraversare il braccio di mare tra San Domino e Peschici ma lo scirocco infuria con onde sferzanti e davvero non vediamo l’ora di arrivare. Il mio vicino di posto, originario di Rodi Garganico, é qui con la sua compagna tedesca in vacanza e mi coinvolge nei suoi ricordi indicandomi dal mare il suo paese e la spiaggia dove, bambino, veniva ripreso in braccio alla Lollobrigida sul set del film “La legge” di Jules Dassin.

Finalmente entriamo nel porto di Peschici dove ci accoglie il delizioso Hotel Elisa, molto confortevole, gestito con grande professionalità e affabilità e arredato con gusto. Scopriamo tra i quadri appesi alle pareti un’opera di Alfredo Bortoluzzi, pittore e coreografo, artista tedesco formatosi nella Bauhaus di Dessau e vissuto a Peschici per 40 anni fino alla sua morte.  Chiacchiero un po’ con il titolare dell’albergo, che mi racconta di averlo conosciuto e di possedere diversi quadri dell’artista.

La cena è ottima, tutto gustoso e preparato con molta cura, sapori autentici soddisfano anche i palati più esigenti.

Concludiamo la giornata con una passeggiata nel centro storico, vivacemente animato

Giovedi 6 giugno

Dopo la prima colazione, servita con torte buonissime fatte in casa, Carmela ci raggiunge per la visita di Peschici, con partenza dal Cimitero, dove é la tomba – interamente decorata con mosaici – di Alfredo Bortoluzzi, qui sepolto insieme al suo compagno di vita, Fritz Lang (tenore, omonimo del famoso regista). Il piccolo mausoleo, interamente decorato a mosaico, è meta di turismo culturale anche da parte di numerosi turisti tedeschi. Bortoluzzi aveva scelto di vivere a Peschici dopo avere vagabondato per mezza Europa, e qui ha lasciato segni tangibili della sua opera artistica. Dopo la sosta al caffè in piazza, entriamo nel centro storico. All’interno della chiesa madre, singolarmente dedicata al santo profeta Elia, Alfredo Bortoluzzi ha creato la sua Via Crucis. Noi entriamo per vederla, il parroco apre le braccia sconsolato: Qui tutti vengono per Bortoluzzi, non per il Signore.  Lucia interviene a difendere le ragioni dell’arte e della bellezza come degne di uguale rispetto e attenzione. Carmela riferisce che il culto di sant’ Elia sarebbe legato all’ invasione delle cavallette come punizione divina, risolta secondo la leggenda dal miracolo della statua del santo portata in processione dai peschiciani.  Altri punti di interesse, la casa Libetta, il Castello (nient’altro che un recinto baronale), la chiesa del Purgatorio (affresco interessante sul soffitto, purtroppo notevolmente degradato). Prima di lasciare Peschici, ne approfittiamo per prendere  qualche souvenir. Trovo interessanti le ostie ripiene, dolce tipico del Gargano.

Tomba Alfredo Bertoluzzi Tomba di Alfredo Bortoluzzi

Magnifico pranzo al ristorante Maria, in collina, concluso con la torta a sorpresa per Renata, che oggi festeggia il suo compleanno. A tavola racconto a Carmela del libro Pan’ e Pomodor di Ian Mc Ewan. Il paesaggio del Gargano con la sua bellezza selvaggia ci accompagna nelle ultime ore di viaggio. Un’ultima sosta ci darà la possibilità di riammirare la sempre affascinante installazione di Edoardo Tresoldi nel sito della magnifica basilica paleocristiana di Santa Maria di Siponto.                                                                

Comunicato. Ottobre 2019

Attività Adirt, Flash, notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

Comunicato

Ottobre 2019

 

Riprendiamo le attività augurando a noi tutti un  Buon Anno sociale durante il quale si rinnoveranno gli organi collegiali della nostra associazione.

 Martedì  8 ottobre, ore 18.00, in sede

“Con il libro in mano”

Dopo la lettura delle tre Cantiche della “Commedia” di Dante, quasi in continuità lungo sentieri impervi, quest’anno si comincerà a leggere “Ulisse” di James Joyce.

La prof.ssa Patrizia Ripa ci accompagnerà a scoprire un autore importante e complesso.

La traduzione consigliata per poter seguire la “lettura ad alta voce”, che faremo insieme, è quella di Enrico Terrinoni.

 

Martedì  15 ottobre, ore 17,30, in sede                   

Proiezione e racconto del nostro viaggio di studio 

Weimar, Dessau, Berlino,Cent’anni di Bauhaus”, la più rilevante scuola di arte e design del XX secolo, progetto utopistico e grande catalizzatore dell’avanguardia europea, segno indelebile in tutto quello che ci circonda ancora oggi.

Presentazione nelle sue linee generali del programma annuale con  interventi e proposte dei soci.

 

Martedì  22 ottobre, ore 17,30, in sede

LeggerMente: gruppo di lettura

 

Sabato 26 ottobre, partenza ore 8.30 Largo Sorrentino,  ore 8.40  Largo 2 giugno

Canne della Battaglia.
Con Miranda Carrieri , direttrice dell’Antiquarium e del Parco archeologico.

                       

Martedì  29 ottobre, ore 18.00, in sede                   

“Con il libro in mano “

“Ulisse” di James Joyce,  con la prof.ssa Patrizia Ripa

 

Per motivi organizzativi abbiamo  bisogno di avere la vostra adesione o disponibilità di massima per due iniziative:

La prima:

“Insieme dal 30 dicembre 2019 al 3 gennaio 2020” 

nelle Marche:  per i “Bronzi Dorati da Cartoceto di Pergola”, l’unico gruppo di bronzo dorato esistente al mondo giunto dall’età romana ai nostri giorni

e per la mostra “Raffaello e gli amici di Urbino”, presso la  Galleria Nazionale nel Palazzo Ducale di Urbino

La seconda:

 “La Liegi di Simenon e il monastero di Chevetogne” da tempo in programma , da svolgersi a conclusione dell’anno sociale.

 

Informazioni  e prenotazioni:    Martedì  15 ottobre, in sede dalle 16.30 alle 17.30 –  Prenotazione telefonica:  339.4029450  –   338.4639612

 

Associazione Difesa Insediamenti Rupestri e Territorio Via Abbrescia 45/47

Bari  info@adirt.i   www.adirt.it

 

Viaggio a Napoli

notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

 

NAPOLI

 28 febbraio – 2 marzo 2018

 A cura di Angela Mengano

Mercoledì 28 febbraio 2018

Siamo in 43 questa volta. Con qualche ora di autostrada raggiungiamo Napoli. Il nostro pullman stenta a districarsi, come fanno disinvoltamente gli automobilisti napoletani, nel traffico caotico dell’ora di punta. Finalmente raggiungiamo l’hotel Palazzo Caracciolo, magnifica dimora nobiliare adattata ad albergo, munita di ogni comfort.  La zona in cui è collocato, non lontana dalla Stazione Centrale, è popolosa e anche un tantino degradata. Però siamo in via Carbonara, ottimo punto di partenza alla scoperta del nucleo più antico della città, di cui cogliamo i primi segni: proprio di fronte a noi è la magnifica Chiesa di San Giovanni a Carbonara, che visiteremo domani.

 

H. Caracciolo

Lasciati in camera i bagagli, ci spostiamo in pullman per andare al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che in questo periodo ospita la Mostra, proveniente da Pavia e destinata successivamente a San Pietroburgo, “I Longobardi. Un popolo che cambia la storia”. Nell’atrio ci dà il benvenuto l’enorme stupenda testa di cavallo bronzea, opera di Donatello. Per ottimizzare la visita ci dividiamo in due gruppi di circa venti persone, ciascuno con una guida, suddivisione che ci permetterà di muoverci agevolmente in questi tre giorni. Oggi per il nostro gruppo la guida è Lia.

La mostra, frutto del lavoro di un team di studiosi, punta lo sguardo su un popolo da conoscere meglio per capire la nostra storia, e che – a parte l’unica fonte riconosciuta nell’opera di Paolo Diacono – sembra non abbastanza indagato finora, mentre a poco a poco gli archeologi ne vanno riportando alla luce testimonianze e segni di una presenza consistente quasi in tutta la penisola e soprattutto nell’Italia Meridionale.  In esposizione oggetti – alcuni molto belli – provenienti da più parti, che rivelano gli elementi identitari di questo popolo guerresco ma tutto sommato capace di integrarsi con le popolazioni autoctone e con significative abilità nell’architettura, nelle arti, nell’oreficeria (molto bravi nella lavorazione dei metalli; stile animalistico, ricorrenti le figure di animali nelle decorazioni). Gisella, ispirata, evoca l’Ermengarda manzoniana con i fili d’oro intrecciati ai capelli. Lucia, che ha già visto la mostra a Pavia, trova che la mostra napoletana è più bella dell’altra. Lia, la nostra guida, ci rivela di aver studiato a Matera le chiese rupestri. Resta del tempo, ne approfittiamo per ripercorrere le sale e rivedere le opere rimaste impresse nella memoria, come le sculture della collezione Farnese (tra cui il bellissimo gruppo della Punizione di Dirce o Toro Farnese), i mosaici pompeiani (in cui spicca “La battaglia di Isso” proveniente dalla Casa del Fauno), il Gabinetto Segreto (con i reperti a sfondo erotico), le opere scultoree della Villa dei Papiri di Ercolano (con le due celebri statue in bronzo di corridori).

 

mostra longobardi      longobardi

 Lasciato il Museo, percorriamo a piedi via Pessina fino a piazza Dante, dove scendiamo nella Stazione metropolitana, per fare – con un biglietto unico di sola andata – il giro delle stazioni più belle, quelle che su progetto di Bassolino, sindaco dell’epoca, e di Achille Bonito Oliva, e con il concorso di idee di artisti e architetti di fama sono state abbellite con opere e installazioni di arte contemporanea. A piazza Dante Kosuth, Pistoletto, il grande pannello a mosaico di Nicola De Maria “Universo senza bombe etc.” Kounellis; dalla installazione di quest’ultimo rubarono alcune paia di scarpe, per bravata, non per bisogno.  All’Università, il progetto dell’anglo-egiziano Karim Rashid, un trionfo di colori digitali, con prevalenza di fucsia e lime, la scultura Synopsis, evocante le sinapsi del cervello.  A Toledo, la più spettacolare, si passa dal nero dell’asfalto in superficie al blu del mare in profondità   (Oscar Tusquets Blanca e William Kentridge con i suoi mosaici).

 

Metro

Quando usciamo all’aperto, siamo già vicini a piazza San Carlo; qui ci attende il pullman per il ritorno in albergo, dove è programmata la cena; qualcuno preferisce godersi ancora un po’ la città passeggiando. Cena in albergo. Poi ci ritiriamo per la notte nelle nostre (a dir poco) scenografiche stanze.

 

Giovedi  1 marzo

La guida di oggi si chiama Maria ed è napoletana verace, anzi ischitana. Trovo piacevole il suo linguaggio colorito (ci siamo assiepati qui davanti a questa chiesa…); si riferisce alla magnifica San Giovanni a Carbonara, a cui si arriva risalendo una scalinata “a tenaglia”, disegnata da Ferdinando Sanfelice. E’ stato definito “il pantheon della dinastia angioino-durazzesca. Desta ammirato stupore il grandioso monumento a Ladislao di Durazzo, fatto erigere dalla sorella Giovanna II, dietro il quale (siamo nell’abside) si cela un’altra meraviglia, la Cappella Caracciolo del Sole, interamente affrescata e pavimentata da maioliche raffiguranti una selva di simboli, animali e volti umani (qui vi è anche il monumento funebre di Sergianni Caracciolo, amante della regina angioina). Tra le altre cose notevoli di questa chiesa, la cappella Caracciolo di Vico, gioiello di architettura del Rinascimento per il quale si è ipotizzata anche l’attribuzione alla scuola del Bramante; poi, in un’altra cappella, una Crocifissione dell’aretino Giorgio Vasari, presente a Napoli con molte opere.

Poco lontano, ecco il MADRE, che abbiamo scelto per una mostra qui allestita, Pompei@Madre. Materia Archeologica, progetto espositivo che fa dialogare arte contemporanea (Daniel Buren, Rebecca Horne, Mimmo Jodice, Anish Kapoor, Iannis Kounellis, Sol Lewitt, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Richard Serra e tanti altri) con i reperti pompeiani sia autentici sia fedelmente ricostruiti.

 

 gargano aprile2018 152

Pausa caffé in via Duomo, per poi proseguire in via Tribunali dove visitiamo la chiesa di S. Maria del Purgatorio ad Arco, bella chiesa barocca, non mancante di opere di autori di assoluto rilievo, come Luca Giordano, Stanzione e Vaccaro, ma soprattutto interessante per la rappresentazione di quel rituale delle “anime pezzentelle” o “capuzzelle” che molto racconta del rapporto tutto speciale, non negativo, della più autentica anima di Napoli con la morte, come ci dimostra la nostra guida facendoci notare  i tanti teschi presenti ovunque, nella facciata,  nei decori scultorei  dell’altare, e soprattutto nell’ipogeo disseminato dei famosi teschi oggetto della devozione popolare.  Nell’intervallo del pranzo ci separiamo, dandoci appuntamento al Campanile della Pietrasanta, sempre in via dei Tribunali. Ci dividiamo tra le varie rinomate pizzerie di antica tradizione, mentre un nutrito gruppo opta per il Cristo velato della Cappella Sansevero, capolavoro di arte barocca del Sammartino, rievocato dall’ultimo film di Ferzan Ozpetek,”Napoli velata” appunto.

Da via dei Tribunali, passando per Port’Alba, ci troviamo su via Toledo. Dove io mi concedo, sull’onda dei ricordi, un gelato nell’antica Gelateria della Scimmia in piazza Carità.

Ultima visita in programma nel pomeriggio, a palazzo Zevallos, sede di Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, la Mostra “Da De Nittis a Gemito: i napoletani a Parigi negli anni dell’impressionismo”.

Approfittando del tempo libero prima di cena, insieme ad Adriana, ritorniamo a piedi attraversando tutto il centro di Napoli. Sosta per visitare la chiesa di S. Anna dei Lombardi, rilevante testimonianza del rinascimento toscano a Napoli. Degni di nota gli affreschi nella Sacrestia Vecchia, interamente affrescata da Giorgio Vasari (1544) e il gruppo scultoreo di terracotta raffigurante il Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni (1492). All’inizio di Spaccanapoli ci accoglie l’imponente Statua del dio Nilo – per i napoletani “il Corpo di Napoli”; poi è d’obbligo la sosta golosa nella Taralleria napoletana di via S. Biagio dei Librai, per un assaggio dei tradizionali taralli partenopei sugna pepe e mandorle. Non lontano da qui si trova anche il mitico “ospedale delle bambole”, piccola clinica che affascina grandi e piccini.

Stasera si va a cena fuori: a piedi, in via Foria, raggiungiamo la storica pizzeria Lombardi 1892. Dove gusteremo i buoni cibi della tradizione napoletana (alicette fritte, friarielli, mozzarella di bufala, maccheroni alla genovese, pasta patate e scamorza, babà) ma anche mandolino e voce per le canzoni – dalle napoletane classiche a Pino Daniele – con accompagnamento corale di tutta la compagnia.

 

Venerdi 2 marzo

La Farmacia degli Incurabili è un gioiello nascosto della città di Napoli, museo della medicina, testimone del progresso scientifico, della circolazione del sapere, del fermento culturale nella Napoli illuministica.  L’edificazione fu voluta da Maria Longo, nobile catalana vedova di un funzionario di Ferdinando di Aragona. Francesca, la giovanissima e bravissima guida (14 anni!) di turno oggi per accompagnare i visitatori ,  ci conduce attraverso le sale porgendoci una serie  di curiosità: per esempio, la sifilide che in Francia era detta “mal napoletano” a Napoli diventava “mal francese”; i vasi –  “albarello” per i liquidi dall’arabo “albaral” che significa “contenitore” e “maruffa” dalla parola che a Napoli denota la donna bassa e grassa, per i solidi; toccasana come la “teriaca”già usata da Mitridate re del Ponto, a base di carne di vipera; e altri strani elementi  di una farmacopea agli albori della medicina (polvere di mummia,  corna di cervo, denti di squalo,  noci che avendo  forma di cervello  curano la testa..). Nella prima sala, la “controspezieria”, ci investe un fortissimo odore di legno: l’imponente bancone e gli scaffali a parete, con i bei vasi, sono tutti in radica di noce finemente intagliato. Nel luogo in cui si preparavano i farmaci, simbolicamente rappresentati dall’immagine del diavolo (il farmaco che da un lato guarisce e dall’altro può divenire veleno) traspare come la moderna farmacologia nasca dall’intreccio tra magia e alchimia, a partire dalla ricerca della pietra filosofale.  Nel Salone di Rappresentanza, capolavoro del Settecento, ci raduniamo attorno allo splendido pavimento in maiolica (della stessa fattura di quelli del chiostro di santa Chiara) ascoltando Francesca, che sottolinea i motivi di interesse presenti. Straordinaria la grande tela a soffitto, recentemente restaurata, opera del Bardellino, raffigurante Macaone che cura un guerriero ferito (episodio tratto dall’Iliade, allegoria del principio di neutralità dei combattenti feriti, ispirato dal medico e politico Ferdinando Palasciano).  Anche qui le pareti sono interamente rivestite da vasi in maiolica; qua e là simboli massonici; ai quattro angoli sono raffigurati altrettanti scienziati, tra i quali Alessandro Volta; e tra l’altro sembra che le misure adottate nella costruzione siano le stesse del Tempio di Salomone, che consentivano la perfetta riproduzione della voce.  Alla fine della visita ci complimentiamo con la giovanissima guida, alla quale qualcuno nel gruppo augura di studiare ed entrare in politica diventando poi Ministro della Cultura.

 

napoli è                   Napolanità

Andiamo con Alessandro, nostra guida, a Piazza del Mercato, una delle più importanti nella storia di Napoli, tristemente famosa perchè diventata, con gli angioini, luogo di pubbliche esecuzioni (ma anche di pubbliche feste). Il primo a essere giustiziato fu il giovane Corradino di Svevia (come ce lo ricordano i versi di Aleardo Aleardi” pallido altero e con la chioma d’oro”) fino ai martiri della rivoluzione del 1799, da Luisa Sanfelice a Eleonora Pimentel Fonseca e tanti altri.  Ma la piazza ricorda anche le gesta di Tommaso Aniello d’Amalfi, alias Masaniello, rivoluzionario controverso e sfortunato.   Nella contigua chiesa del Carmine, nata in puro stile gotico in seguito completamente nascosto sotto i fasti di età barocca, pare di entrare nel salone delle feste. Poi, poco a poco,  riconosciamo segni importanti della storia della città: il monumento a Corradino di Svevia, l’icona della Vergine Bruna  (chi non conosce la popolare esclamazione Mamma do Carmene, il Crocifisso miracoloso, legato alla credenza popolare che lo stesso  abbia reclinato il capo schivando i colpi degli aragonesi nell’assedio del 17 ottobre 1439 ; la tradizione dello svelamento annuale del Crocifisso alla devozione dei fedeli; il finto incendio del campanile coi fuochi pirotecnici (eccezionale: si può vedere su YouTube). E ancora: la sacrestia rococò, i bellissimi organi, gli eleganti confessionali. Qui furono celebrati i funerali di Totò e di Mario Merola.

Il nostro viaggio a Napoli si avvia alla conclusione. Chiudiamo in bellezza nella pace dei Camaldoli. Abbiamo con noi Marianna D’Arienzo, studiosa di botanica del territorio, se non ricordo male originaria di Amalfi, che ci farà da guida competente e appassionata anche nella visita dell’intero complesso. L’eremo dei Camaldoli a Napoli fu fatto erigere nel 1585 da Giovanni d’Avalos, figlio di Alfonso d’Aragona; per secoli abitato dall’Ordine dei Camaldolesi fondato da san Romualdo, in tempi recenti affidato alle suore brigidine. Che ci fanno ottima accoglienza con la classica pasta al forno del pranzo domenicale. Né è da meno tutto il resto, ma nella mia personale classifica metterei al primo posto la croccantissima insalata appena colta!! Dopo pranzo, una breve introduzione della professoressa alla vegetazione spontanea del luogo (ma qui c’è anche da ammirare il frutto del lavoro umano, orti e giardini a picco sul mare). Poi la visita alla chiesa. Pregevoli affreschi di grandi pittori napoletani, altare in marmi policromi attribuito al Fanzago, e niente chiostro – tiene a precisare Marianna – perchè qui si era in un eremo.  Abbracciando con lo sguardo il magnifico panorama del golfo di Napoli che si gode dal Belvedere salutiamo Marianna, che ci lascia con la lettura di alcuni frammenti del codice forestale camaldolese.

 

 

 

 

 

 

Viaggio a Venezia, Castrocaro Terme e Cervia.

notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

VENEZIA: La Biennale e le Isole della Laguna

24-28 ottobre 2017

a cura di Angela Mengano

Martedi 24 ottobre 2017

Partenza alle 7,30 per Castrocaro Terme; siamo 32. Pausa caffè in zona Val di Sangro, pausa snack in zona Piceno, poi lasciamo l’autostrada a Forlì e – prima di raggiungere Castrocaro – sostiamo all’interno di Terra del Sole, la città fortificata voluta da Cosimo I de Medici nella Romagna toscana per la difesa dei confini del Granducato. Nella grande piazza un abitante del borgo dispensa al gruppo un pò di notizie storiche; scopriamo, sui due lati opposti della Piazza d’Armi , la piccola chiesa di Santa Reparata e il bel cortile del Palazzo Pretorio. Ricorderemo però la sosta di Castrocaro perché ci ha dato modo di immergerci nella speciale atmosfera del Grand Hotel Terme che nel pomeriggio abbiamo potuto ammirare in tutta la sua raffinatezza, anche grazie alla visita guidata organizzata per noi dalla direzione, dai saloni al romantico parco, tra alberi secolari, sculture di pietra, fontanelle sgorganti acqua termale, il magnifico Padiglione delle Feste decorato – come molti altri ambienti interni – da Tito Chini nel più puro Art Decò , fino agli altri spazi (piscine, palestre) progettati per il relax e il benessere degli ospiti. Una cena raffinata,  con spuma di ricotta ai pistacchi e prosciutto, tortelli integrali in salsa di zucca e guancia di mora romagnola, scottona con spuma di patate viola al vino e porcini, bavarese di cachi.  E dopo, nel bar dell’albergo, ci “scateniamo” nel ballo, facendo corona al musicista di turno che, incoraggiato dalle nostre richieste, spazia in un variegato repertorio senza trascurare le più belle canzoni di ogni parte del globo.

figura1

 

 

 

 

 

 

 

 

fig1

 

Mercoledi 25 ottobre 

Il nostro viaggio prosegue verso Mestre e l’Hotel Alexander, lo stesso che ci ospitò qualche anno fa nella tappa di avvicinamento a Cracovia. Nel primo pomeriggio ci raggiunge Stefania Colecchia, la guida – preziosa e competente – che resterà con noi nei tre giorni che abbiamo programmato per la visita di Venezia, della Biennale di Arte Contemporanea e di alcune isole, scelte con cura tra quelle che ai nostri occhi sembrano avere qualcosa in più da raccontare e sicuramente tra le meno appetite dal turismo di massa. La base di partenza è il Tronchetto, e di là una motobarca privata ci porta fino all’Arsenale, attraverso il Canale della Giudecca, così da cogliere una prima immagine di Venezia. Poi l’immersione nel grande fluire della Biennale d’Arte 2017, titolo scelto “Viva Arte Viva”. Curata dalla francese Christine Macel, ci offre un caleidoscopio di proposte tra creatività e solidarietà. Allarghiamo lo sguardo oltre ogni limite possibile, per incrociare altri sguardi, altre visioni, altri temi, altri luoghi, meditare, e proseguire, perché c’è tanto, e anche le performances, allora è inevitabile selezionare e memorizzare, ciascuno secondo la propria sensibilità, intercettando quanto si trova sulla propria lunghezza d’onda. Qui sono ospitati sette dei nove superpadiglioni (gli altri due li vedremo domattina ai Giardini).  In apertura, nel Padiglione dello Spazio Comune, i libri di Maria Lai; le sculture di stoffa di Franz Erhard Walther, premiato col Leone d’Oro; le scarpe fiorite di Michel Blazy, i gomitoli colorati di Sheila Hicks. Nel Padiglione degli Sciamani ci sdraiamo in meditazione nell’enorme tenda-ragnatela di Ernesto Neto, cullate da musiche ipnotiche. Si prosegue tra lo spaesante labirinto di specchi della polacca Alicja Kwade e il padiglione argentino con le sculture monumentali di Claudia Fontes (una ragazza che accarezza un cavallo imbizzarrito, un ragazzo accovacciato, mentre dal cielo piovono rocce). Nel  Padiglione Italia (il titolo “ Il mondo magico”, è un chiaro omaggio a Ernesto De Martino), tre allestimenti che suggeriscono una riflessione complessa e multiforme: l’inquietante Imitazione di Cristo, di Roberto Cuoghi, tra ascesi medievale e nuovo materialismo tecnologico; la video installazione The reading – La seduta,  della italo-libica Adelita Husni-Bey, che affronta con un taglio antropologico problemi focali della contemporaneità;  e la straniante Senza titolo (La fine del mondo) di Giorgio Andreotta Calò, tutta giocata sull’ ambiguità spaziale, “illusoria cattedrale” come è stata definita da Alessandra Mammì dell’Espresso.  All’uscita dagli spazi della Biennale, sulla via del ritorno, diamo un’occhiata (solo dall’esterno) alla  Basilica  di San Pietro di Castello, importante per la storia di Venezia, forse fondata nel VII secolo, ma completamente ricostruita; vi si trova, ci fa notare la nostra guida Stefania, la cattedra di San Pietro, ricavata da un’antica stele islamica con  iscrizioni del Corano a caratteri cufici, e che si dice appartenuta allo stesso apostolo quando era vescovo di Antiochia e donata al Doge dell’epoca dall’imperatore d’Oriente. Riprendiamo la strada verso il nostro imbarcadero, attraversando la via Garibaldi, strada veneziana atipicamente lunga e larga, una delle poche a Venezia a chiamarsi via e non calle.  Stasera, dopo cena, non ci possiamo naturalmente far mancare un’accesa e appassionata discussione su tutto quello che abbiamo visto all’Arsenale e che ha suscitato in ognuno di noi diverse emozioni.

fig3

 

fig5                          fig6

 

Giovedi 26 ottobre

Una provvidenziale distrazione sugli svincoli da imboccare in direzione di Venezia permette alla sapiente Stefania di attirare la nostra attenzione sulla zona industriale di Marghera e sull’avveniristico porto. Al Tronchetto ci imbarchiamo, come ieri, per l’Arsenale. Dal Canale della Giudecca al Canale di San Marco, prendiamo nota: del Ponte dei Pugni, dove anticamente Nicolotti e Arsenalotti  si scontravano a ritmo di pugni; della chiesa di San Sebastiano, dove è sepolto Paolo Veronese; della Pensione Calcina, cara  a  John Ruskin e a Francesco Maria Piave (il librettista prediletto di Verdi) ma anche in tempi più recenti a Ornella Vanoni e Carlo Rubbia; delle Fondamenta degli Incurabili, care a Josip Brodskij,  sepolto a Venezia  nel cimitero di San Michele, insieme a tanti altri illustri (Ezra Pound, Sergei Diaghilev, Igor Stravinskij…); della trattoria Altanella alla Giudecca, frequentata da Hemingway, Guttuso e Luigi Nono; del Londra Palace dove una  lapide  ricorda che Čiajkovskij vi compose la sua struggente quarta Sinfonia. Prendiamo nota, infine, anche di un ricordo personale di Stefania, quando passiamo in vista della casa di una sua carissima zia che le preparava delle frittelle buonissime.  Sbarchiamo all’altezza dell’Arsenale e con una breve passeggiata raggiungiamo i Giardini, per la visita a un altro pezzo della Biennale. Qui  gli ultimi due Superpadiglioni (dei nove  complessivi) dopo i sette visti ieri all’Arsenale: il Padiglione degli artisti e dei libri (Olafur Eliasson e il suo progetto Green Light,  workshop di ecolampade in vendita  con  ricavi da destinare a una serie di ONG che si occupano di accoglienza ai rifugiati in ogni parte del mondo; Edi Rama, artista e politico albanese; Hassan Sharif e il suo Supermarket  ipercolorato-protesta contro la voracità del consumismo espositivo), e il Padiglione  delle gioie e delle paure (tanti artisti, uno/a  fra tutti  Hajra Waheed  con See Change, una serie infinita di immagini,  onde che forse hanno inghiottito dispersi in mare….). Si continua poi con una drastica selezione tra gli 86 padiglioni nazionali. Da segnalare Francia, tutto imperniato sull’esperienza del suono Gran Bretagna, contrassegnato già all’esterno dalle palle di Natale giganti di Phyllida Barlow, figlia del pronipote di Darwin; Russia; Paesi Nordici; USA. Alcuni padiglioni molto belli e scenografici come quello dell’Ungheria; molti d’epoca, e d’autore, come il finlandese progettato da Alvar Aalto.  Finita la visita, pausa ristoro nel bar dei Giardini. Ci aspetta ora una nuova meta, Treasures from the Wreck of the Unbelievable, la molto chiacchierata megamostra di Damien Hirst, preceduta da un martellante battage pubblicitario, evento collaterale alla Biennale, tra Punta della Dogana e Palazzo Grassi, location splendide che già da sole possono decretare il successo interplanetario di una mostra. Si aggiunga poi la fantasia scatenata del suddetto: genio dell’arte o del marketing? ai posteri l’ardua sentenza.  All’uscita il gruppo si spacca in due, tra chi – come me – continua la visita alla mostra di Damien Hirst nella sezione di Palazzo Grassi, (spettacolare il Demon with Bowl, gigantesca statua di altezza – 18 metri- pressochè pari a quella del palazzo) e chi preferisce fare una rilassante sosta al bar della Pensione Calcina.   Prima di imbarcarci per il ritorno alla base, un buonissimo gelato da Nico, in zona Gesuati. Poi il ritorno in albergo per la cena, allietata stasera dalla gradita presenza di Michele e Sandra, carissimiamici di Lucia e adesso anche miei.

fig7           fig8

 

              fig9

 

Venerdi 27 ottobre

Giornata dedicata alle isole. La prima é San Giorgio, che ospita in questo momento occasioni imperdibili: Michelangelo Pistoletto, al quale ci eravamo avvicinati a Biella nella sua Fondazione, è ora presente qui con “One and one makes three”. Colpisce ed emoziona al centro della Basilica di San Giorgio una installazione circolare, nient’altro che una serie di specchi che ognuno può attraversare intrigato dalla scritta “Amare le differenze” in tutte le lingue, una riflessione sul   conflitto tra religioni, accettazione delle differenze, multiculturalità. Proseguendo nel percorso, la Sala del Capitolo è interamente occupata dall’opera “Il tempo del giudizio”: le quattro religioni, cristiana buddista ebraica ed islamica messe a confronto con i rispettivi simboli – elemento unificante, lo specchio. Fino a una rassegna ricca e ben rappresentata dell’opera intera dell’artista nella sua evoluzione dagli esordi ad oggi (1960-2017). Notevoli tra gli altri i Quadri specchianti dedicati alla società cubana. Usciamo dalla basilica di San Giorgio e, dopo una pausa caffè nel bar contiguo, eccoci pronti ad ammirare la raffinata arte vetraria nella produzione dei vetri di Murano del Novecento, nell’opera di Vittorio Zecchin. La mostra “Vittorio Zecchin. I vetri trasparenti per Cappellini e Venini” organizzata nell’ambito del progetto culturale pluriennale “Le stanze del vetro” avviato dalla Fondazione Cini ci dà modo di conoscere la figura di questo grande protagonista del vetro del Novecento. All’esterno dell’edificio che ospita l’esposizione, l’installazione dell’americana Pae White, Qwalala, muro ricurvo lungo 75 metri, realizzato con mattoni di vetro multicolori.

Seconda isola, San Servolo: prima monastero benedettino, in seguito ospedale militare, fino ad essere, a partire dal 1725, ricovero per malati di mente. Oggi ospita varie istituzioni culturali e universitarie, tra cui la Fondazione Franco e Franca Basaglia. Il Museo della Follia, nato nel 2006 dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici in esecuzione della legge 180 del 1978, racconta la storia della psichiatria attraverso gli strumenti usati per trattare i pazienti, mettendo bene in evidenza la dimensione emarginante e segregante dell’istituzione manicomiale. E’anche documentato che qui è nata la musicoterapia. Molto bella la storica farmacia con una strepitosa collezione di vasi farmaceutici, tutti con il sigillo del Leone di S. Marco.

Dopo l’aperitivo con spritz e patatine in pieno sole, riprendiamo a scorrazzare in laguna. Terza isola, San Lazzaro degli Armeni con il suo Monastero. Qui esattamente trecento anni fa (nel 2015 l’isola é stata sede del padiglione armeno della Biennale, Leone d’Oro in quella edizione) un gruppo di padri armeni capeggiati da Mechitar, trova accoglienza per sfuggire a persecuzioni e all’ invasione ottomana, per graziosa concessione del governo veneziano. Grazie a loro la piccola isola veneziana diventa centro culturale della diaspora armena. Una guida,  molto preparata, ci accompagna alla scoperta dei tesori custoditi nella chiesa, nel museo (dipinti, oggetti preziosi ma anche curiosi, come la Palla di Canton, pezzo unico in avorio che contiene al suo interno 14 sfere concentriche opera di un monaco buddista; una scultura in gesso del Canova raffigurante il figlio del Bonaparte, una mummia egizia con sarcofago, perfettamente conservata, e molto altro) e nella biblioteca, oggi considerata la più importante collezione di manoscritti armeni conservati in Occidente. Una targa nel cortile ricorda che qui Lord Byron ebbe a dedicarsi allo studio della lingua armena. Una segnalazione letteraria ad hoc di Stefania: Sotto un cielo indifferente, di Vasken Berberian (Sperling&Kupfer).

Allo sbarco a Cornoldi, sulla riva degli Schiavoni, resta ancora un po’ di tempo prima del ritorno in albergo, da dedicare: alla mostra di Safet Zec nella chiesa della Pietà sul tema delle migrazioni ; alle “Mani” giganti di Lorenzo Quinn, visione emergente dalle acque del Canal Grande; e a uno spritz per salutare Venezia.

fig10

    fig12

 

fig13

Sabato 28 ottobre

Lasciata Mestre e l’hotel Alexander, ripartiamo con destinazione Bari, sostando a Cervia (l’antica Ficocle).  Collocato all’interno del Magazzino del Sale-Torre, il MUSA, Museo del Sale, nato per volontà del Gruppo Civiltà Salinara, racconta la città di Cervia attraverso il protagonista assoluto della sua storia e della sua economia sin dalla notte dei tempi, il sale. Una guida ci accompagna lungo il percorso museale illustrandoci con ricchezza di particolari il valore storico e culturale delle attività connesse all’estrazione e lavorazione del sale, mostrandoci e commentando argutamente utensili, attrezzi e documenti esposti, fino all’ultima sala occupata al centro dalla grande Burchiella (imbarcazione per trasporto del sale) originale. Il sale era “l’oro bianco” e veniva gelosamente difeso dalle incursioni di pirati e saraceni dall’alto della Torre a suon di colpi di cannone. Prezioso perchè usato – oltrechè per conservare i cibi – come “moneta” (donde “salario” e anche via “Salaria”, così chiamata perchè usata per il trasporto del sale dalle coste adriatiche a Roma). Scopriamo anche che i fenicotteri rosa acquistano il loro colore mangiando un piccolo crostaceo, l’Artemia salina. La comunità di Cervia ha lottato per mantenere ancora in vita la produzione del sale, condannata a decadere a causa del processo di industrializzazione. Oggi nell’antica salina Camillone, ultima salina artigianale ancora attiva, si produce un sale riconosciuto presidio Slow Food, sale “dolce” per una limitata presenza dei sali amari che ne rende gradevole il sapore. Alla fine della visita ci verrà gentilmente fatto omaggio di un campione di questo prezioso sale.  Conclusa la visita del MUSA, gran finale con il pranzo molto apprezzato da tutti noi presso le Officine del Sale, storico edificio di recente recupero: il pesce adagiato su una mattonella di sale di Cervia resterà a lungo impresso nella memoria.

Da Cervia a Bari scacciamo la noia del lungo tragitto con una riflessione collettiva sulla Biennale di Venezia. Riporto, in sintesi e nella speranza di non tradirne il senso, alcune impressioni sull’arte contemporanea: “ sono perplessa perchè per me l’arte é bellezza anche se c’è creatività apprezzabile; ma quello che ho visto non appartiene alle mie categorie estetiche ” (Rachele); “ho trovato non più il bello nel senso arcadico ma condivisione e una forte dimensione di umanità” (Teresa); “occasione di confronto con l’arte contemporanea ma anche momenti raccapriccianti (nel padiglione italiano) e anche cose inspiegabili: quale il significato nel padiglione giapponese di mazza scopa e ragnetto? L’arte a me deve comunicare emozioni, altrimenti non mi va (Elisa).

 

fig14 aironi

Viaggio d’Autunno. Livorno e Pisa

Itinerari viaggi 18-19, Pagina dei Soci Nessun Commento »

 

Viaggio d’Autunno. Livorno e Pisa 

27 novembre – 1 dicembre 2018

 a cura di Angela Mengano

La partenza – come sempre modulata tra largo Sorrentino e largo Due Giugno- è fissata tra le 7.00 e le 7.10 di martedì 27 novembre, in modo da arrivare in tempo utile a Santa Severa (RM) per la visita del Castello.

Sosta in autostrada nei pressi di Avellino per permettere lo scambio tra i due autisti. Superato il GRA e imboccata la strada per Civitavecchia raggiungiamo il Castello di Santa Severa, dove ci attende la nostra guida, Sara. Ed ecco l’imponente mole del castello, testimone di storia plurimillenaria. Fu in età etrusca l’antica Pyrgi, porto di Caere (odierna Cerveteri), porto “emporico”, luogo strategico di scambi e contatti tra diverse culture, poi colonia romana, in seguito borgo medievale dominato dal castello e intitolato alla martire protocristiana Severa. L’ordine Ospedaliero di Santo Spirito (caratteristico e onnipresente nel sito lo stemma a doppia croce biansata) ne fu proprietario per secoli. Attraverso i due archi, certamente costruiti per accogliere ed onorare papi e personalità di prestigio, si passa nella piazza della Rocca. Il castello (facente parte di un sistema difensivo iniziato da papa Leone IV contro il pericolo saraceno) non è visitabile, ma sono molto interessanti gli scavi che nella Casa del Nostromo, attraverso lastre trasparenti, lasciano intravedere, più in basso del piano di calpestio, alcuni sarcofaghi. In un altro lato della piazza sono visibili i resti di una Basilica paleocristiana edificata due secoli dopo la morte di Severa. Begli affreschi (scuola del pittore Antoniazzo Romano) nel Battistero (Santa Severa presenta il committente Gabriele de Salis alla Madonna in trono), e la scena di ritorno in porto con apparizione miracolosa di santi; particolarmente suggestivi i misteriosi graffiti votivi che raffigurano profili di navi del XIV e XV secolo, piccolo archivio di iconografia navale. Nella Chiesa parrocchiale dell’Assunta, tra due colonne in marmo cipollino, il grande quadro con l’Assunta tra le Sante Marinella e Severa (con il castello ben visibile sullo sfondo). Nel “cortile delle Barrozze”, area per stipare il grano, la guida Sara sottolinea che questo non è mai stato un castello di “principi e raperonzoli” ma di preti e contadini! Completiamo la visita con il Museo del Mare e della Navigazione antica e con l’Antiquarium, nel quale spiccano le tre tavolette auree di Pyrgi (qui solo riprodotte, mentre gli originali sono conservati al museo etrusco romano di Villa Giulia).

Qualche ora di viaggio e siamo a Livorno, nel magnifico Grand Hotel Palazzo, dalle cui   finestre, affacciate sul lungomare, si può scorgere l’isola Gorgona e, proprio di fronte all’albergo, la Terrazza Mascagni e i Bagni Pancaldi, residuo di Belle époque. Una buona cena con risotto alla marinara, insalatina di calamari e tartellette alla frutta conclude in bellezza la prima giornata del nostro andare.

Mercoledi 28 novembre

L’appuntamento con Fabrizio Ottone, nostro “Virgilio” nella scoperta di Livorno (verve e cultura, personalità notevole, è il presidente dell’Associazione Guide Labroniche), è in piazza del Luogo Pio, dove i livornesi si danno appuntamento semplicemente dicendosi Ci vediamo a Crocetta, dal nome familiarmente dato alla piazza. Da qui inizia il giro in battello attraverso i canali del quartiere Venezia (i cd. Fossi medicei), lungo un perimetro che – scopriremo presto – ha la forma di un pentagono. E’ il cuore di una città che il grande Bernardo Buontalenti progetta con un sistema di fossati e bastioni, ripopolata con l’ emanazione delle leggi livornine, con cui si invitavano nella nuova città mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Greci, Todeschi et Italiani, Hebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani et altri, e richiamando mercanti da ogni angolo del mondo, con l’espansione dei commerci e il soggiorno di numerose comunità straniere, le cd Nazioni,  favorirono la fioritura delle arti e delle lettere insieme a un clima di tolleranza religiosa davvero speciale, almeno fino all’ Unità d’ Italia. Fu così che Livorno si trovò ad avere una delle comunità ebraiche più importanti, unica città senza ghetto (da ricordare, tra gli ebrei livornesi illustri, Amedeo Modigliani ed Elio Toaff). A spasso per i canali, rallegrati da un  bel  cielo azzurro, ci godiamo la sfilata  di palazzi, mura fortificate, cantine, costruendoci una nostra idea della città attraverso le parole di  Fabrizio: l’intervento di esperti chiamati da Venezia per costruire una città sull’acqua; il cantiere dei fratelli Orlando produttori di corazzate ormai ridotto a  rudere e rimpiazzato da un  cantiere che produce yacht di lusso; il faro, che qui viene detto “Fanale”, costruito nel XIV secolo dalla Repubblica di Pisa, distrutto dai tedeschi in ritirata alla fine della seconda guerra mondiale; la Fortezza Vecchia, che Cosimo I de Medici elesse a  propria residenza quando si recava a Livorno; il monumento ai Quattro Mori, simbolo della città; il passaggio nel tunnel sottostante alla enorme piazza della Repubblica, detta del Voltone perchè in realtà copre con una grande volta le acque del Fosso Reale che da sopra  si vedono  scorrere attraverso grate;  il quartiere Ovosodo, che il regista Paolo  Virzì ha fatto conoscere al pubblico;  la burla  delle false teste di Modigliani ripescate nei canali;  la storica rivalità tra Livorno e Pisa (nata da quando la seconda decadde al sorgere e affermarsi della prima).

Ritornando sui nostri passi, visitiamo la Chiesa di san Ferdinando, uno dei tre gioielli barocchi della città: facciata povera ma interno fastoso, alla maniera del barocco toscano, più vicino a quello romano, non abbastanza ardito ma oggi rivalutato. Sull’altare non un Cristo ma un Angelo – unica figura comune ai tre monoteismi – nell’atto di  liberare due schiavi uno cristiano  e uno moro;  pavimento policromo di marmi toscani in forma radiale. La chiesa sorge in piazza del Luogo Pio, occasione per Fabrizio di citarci il detto popolare “Le ragazze del Luogo Pio mangiano pregano e pensano a Dio” collegato alla originaria destinazione del luogo ad assistenza delle fanciulle povere. Percorrendo la cosmopolita via della Madonna, singolare per la presenza di ben tre chiese punto di riferimento delle varie  comunità nazionali, arriviamo al Mercato delle Vettovaglie (quasi di fronte, in piazza delle Erbe, è la casa di Pietro Mascagni; suo padre aveva una panetteria, una delle più rinomate della città). Il Mercato, grande edificio in stile Liberty, ha tre sale, la prima chiamata pagoda, dove viene battuta l’asta del pesce,  l’altra per verdure , uova e pollame, e la centrale, sulle cui pareti fanno bella mostra di sé le cariatidi di Lorenzo Gori, raffiguranti le “gabbriciane”, contadine che dal Gabbro (luogo natale della cantante Nada, ma anche legato alle vicende artistiche di uno dei Macchiaioli più rinomati come Silvestro Lega) portavano  i prodotti del territorio da vendere in città. Qui Fabrizio ci dà lezioni (etimologia compresa) di cacciucco e ponce, specialità livornesi. A Livorno dicono: Siamo un cacciucco di gente. Del primo faremo esperienza nella cena di domani sera, per il secondo l’occasione arriva subito, nella pausa pranzo, tra i banchi del mercato, gustando un buon primo caldo con l’accompagnamento di un calice di vino e – appunto – di un consolatorio ponce.

Lentamente ritorniamo sui nostri passi verso l’autobus. Sosta doverosa davanti alla  facciata  del Teatro San Marco, che ospitò nel 1921 il congresso costitutivo del Partito Comunista d’Italia. Tristi riflessioni sulle ininterrotte pulsioni scissionistiche della sinistra. Oggi è un rudere, in parte restaurato per ospitare un asilo e non so che altro.  Ore 15.00.  Siamo in partenza per l’escursione del pomeriggio al Santuario di Montenero. Percorriamo il lungomare sud punteggiato di edifici e “bagni”  ottocenteschi fino a imboccare la strada che sale verso il santuario.  A mezza costa appare, sulla destra,  una specie di enorme cubo di cemento: il faraonico mausoleo della famiglia Ciano, ci viene spiegato, che avrebbe dovuto dominare Livorno dal colle Monteburrone, ma che non fu mai portato a termine. Montenero è oggi la Beverly Hills dei livornesi (di  quassù, se l’aria è tersa, lo sguardo spazia fino alla Torre di Pisa e  alle  Apuane) ma nel medioevo era zona di eremiti e come  spesso avviene in questi casi, l’origine del santuario è ammantata di leggende che riportano il ritrovamento da parte di  un pastorello di un dipinto raffigurante la Madonna;  portato sul  colle poi nascosto in circostanze misteriose, forse rifiutato in quanto non canonico dalle autorità religiose pisane ed infine messo trionfalmente al centro della edificazione del santuario. Una cosa è certa però: per i livornesi oggi, anche se atei, la Madonna di Montenero non si tocca. Anche perchè nel frattempo è stata insignita – da cinquant’anni a questa parte –  del titolo di patrona dell’intera regione toscana, nonché  copatrona della città di Livorno insieme a  santa Giulia. E a Livorno se si è scampati a un serio pericolo si suole dire: Devi andare a piedi a Montenero ad accendere un cero alla Madonna. In ogni caso, a parte la devozione, il luogo merita, per il Famedio (dove è sepolto il pittore Giovanni Fattori e dove vengono ricordati, tra gli altri, Amedeo Modigliani e Pietro Mascagni) e soprattutto per la straordinaria e sterminata raccolta di ex-voto (circa un migliaio) a partire  dal ‘700. Nell’altare principale della chiesa – altro esempio importante del  barocco toscano – è  il dipinto originale della madonna di Montenero. Vecchi santini risalenti ad anni anteriori al furto degli anni ’70 la raffigurano riccamente ingioiellata. Prima di cena, piccola riunione allargata del gruppo di lettura, nel saloncino della reception, per discutere e votare i libri del mese di Fahrehneit.

Stasera non ceniamo in albergo, ma in un locale in zona porto, Le volte, con un insolito allestimento fatto di ombrelli multicolori e, naturalmente, un profluvio di sapori marinari. Buona la frittella di bianchetti,  ottimo il fritto di calamari e gamberi reso leggerissimo dall’impanatura in farina di riso.

Giovedi 29 novembre

Dopo colazione, Villa Mimbelli che, a due passi dal nostro albergo, ospita il museo civico Giovanni Fattori . Ci affascina non solo per  il contenuto (i Macchiaioli – secondo Giulio Cesare Argan “il  movimento artistico italiano più impegnato e costruttivo dell’Ottocento) ma anche per  il contenitore (villa con grande parco e orto botanico), espressione del gusto di un ricco mercante di origine dalmata. Stile eclettico usato nelle sale e salette per stupire mescolando vari stili; interessanti dettagli nelle lunette affrescate da Annibale Gatti: puttini con oggetti tecnologici – macchina fotografica, locomotiva, pila voltaica; sala biliardo con intarsi legno-madreperla, genere medioevo ottocentesco centroeuropeo un po’ celtico un po’ fantasy; sala da fumo o Moresca, di gusto parossisticamente orientale. Qui è evidente – uso le parole di Fabrizio – il gusto non innovativo dei proprietari: coevo dei Macchiaioli, il Gatti dei soffitti affrescati con soggetti classici e mitologici  – pur bellissimi a vedersi – fa arte accademica, ponendosi a una distanza abissale da quella corrente artistica che entra in scena  rompendo gli schemi. ”I Macchiaioli (cito Fabrizio) assestano un colpo a questa visione dell’arte”.  Una scala decorata con putti di ceramica invetriata ci porta al piano superiore, dove sono ancora altre sale (gli appartamenti privati dei Mimbelli) tra cui spicca la Sala Grande, tutta un gioco di vetri e specchi. Al secondo piano c’è la magnifica collezione dei Macchiaioli. Diego Martelli – a cui Edgar Degas  dedicò ben due ritratti – è l’anima intellettuale del gruppo.  Loro ritraggono la realtà, la realtà è luce,  e la luce va a macchie, contrasti, rapporti. Basta putti, e decamerone, e scene mitologiche… E’ una rivoluzione culturale come nel ’68, un momento di passaggio anche per l’arte, che prima  si riproduceva su commissione, ora cerca un mercato. Il nome di “macchiaioli” glielo appioppa un giornalista con intento di stroncatura, loro se lo tengono facendone un punto di forza. Ognuno di loro sviluppa un suo linguaggio. Giovanni Fattori prima di tutto, qui ci sono i suoi grandi quadri con le scene di guerra nel Risorgimento: sembra il cinema di Sergio Leone, Ino ci va a nozze, lui che si esprime col segno pittorico  improvvisa per noi un commento critico a supporto delle spiegazioni di Fabrizio; e poi ci sono le Mandrie Maremmane con i butteri , i “cowboy italiani”, dove paesaggio e figura umana sono sullo stesso piano; fino alle tele più piccole, per le quali Fattori utilizza le scatole dei suoi sigari toscani.   C’é poi Silvestro Lega che con la sua pittura – dice Fabrizio – “dà nobiltà non retorica alle contadine” (ma i suoi quadri forse più belli, certamente più noti, Il pergolato e Il  canto dello stornello, non sono qui). C’è Angiolo Tommasi, con il ritratto di Pietro Mascagni; c’é (mi ha molto colpito) Vittorio Corcos, osservatore acuto della belle époque, autore di intensi ritratti, notevoli quelli femminili  e anche quelli ironici  di personaggi livornesi come “Yorik” (1889) raffigurante quel Pietro Coccoluto Ferrigni che fu avvocato, giornalista, prese parte alla spedizione dei Mille e fu perfino segretario di Garibaldi, secondo Fabrizio portatore di quella vivacità tutta livornese che ha dato in seguito vari frutti, non escluso  il famigerato Vernacoliere.  Tra i post- macchiaioli, Plinio Lomellini con il suo Incipit nova aetas, monumentale quadro raffigurante l’arrivo delle camicie nere in piazza Signoria a Firenze;  Mario Puccini, (Emilio Cecchi lo definì “un  Van Gogh involontario”), figlio di un fornaio, personaggio eccentrico e tormentato. Infine, l’unica opera di Amedeo Modigliani 14enne conservata in questo Museo, rappresentante una stradina toscana.

Foto di gruppo alla Terrazza Mascagni; e qui, salutato Fabrizio, nostro impareggiabile cicerone, ci sparpagliamo a gruppetti per un veloce spuntino ai Baracchini.

Oggi pomeriggio incomincia l’esplorazione di Pisa, che continuerà per l’intera giornata di domani. In un viaggio che puntava sulla scoperta/approfondimento delle due città toscane, Livorno e Pisa, abbiamo volutamente scelto di pernottare nella prima, considerandola un pò meno turistica dell’altra.  Ce ne viene conferma  dal primo impatto con la Piazza dei Miracoli, letteralmente invasa da turbe di turisti impegnati a farsi fotografare nell’atto di reggere con le proprie braccia la mole della Torre pendente…ma noi – guidati da Luca –  attraversiamo velocemente la zona, che vedremo meglio  domani, per recarci nella bella Piazza dei Cavalieri,  ridisegnata dal Vasari. Avevamo appuntamento nel vasariano palazzo della Carovana o dei Cavalieri, sede della Scuola Normale Superiore di Pisa, ma scopriamo con disappunto che i vari  ambienti – sale, biblioteca – sono momentaneamente interdetti al pubblico per impegni non resi noti al momento della prenotazione. Possiamo dare  solo uno sguardo allo scalone, da dove sbirciare velocemente all’interno delle sale. Peccato, sapevo che nella sala degli stemmi c’è anche, fra  tanti, lo stemma degli antenati aretini di mia madre, cavalieri di santo Stefano impegnati con la flotta granducale a difendere le coste da minacce piratesche e saracene!  Mi consolo pensando che anche una visita affrettata può avere un senso, quello di  un doveroso omaggio a una scuola universitaria che conferisce all’Italia prestigio internazionale e che ha dato al nostro paese personalità illustri in tutte le discipline scientifiche e umanistiche (vari Nobel sono usciti da qui). Prima di salutare Pisa facciamo una confortevole sosta nel bar pasticceria Salza in Borgo Stretto.  Ci attende stasera una cena con i fiocchi, con la scoperta del Cacciucco verace, in un delizioso locale – Porto di Mare – gestito da giovani altrettanto deliziosi (ma pare con una mamma- cuoca di alto livello in cucina)  e con un susseguirsi dal principio alla fine di bocconi prelibati. A conclusione della serata, sosta di gruppo – tanto per cambiare tutte donne –  in un localino scoperto da Lucia,  alquanto alternativo,  attiguo al nostro albergo, che ci ha permesso, tra un infuso e una grappa a seconda dei gusti, di  sbizzarrirci allegramente con musiche e canti.

Venerdi 30 novembre

In viaggio verso Pisa, Lucia ci legge qualche pagina del gradevolissimo Scacco alla torre di Marco Malvaldi, ovvero un modo alternativo di avvicinarsi alla città della torre pendente. La nostra guida, solo per stamattina, sarà Eloisa. Dal grande parcheggio periferico un trenino ci porta sino alle mura, che in questo tratto includono il Cimitero ebraico, con  tracce di epigrafi in caratteri ebraici sul muro esterno.

In Duomo, capolavoro del romanico pisano che accoglie influenze orientali e islamiche, ammiriamo  il magnifico  pulpito di Giovanni Pisano e il Cristo Pantocratore che Cimabue lasciò incompiuto. Fu qui che secondo cronache del tempo Galileo, vedendo una lampada oscillare, scoprì la legge del pendolo; ma  si ritiene che  la  lampada il cui moto egli osservò sia quella che si trova in una cappella all’interno del Camposanto monumentale, che vedremo più tardi. Passando nella cappella che conserva  le reliquie di san Ranieri patrono della città di Pisa, Eloisa ci ricorda la tradizione legata alla festa del Santo, e il miracolo del vento che, dopo essersi scatenato, cala, permettendo l’accensione di migliaia di lumini che rivestono a festa la città nella sera della vigilia, il 17 giugno di ogni anno.

Il Battistero, un tripudio di ricami marmorei all’esterno, è semplice e spoglio al suo interno e ha un’acustica perfetta, dimostrata al pubblico da una voce che esegue dei vocalizzi con intonazione cristallina,  e poiché noi mostriamo di aver molto apprezzato, la performance viene ripetuta espressamente per noi, con grande nostro compiacimento! Il bellissimo pulpito è di Nicola Pisano, considerato un precursore del Rinascimento (si dice che Michelangelo abbia copiato il suo Davide dall’Ercole nudo di questo pulpito). Prima di lasciare il Battistero, qualcuno di noi sale all’ultimo piano, da dove si ha  la sensazione di poter quasi arrivare con la punta delle dita a toccare il Duomo che è proprio lì di fronte!

L’ultimo dei monumenti – veramente spettacolari – di questa piazza (il nome di piazza dei Miracoli pare sia stato coniato da Gabriele d’Annunzio)  è lo stupendo Camposanto monumentale, vero e proprio Pantheon della Pisa di tutti i tempi, con il grandioso e impressionante Trionfo della Morte di Buonamico Buffalmacco (1330, il Vasari argutamente lo definì “fumettista”); la grande collezione di sarcofaghi romani; le sinopie (la maggior parte trasferite nel vicino museo); la grande e interessante Cosmografia teologica di Piero di Puccio, fatta di numerosi cerchi concentrici che alludono alla Terra, alle sfere celesti, agli elementi e ai pianeti; e, infine, la lampada di Galileo originale trasferita qui dal Duomo.

Con un ultimo sguardo alla Torre, adesso un po’ meno pendente che in passato grazie a importanti lavori di consolidamento, lasciamo frettolosamente la piazza dei Miracoli e ci disperdiamo nelle vicinanze per una veloce pausa pranzo. Poi riprendiamo il giro con Luca, che ci mostra le case-torri, protese in senso verticale, come veri grattacieli del Medioevo, emblema di ricchezza e potenza delle famiglie nobili. Lungo il tragitto passiamo davanti alla storica sede dell’Università di Pisa, il Palazzo della Sapienza, dove Galileo Galilei fu studente e in seguito per tre anni docente di Matematica prima di trasferirsi a Padova. Da piazza Garibaldi attraversando l’Arno raggiungiamo Palazzo Blu, raffinata dimora storica con belle sale sontuosamente arredate – tra cui spicca la grande Sala da Ballo -sede di mostre temporanee (al momento “da Magritte a Duchamp” – 1929 il grande surrealismo dal Centre Pompidou) ma anche di una collezione permanente di arte pisana e toscana di tutto rispetto. La facciata è dipinta con la caratteristica colorazione blu o color dell’aria applicata ai palazzi pietroburghesi (manco a dirlo da architetti italiani) per addolcirne le forme, e da ciò proviene il nome di palazzo Blu dato al palazzo Giuli Rosselmini Gualandi. In mezzo a tanti capolavori, per me meritano di essere ricordati il comò francese, nero e oro, che aperto ricrea l’aspetto di un teatro (il che la dice lunga sulle raffinatezze e frivolezze nel gusto di un’epoca); le bellissime ceramiche, tra cui uno straordinario vaso di Gio Ponti; il ritratto di Artemisia Gentileschi, opera messa al centro di una recente mostra sulla produzione pittorica dell’artista, che raffigura sé stessa nelle fattezze di Clio musa della Storia.

Tornando a Livorno ci trasferiamo all’hotel Granduca per l’ultima notte, perchè il Grand Hotel Palazzo é al completo per l’arrivo da ogni parte d’Italia dei familiari dei cadetti dell’Accademia Militare,  qui convenuti per la cerimonia del giuramento fissata per  domani. Questo, meno grandioso dell’altro ma centralissimo e accogliente, ha anche un ottimo ristorante. Non può mancare stasera, per chiudere in gloria, e per consolidare la memoria gastronomica del luogo, un “calamaro cacciuccato”, seguito da uno squisito gelato accompagnato da una salsa calda di fichi. Si conclude la serata facendo salotto per comunicarci  le impressioni della giornata.

Sabato 1 dicembre

E’ l’ultimo giorno di viaggio, dedicato – sulla via del ritorno – a Cerveteri e alla civiltà etrusca. In partenza da Livorno vediamo il lungomare Sud festosamente invaso dalla gente venuta per il giuramento di fedeltà alla Patria dei cadetti.  A Cerveteri  ritroviamo Sara, che nel viaggio di andata  ci ha fatto conoscere il castello di Santa Severa.  Entriamo con lei nel duecentesco Castello dei Ruspoli sede del museo archeologico nazionale cerite, che ospita straordinarie testimonianze della civiltà etrusca: corredi  funerari con bronzi, buccheri, urne dalla tipica forma biconica; urna cineraria fittile rappresentante una coppia di sposi che ricorda in miniatura il sarcofago conservato a Roma nel museo di Villa Giulia, e tanto altro; ma soprattutto il Cratere e il Kylix di Eufronio, stupendi  pezzi di ceramica attica a figure rosse del V secolo a.C., illegalmente  portati all’estero, esposti l’uno al Metropolitan  di New York e l’altro al Getty  di Malibu, finalmente  rientrati in Italia, ora tornati definitivamente al luogo di appartenenza, dopo essere stati esposti per anni al museo nazionale di Villa Giulia.

Fuori dell’abitato di Cerveteri visitiamo la necropoli della Banditaccia, dal 2004 sito UNESCO, la più estesa dell’area mediterranea. Sara fa per noi una selezione, che comprende tombe di epoca variabile, dal VII al IV secolo a.C.  Le più antiche sono caratterizzate dalla forma a tumulo, come la Tomba della Capanna. Le diverse cornici, sull’apice del tumulo, le distinguono una dall’altra, un po’ come se fosse la “firma” della famiglia di appartenenza.  Nella Tomba della Cornice sono evidenti gli influssi del mondo orientale ed egizio in particolare, nei tipici sedili a trono posti nel vestibolo, ai lati della porta.  Fino all’ultima, sotto una roverella di  venerabile età (quattrocento anni), la Tomba dei Rilievi, ricavata in un ipogeo e quindi  più recente, eccezionale per  i rilievi decorativi di stucco policromo, che dobbiamo però sforzarci di distinguere a fatica attraverso un vetro protettivo che poco lascia intravedere. Era la tomba della famiglia Matuna, nome tramandato fino a noi dall’iscrizione riportata sul cippo interno alla tomba.

Proseguiamo verso Bari. Il nostro viaggio si conclude con una piacevole sosta fatta di delizie per il palato: avendo volutamente saltato la pausa pranzo ci fermiamo a cenare piuttosto presto da Minicuccio a Vallesaccarda, che già abbiamo potuto apprezzare tante altre volte nei nostri vagabondaggi.

Arriveremo a Bari piuttosto tardi, stanchi ma felici!.

Viaggio a Ventotene 8 -11 giugno 2017

Pagina dei Soci Nessun Commento »

 

Ventotene: l’isola di Spinelli ed il sogno europeo.

8-11 giugno 2017

A cura di Angela Mengano

 Giovedi 8 giugno

Verso Ventotene, l’isola di Altiero Spinelli e del sogno europeo. Siamo 38; partiamo tra le 7.30 e le 8:00 da largo Sorrentino e largo 2 Giugno. Arrivati a  Gaeta verso l’una,  scendiamo  all’hotel  Mirasole, collocato tra la baia di Serapo e il promontorio di Monte Orlando.  Scendiamo in paese ; la comitiva si disperde nei vari localini al lungomare;  io, essendomi  già rifocillata a sufficienza durante il viaggio  con focaccia home-made  vado alla ricerca di un bar per il caffè. Mi dicono di provare in via Indipendenza, lunghissima  via  storica che attraversa in lungo la città di Gaeta, ma il caffè Santos è chiuso.

La visita con Lorenzo, guida locale,  parte dal Santuario della Santissima Trinità o della Montagna Spaccata, ai piedi del monte Orlando.  Fondato nell’XI° secolo  dai Benedettini e oggi sede dei missionari del PIME, è meta di pellegrinaggi per l’intreccio di sentimenti devozionali e leggende: le fenditure nella montagna  che si spaccò secondo la leggenda alla  morte di Cristo;  strane  forme della roccia viste come “la mano del turco”, cioè di colui che non volle credere a quell’interpretazione  miracolistica . Il luogo è davvero suggestivo ; grande fu la sua fama, talmente diffusa, anche in Spagna, che perfino Cervantes ne fa cenno nel Don  Chisciotte.  Siamo nella Riviera di Ulisse, che prende nome dall’episodio omerico dell’eroe greco trattenuto da Circe su queste sponde;  magnifici panorami si offrono al nostro sguardo. Alla mia memoria, grazie a Emilia Cafiero, che ha origini napoletane, affiorano ricordi:  era  forse il  Damiani, il lido nei pressi di Pozzuoli,  dove andavo a fare il bagno  ai tempi dell’Università nei primi anni ‘60 ?  Vi  si arrivava appunto attraverso un lungo e stretto tunnel, anche in quel caso il luogo aveva il nome di Montagna Spaccata. Ritorniamo sul lungomare Caboto,  intitolato al grande navigatore,  originario di Gaeta,  scopritore del Canada.

foto 1

Foto 1

Il paesaggio  è dominato  dalla  imponente mole del Castello, che fu  prima fortezza militare poi carcere.  Sul lungomare sorge l’antica chiesa dell’ Annunziata , gotica ma con sovrapposizioni barocche, dove possiamo ammirare  l’altare marmoreo  coronato dal  cinquecentesco polittico  di Andrea Sabatini da Salerno con l’Annunciazione, la Dormitio e l’Assunzione;  il coro ligneo; il  sarcofago quattrocentesco di Enrico Caracciolo, notevole esempio di arte gotica e – dulcis in fundo – la Cappella d’Oro, con volte a botte decorate in blu e oro, dove papa Pio IX, in esilio a Gaeta dopo l’instaurazione della Repubblica Romana,  ispirato dal dipinto della Vergine Immacolata opera del  Pulzone, avrebbe formulato le sue teorie sul dogma dell’Immacolata Concezione  (nonché sull’ infallibilità papale).  Visitiamo poi la Cattedrale , molto rimaneggiata ma con un bellissimo campanile in stile siculo- normanno e  bassorilievi provenienti dall’antico pulpito. Non abbiamo molto tempo, ci piacerebbe visitare anche la chiesa di San Francesco, in posizione alta e dominante,  ma Lorenzo  ci dice che l’interno non presenta elementi di interesse.   Decidiamo di tornare a piedi in albergo, dove ci aspetta una succulenta cena con “riminesi” cozze e gamberi, branzino con  patate e bietola e un’ottima panna cotta ai frutti di bosco. Concludiamo la serata con una breve passeggiata sul lungomare di Serapo.

Venerdi 9 giugno

Prima colazione: piccolo equivoco tra caffè lungo (da me erroneamente ordinato) e americano (quello che in effetti  volevo). La giornata è dedicata a Ventotene, ci accompagna la guida da noi contattata, Linda Contreras,  molto preparata e molto in gamba . Dobbiamo raggiungere  Formia per imbarcarci a bordo del traghetto SNAV  che in due ore ci porterà a destinazione.  Siamo “confinati “ in coperta, ma riusciamo a seguire le fasi dell’avvicinamento all’isola  attraverso uno schermo posto davanti a noi al centro del salone-ponte. Allo sbarco  nel porto  alziamo lo sguardo verso l’ammasso tufaceo di Punta Eolo,  dove sono ben visibili i segni dell’area archeologica su cui sorgeva, in età romana, la villa imperiale  (Villa Giulia)  destinata al “confino”  di esponenti della famiglia imperiale, a partire da Giulia figlia di Augusto,  relegata a Ventotene per violazione della lex iulia sulla moralizzazione pubblica, emanata da Augusto nel 18 a.C. . Luogo di confino rimase Ventotene sino ai nostri giorni. Ma il confino serve anche a creare il distacco, il silenzio, il pensiero: qui è nata l’idea di Europa, con Ernesto Rossi , Eugenio Colorni , e Altiero Spinelli, che nel piccolo cimitero di Ventotene volle essere sepolto . Da una  scenografica settecentesca  rampa a zig zag raggiungiamo una delle due piazze principali dell’isola, in cui si trova la chiesa di Santa Candida, la patrona di Ventotene che il 20 settembre è festeggiata con processioni, fuochi d’artificio  e mongolfiere multicolori  librate nell’aria, il tutto immortalato da Paolo Virzì nel film “Ferie d’ agosto”.  Poi l’atteso  e pregustato incontro con Fabio Masi , che ci accoglie nella  bella libreria posta al centro della piazza principale, dominata dal Castello oggi sede municipale.

foto 2

Foto 2

Creatore di una casa editrice – con sede a Genova –  che pubblica solo testi riguardanti le due isole di Ponza e Ventotene e a cui ha dato il nome di “L’ultima spiaggia”, lo stesso della libreria, ci racconta la sua esperienza, e il Manifesto scritto da Altiero Spinelli tra il ’41 e il ’44 è al centro del suo dire.  Lo salutiamo con la promessa di ritornare, e andiamo nella poco lontana Terrazza da Mimì , affacciata a strapiombo sulla spiaggia. Carpacci  di pesce, saporite verdurine, e non manca  un assaggio delle gustose lenticchie isolane; il tutto innaffiato da un vivace prosecco.  Lo scenario è di incomparabile bellezza: in lontananza, il profilo dell’isolotto di Santo Stefano incombe con il suo carico di cupe reminiscenze. Colonia penale destinata agli ergastolani, durante il fascismo diventa luogo di confino per gli oppositori del regime;  là aveva finito  la sua vita Gaetano Bresci, l’anarchico che assassinò re Umberto I; e tra gli altri là aveva scontato la  pena  il brigante Carmine Crocco. Coraggiosamente, sotto il sole del primo pomeriggio affrontiamo la dorsale di via Olivi, che ci permette di avere un’idea dell’isola dall’alto, costeggiando ville alternate a orti  coltivati a lenticchie e scoprendo a poco a poco magnifici panorami. Qui, per poter coltivare  a dispetto del vento – ci spiega Linda – si fanno le “difese incannucciate”( ne parla anche Columella nel suo De re rustica)  E nella stradina che ci riporta alla piazza le targhe sulle case ricordano  i luoghi  un tempo frequentati dai confinati.

foto 3

Foto 3

Finiamo in bellezza con il giro in barca organizzato in quattro e quattr’otto dalla nostra bravissima guida, che prenota per noi due capaci imbarcazioni. Ed è così che, fatto il periplo di Ventotene, ci accostiamo al profilo del carcere di Santo Stefano, cogliendo il senso inquietante di questa forma architettonica a ferro di cavallo [panopticon] che – ideata verso la fine del secolo XVIII dal filosofo e giurista Jeremy Bentham  – permetteva al potere (con poche guardie) di controllare tutti i  reclusi senza che se ne rendessero conto. Tranquillo ritorno in traghetto sino a Formia, cena con le  gustosissime tielle locali (pizze rustiche ripiene di pesce) seguita dalle rituali quattro chiacchiere al fresco

Sabato 10 giugno

Stamattina percorriamo la via Flacca, la costiera che da Gaeta a Sperlonga è disseminata di torri ( sistema di fortificazioni – circa trecento – voluto da don Pietro da Toledo per la difesa delle coste del vicereame) in un susseguirsi di belle spiagge incastonate tra mare e montagna. La nostra prima meta – imperdibile – è il Museo Archeologico, nato dall’eccezionale ritrovamento che negli anni ‘50, durante la costruzione della strada litoranea, portò alla scoperta della sontuosa dimora e delle opere di straordinaria qualità artistica, quelle sculture  che dovevano ornare per volere di Tiberio l’immensa grotta annessa alla villa. Ridotte in mille frammenti forse per fanatismo religioso in sfregio a testimonianze di civiltà pagana, vennero poi ricomposte per formare l’attuale nucleo del museo, voluto dalla passione dei cittadini di Sperlonga scesi in piazza per  impedirne il trasporto nella capitale.   Sul gruppo scultoreo detto di Scilla si è trovata un’iscrizione che risale a certo Pasquino, ricco proprietario terracinese e poeta dilettante amico di Marziale; detta iscrizione fa attribuire l’opera, di squisita fattura, ai tre artisti, Agesandro, Atanodoro e Polidoro, autori anche, secondo Plinio il Vecchio, del Laocoonte conservato ai Musei Capitolini.  Luciana ci offre le sue riflessioni di studiosa sui rapporti tra scultura di  età  classica e moderna. E proseguiamo, in un crescendo di emozioni, davanti al gruppo dell’Accecamento di Polifemo, quasi interamente ricostruito ma ugualmente strabiliante; poi la Testa di Ulisse, nota al grande pubblico perché usata dal popolare programma televisivo di Alberto Angela  come immagine di apertura; Ganimede rapito dall’aquila; Diomede che porta via da Troia il Palladio… e così via. Attraverso un piccolo sentiero immerso nella vegetazione mediterranea scendiamo al sito della villa di Tiberio e alla Grotta con la piscina e la peschiera. Dopo il crollo delle rocce, nel 26 d.C., Tiberio non vi mette più piede e riprende a frequentare Villa Iovis a Capri. Lasciato il Museo, superata sulla destra la magnifica costruzione in pietra, casa di vacanze di Raf Vallone e della sua famiglia, (ma qui venivano d’estate anche, tra gli altri,  Rosetta Loy e Natalia Ginzburg)  proseguiamo per Sperlonga, bellissimo borgo a picco sul mare, ricco di angoli suggestivi: tra gli altri ci colpisce una parete affrescata  a mo’ di fumetto,  ispirata alla storia  romanzesca del tentato rapimento da parte del corsaro Khayr al-Din detto il Barbarossa ai danni della bellissima Giulia Gonzaga.

foto 4

Foto 4

Dopo la sosta a un caffè della piazzetta, decidiamo di tornare a Gaeta, in modo che ognuno di noi possa organizzarsi il pomeriggio liberamente e come meglio crede. Il gruppo si divide tra Museo Diocesano, via Indipendenza e passeggiata al monte Orlando; io scelgo la terza alternativa e in sette (con Elisa, Franca, Clara, Patrizia, Emanuella e Nicola) raggiungiamo attraverso sentieri ombrosi il punto più alto, coronato dal Mausoleo di Lucio Munazio Planco. Anche stasera la cena dell’albergo merita applausi: paccheri al  ragù di pesce,  fritto di alici e calamari, dolce al cacao amaro.  Conclusione elettrizzante con il nostro assalto collettivo al trenino turistico che in un crepitio di urla di entusiasmo e risate ci porta sferragliando nel cuore della movida del sabato sera.

Domenica 11 giugno

Siamo arrivati al giorno della partenza e anche stavolta vogliamo inserire nel viaggio di trasferimento qualcosa che valga la pena di conoscere. A Ventaroli, frazione di Carinola, facciamo, grazie alla preziosa e colta  guida dell’architetto Valente, una scoperta entusiasmante, la chiesa di Santa Maria in Foro Claudio,   basilica paleocristiana edificata  nel V-VI secolo sui resti di un tempio romano , poi chiesa romanica a tre navate, a lungo  sede episcopale sino al trasferimento a Carinola nel 1099. Funzionò come chiesa fino al XVIII secolo, poi venduta, e adibita a stalla….Gli affreschi, realizzati dal X al XVI secolo,  sono veramente notevoli: quelli dell’abside  fortemente bizantineggianti, ma con una vena popolaresca; al centro campeggia la Madonna e non Cristo Pantocratore, elemento questo che la distingue insieme alla vicina S. Angelo in Formis

La Madonna è raffigurata più volte nelle pareti (la più antica è quella nella navata sinistra); poi santi, santi a profusione, San Bernardo, San Nicola, San Leonardo e San Bartolomeo, curiosamente col coltello in mano. Un’altra scoperta degna di nota: sotto gli affreschi del catino absidale,  una sorta di tappezzeria decorativa di sconcertante modernità, affrescata  con elefantini che sostengono torri (potere episcopale – culto mariano), che  studiosi locali  fanno risalire  al ‘200.

foto 5

foto 5

Alla fine, desta stupore e ammirazione la parete destra, affrescata con il Giudizio Universale e con le arti e mestieri, documento storico delle corporazioni medievali degli artigiani, illustrate con tanto di denominazione e di particolari curiosi (diavoletto sulle spalle, monito al mercante dell’esistenza di un giudizio finale).  E qui un’annotazione della nostra  guida:  Carinola,  città carceraria per vocazione, registra la presenza di 500-600 detenuti nel locale carcere, a lungo classificato anche come carcere di massima sicurezza.

Ritornati in paese, visitiamo Carinola, con begli edifici, come Palazzo Marzano, esempio di arte catalana, palazzo Petrucci Novelli, e la Cattedrale. Ma Carinola è anche il paese natale di Matilde Serao (nella nostra passeggiata ne costeggiamo la casa natale, purtroppo in condizioni di deplorevole abbandono) e di padre Michele Piccirillo, figura luminosa di francescano e archeologo, a cui si devono importanti ritrovamenti, tra  cui quelli sul  monte Nebo in Giordania (lo ricordo, anni addietro, in un indimenticabile incontro nell’Ateneo barese).

Teano è la tappa finale.  Da Ventotene a Teano. Tra questi due luoghi toccati dalla storia si è mosso il nostro viaggio.   A Teano, in attesa di visitare il Museo Archeologico, andiamo a pranzo nel Bistrot 26: ambiente arredato con tocchi originali, proposte gastronomiche del territorio,  molto curate, accoglienza di grande cortesia  e amabilità.

Dopo pranzo, la scoperta del Museo Archeologico. Molto interessante, ricavato all’interno del complesso monumentale tardo-gotico detto del Loggione e Cavallerizza, conserva i reperti, notevolissimi, del territorio dell’antica Teanum Sidicinum, abitata dagli Osci e dagli Ausoni, la cui presenza pare attestata dai vasi in bucchero rosso; le epigrafi preromane in lingua osca e  quelle in lingua latina (a Silla la nostra guida attribuisce la distruzione della cultura italica preromana); il mosaico del 4° secolo d.C. , trovato nel mausoleo della Gens Geminia in località S. Amasio, e  considerato come la più antica raffigurazione musiva dell’Epifania conosciuta al mondo. E, per finire,  la sezione dedicata al Teatro Romano, sembra,  identico a quello di Leptis Magna in Libia.

La Ferrara d’autore: con Ludovico Ariosto e Giorgio Bassani

Pagina dei Soci 1 Commento »

Viaggio d’autunno
La Ferrara d’autore: con Ludovico Ariosto e Giorgio Bassani
14-17 ottobre 2016

A cura di Angela Mengano

Venerdì 14

Siamo una piccola brigata stavolta, con un pullman da 50 posti messo a disposizione dalla ditta Petruzzelli per 22 partecipanti: Lucia, io, Elisa, Imma, Adriana Pepe, Luciana Cusmano, Laura Carenza, Marta Attolini, Isa e Giorgio, Marisa Selvaggi, Mariangela Sportelli, Lalla e Tina Traini, Milena Cisternino, Adriana Lancieri, Clara Loiacono, Giovanna Bruno, Ersilia Marra, Franca Botrugno, Mariolina Passaro, Rachele Tateo; in serata, a Ferrara, si uniranno a noi Gisella Romanazzi e suo marito Renato. Prima pausa caffè a Chieuti. Lucia ci introduce al viaggio con letture scelte sull’opera di Ludovico Ariosto e sulla mostra allestita nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara per i 500 anni dell’Orlando furioso e centrata sull’immaginario visivo dell’autore. In pullman ci scambiamo commenti sulle principali notizie del giorno, la morte di Dario Fo, il Nobel per la letteratura a Bob Dylan che ha fatto tanto discutere. Dopo la sosta pranzo al grill di Falconara Marittima proseguiamo per Bologna, accompagnati da pioggia scrosciante fino all’entrata nel MAMBO. La mostra “David Bowie is” è un viaggio affascinante -da percorrere con le cuffie- per immergersi nel mondo di un artista geniale a 360 gradi che lascia un segno indelebile del suo passaggio, mi verrebbe da definirlo “rinascimentale” se non fosse che uno come lui sfugge a qualsiasi tipo di catalogazione.

bowie

Prosegui la lettura…

Pensando a Nino Lavermicocca. Quando Taranto era Taras e Sibari Σύβαρις

Pagina dei Soci Nessun Commento »

Diario di viaggio

Taranto – Sibari, 27 e 28 febbraio 2016

 “Pensando a Nino Lavermicocca . Quando Taranto era Taras e Sibari Σύβαρις”

La nostra escursione di due giorni nella Magna Grecia, nell’ultimo weekend di febbraio.

 

a cura di Angela Mengano e Isa Bergamini

Sabato 27 febbraio

Nel Chiostro medievale del convento di San Domenico Maggiore, nel cuore della città vecchia,

chiostro

ci attende, a Taranto, l’archeologa Gemma Russo per la visita alla mostra “Sulla strada 6500 anni fa. Ritratto di una società della Preistoria”. Curata dalle archeologhe Francesca Radina e Armanda Zingariello, la mostra propone una ricca documentazione degli scavi condotti sulla necropoli neolitica di Galliano venuta alla luce nel territorio di Palagiano durante i lavori dell’ANAS per l’ammodernamento della statale 106.

Prosegui la lettura…

Archeologia industriale nel Salento

Pagina dei Soci Nessun Commento »

Diario di viaggio
Archeologia industriale nel Salento
28-29 novembre 2015

a cura di Angela Mengano

Sabato 28 novembre

Una fredda seppur soleggiata mattina di fine novembre per conoscere alcuni segni significativi del patrimonio industriale nel territorio salentino. Antonio Monte, architetto e ricercatore, attento studioso della materia, ci aspetta a San Cesario di Lecce, in via Ferrovia, davanti all’ex distilleria De Giorgi, per introdurci negli ambienti ove prosperò (attiva fino al 1999) una industria che era un fiore all’occhiello per l’intera regione. I suoi liquori andavano in giro per il mondo: basti pensare alla scena di Casablanca in cui l’inconfondibile profilo della bottiglia di Anisetta De Giorgi è ben visibile sul bancone del bar a cui è appoggiato Humphrey Bogart!

Anisetta foto

Prosegui la lettura…

Nel Mugello con Don Milani, con Dino Campana

Pagina dei Soci Nessun Commento »

Viaggio nel Mugello

24-28 ottobre 2015

a cura di Angela Mengano

Sabato 24

All’appuntamento in largo Due Giugno, sul pullmino da 30 posti (autista Piero), siamo insolitamente pochi, solo quindici. Una sosta per il caffè a Vallata; una per lo spuntino ad Anagni, e siamo a Sarteano, piccolo borgo ai limiti delle terre senesi dove Luca, nostra guida,ci porta alla necropoli delle Pianacce, in aperta campagna, a visitare una tomba etrusca, la Quadriga infernale: affreschi strepitosi a colori vivaci, che raffigurano un Caronte etrusco traghettatore di anime nell’Aldilà.

Caronte

Prosegui la lettura…

Diario del viaggio nei luoghi della Grande Guerra

Pagina dei Soci 1 Commento »

Nei luoghi della Grande Guerra – la Transumanza della Pace

a cura di Angela Mengano e Imma Silletti

7-12 marzo 2015
Partiamo in 18 stavolta (con un pulmino da 30 posti, autista Piero). Durante il lungo viaggio in autostrada, spezzato soltanto da un paio di pause “tecniche”, Lucia ci aiuta a entrare nello spirito del viaggio condividendo con noi letture e riflessioni (tra l’altro le lettere scritte alla madre da un mio zio, fratello di mio padre, caduto sul Montello proprio negli ultimi giorni della Grande Guerra.)
Il gruppo è così formato:
Lucia, Gigi, Luisa V., Laura Q., Margherita, io, Elisa, Imma, Renata P. (con cui dividerò la stanza), Mariella e Vittorio P., Giovanna V., Carla F., Milena C., Adriana L., Marta A., Mariolina P. e Rachele T.
Prima tappa a Nonantola, che a causa del terremoto avevamo dovuto cancellare dall’itinerario del nostro viaggio verso le fabbriche Zegna e Olivetti nel maggio del 2012.

L_Grande_Guerra_marzo_2015_001 Prosegui la lettura…

Week end di silenzio, diario di viaggio – Napoli 7/8 febbraio 2015

Pagina dei Soci 1 Commento »

a cura di Angela Mengano

Partiamo in 37 più Piero (l’autista di Petruzzelli); ci raggiungeranno a Napoli Laura Carenza e sua figlia Marta.
Superate le ansie da maltempo incombente (e preannunzio di fenomeni nevosi sul tratto appenninico) imbocchiamo l’Autostrada per Napoli. Durante il percorso Lucia ci comunica che l’idea dell’itinerario di viaggio è nata in lei dalla lettura di un articolo di Beppe Sebaste pubblicato dall’Unità nel 2009 (“La parola è silenzio”), e dal desiderio di coltivare il progetto sul silenzio, presente da qualche anno nei temi dell’Adirt e iniziato – vorrei ricordare – con il viaggio d’Autunno del 2011 tra Anghiari e Pieve Santo Stefano. Prosegui la lettura…

Diario del viaggio d’autunno: Fabriano e Assisi 13-16 novembre 2014

Pagina dei Soci 1 Commento »

a cura di Angela Mengano

Siamo partiti da Bari alle sette, destinazione Fabriano, in 35, oltre a Piero, il nostro ottimo autista. Pausa caffè fulminea, già a Cerignola. In pullman, Lucia comincia a introdurci pian piano nell’atmosfera del viaggio, parlandoci di Gentile da Fabriano, che ci accingiamo a riscoprire nella mostra a lui dedicata nella sua città natale, e del Vangelo di Pasolini – di cui ricorre il 50°- ma anche e soprattutto della Cittadella di Assisi, che ci ospiterà nella giornata di sabato, grazie alla paziente opera di tessitura di Lucia e di Ester Bonsante insieme a Emanuele, suo consorte. Senza fare tante soste in autostrada, tra le due e le tre siamo già in albergo, a Fabriano, all’hotel Gentile.
Il pomeriggio è dedicato a due musei, uno più carino dell’altro, entrambi alloggiati in ambienti storici sapientemente recuperati:
– Il Museo della Carta, doveroso omaggio alla storica tradizione di Fabriano, affermatasi nei secoli leader nella produzione della carta, come ci racconta Michele, perfetto affabulatore che dall’inizio alla fine del percorso di visita ci dà dimostrazione pratica di come si fa la carta a partire dagli stracci raccontandoci – attraverso la storia – tanti gustosi aneddoti, mostrandoci macchinari e congegni d’epoca, pergamene, monete cartacee filigranate, il tutto nella entusiastica convinzione che la carta non soccomberà di fronte alla rivoluzione tecnologica (ma al nostro ingresso aveva esordito con un “Grazie per essere venuti al capezzale della carta”).

IMG_0515copia Prosegui la lettura…

Le tragedie greche nel teatro di Siracusa 12-18 maggio 2014

Pagina dei Soci 3 Commenti »

a cura di Imma Silletti

Lunedì 12
Si parte alle ore 7
Subito dopo la sosta in autostrada Mara e Gaetano ci parlano di tragedia greca. Mara citando Nietzsche ci dice che l’arte greca non è serena e secondo Aristotele aveva funzione di catarsi nel pubblico che vi partecipava.
Alle 13 arriviamo a Palmi alla Casa della Cultura intitolata a Leonida Rèpaci, scrittore e fondatore del Premio Viareggio. La struttura accoglie: la Biblioteca Comunale, il Museo Civico di Etnografia e Folklore “Raffaele Corso” (reperti della vita della pastorizia, della agricoltura e del mare, folklore, costumi popolari). A questo proposito molto interessante è la documentazione della manifestazione della Varia che si svolge in agosto (carro scenico piramidale alto 16 m. di 20 tonnellate in onore dell’Assunta che poggia su stanghe dove prendono posto le corporazioni o mestieri che la trasportano per le strade del paese,rappresentante una grande nuvola con angeli sole e luna che fanno corona al Padre Eterno e sulla cui cima è collocata l’Animella, una bambina di 10-11 anni scelta per selezione popolare).

La Varìa Prosegui la lettura…

Un paese azzurro: Casamassima / Una mostra a Conversano 19 ottobre 2014

Pagina dei Soci 1 Commento »

a cura di Angela Mengano

In una splendida giornata di sole andiamo alla scoperta di un paese a due passi da casa nostra, che per noi è stato, sinora, quasi soltanto uno svincolo stradale per Auchan.
Con le guide della Pro Loco che ci attendono al nostro arrivo, la giovanissima Luna, insieme a sua madre, architetto, napoletana d’origine, animatrice di appassionate battaglie per la riscoperta del territorio – e a Giovanni De Tommaso, studioso di storia locale, facciamo la prima inaspettata scoperta: una piccola chiesa romanica, in parte ricostruita, intitolata a Santa Lucia, oltre che alla Madonna del Soccorso (stranamente raffigurata, nella tradizione iconografica ad essa dedicata, con un randello in mano!).

Prosegui la lettura…

Viaggio in Sicilia

Pagina dei Soci Nessun Commento »

di Matteo Bonsante

In pullman con tanti nuovi amici, in una limpida giornata di questa primavera, si corre lieti e pensosi verso la Storia, la Natura, il Mito. La Bellezza.

Giornate ampie, colme di sensazioni e di risorgenti ricordi si prospettano.

E subito il passaggio dello stretto, con Ulisse che ancora sembra aleggiare, tra Scilla e Cariddi, in ogni alitare di vento. E poi la maestosità dell’Etna e le sue larghe balze disseminate di palpitanti betulle. E i brontolii, gli sbuffi di zolfo e i vasti prati costellati di fiori, come tante gemme plasmate dal sole. Prosegui la lettura…

Il mio ricordo della Caserma Rossani

Pagina dei Soci 1 Commento »

di Ninni Boccia

L’essere ritornato recentemente nella Caserma Rossani grazie all’ADIRT, ha resuscitato in me un antico ricordo! Risale agli anni 1940-41. Avevo 7 anni, figlio di un ufficiale del Regio Esercito Italiano in servizio permanente con il grado di maggiore presso il 14° Reggimento di Artiglieria da Campagna che a quell’epoca, all’inizio della seconda guerra mondiale, era di stanza nella Rossani, prima di essere spostato per motivi tattici nel Salento e successivamente in Liguria. Prosegui la lettura…

In Lucania 1- 2 marzo 2014 – Diario di viaggio

Pagina dei Soci 1 Commento »

di Angela Mengano

Preceduto e preparato dall’incontro in sede con Antonio Scardaccione e con il suo “ Il barbiere delle anime”, libro di racconti ambientati ad Aliano, suo paese natale, il viaggio in Lucania si snoda attraverso le innumerevoli suggestioni di questa terra orgogliosa e solo all’apparenza immobile ed è stato – appunto – un viaggio dell’anima, balsamo per le nostre esistenze turbate dalle tensioni quotidiane … Prosegui la lettura…

Quella sera al Conservatorio…

Pagina dei Soci Nessun Commento »

di Mimmo Bavaro

E’ stato come tuffarsi nel passato… echi di note lontane danzano sugli spartiti della memoria:

i concerti all’Auditorium dell’orchestra sinfonica della Provincia di Bari, ogni venerdì sera nella seconda metà degli anni ottanta; alcuni momenti del Time Zones, indimenticabile il concerto del primo maggio 1988 di David Sylvian con una formazione incredibile… sempre in quegli anni ebbi modo di visitare, parzialmente, il Conservatorio.

Tornare in certi luoghi può mettere in circolo belle vibrazioni, come quelle percepite durante il percorso dell’altra sera… tutto sembra ovattato, in sottofondo le prove, gli arredi riportano ad epoche lontane, la presenza costante di Nino Rota, il Maestro Capaldi e il momento musicale ad evocare atmosfere rarefatte… stupenda, in tal senso, l’esecuzione del “Valse romantique” di Claude Debussy.

Alla prossima avventura…

Le foto di Mimmo Bavaro le trovate nella Gallerie:

http://www.adirt.it/web/galleria/

e in slideshow:
http://www.flickr.com/photos/30990532@N08/sets/72157638764224604/show/

Nota a margine della visita al Conservatorio

Pagina dei Soci Nessun Commento »

di Michele Cecere

Una, dieci, cento culture!!!????
7 dicembre 2013 alle ore 20.37

Ieri pomeriggio, 6 dicembre, ero al Conservatorio di Bari, da una finestra del primo piano guardavo l’ingresso dell’auditorium, chiuso da tanti anni. Ho pensato a quel giorno di aprile ’88 quando lì dentro suonava John McLaughlin ed io ero lì e mai avrei immaginato che quel posto sarebbe stato chiuso per tanti anni…

Mi sono poi avviato verso la sala Murat dove sapevo dell’inaugurazione di una mostra molto particolare, sempre a carattere musicale, curata da Franco Mussida, lo storico musicista della PFM, tanto per capire, l’unico gruppo rock capace di inserirsi ai primi posti delle classifiche di vendita dei dischi in Gran Bretagna e USA nella metà degli anni settanta. Prosegui la lettura…

La viandanza

Pagina dei Soci 3 Commenti »

di Mimmo Bavaro

La viandanza…
In un film di Alessandro Blasetti del 1942 il protagonista, un rappresentante di dolciumi, per una serie di circostanze imprevedibili, evade dalla sua routine, “vivendo” per un po’ di ore in aperta campagna, a contatto con la natura, apprezzando i sapori genuini, le cose semplici…
Tutto accade per aiutare una ragazza poco fortunata in amore… il ritorno in città, al solito ritmo, sarà traumatico… Quattro passi fra le nuvole (1942) di Alessandro Blasetti. Prosegui la lettura…

Nelle terre di Lorenzo Lotto: diario di viaggio

Pagina dei Soci 1 Commento »

di Angela Mengano

Viaggio d’autunno 2013
Nelle terre di Lorenzo Lotto

Giovedì 31 ottobre
Un affollato pullman (siamo 43 stavolta) è ai blocchi di partenza, già di buon’ora, la mattina del 31 ottobre. Nostra meta per questo weekend d’autunno sono le Marche con il fascino arcano delle opere di Lorenzo Lotto, concentrate in un fazzoletto di chilometri tra il maceratese e l’anconetano. Avremo due guide, una per ciascuno dei due territori.
Giunti a Recanati, lasciamo i nostri bagagli all’hotel Gallery, (Quattro Stelle), molto accogliente e panoramico, e con il vantaggio dell’ubicazione ai margini del centro storico. L’ampio spazio d’ingresso è reso gradevole da una galleria di giovani volti sorridenti alla Andy Warhol che, ci verrà poi rivelato, appartengono allo staff dell’albergo.

Prosegui la lettura…

nota a margine della visita a S.Maria a piè di Chienti

Pagina dei Soci 1 Commento »

di Margherita Maggiore

Domenica 3 novembre siamo passati, in un fuori programma del viaggio nelle Marche, a Santa Maria a piè di Chienti, nelle Marche. Bellissima chiesa del IX secolo gremita di gente commossa e dei rappresentanti di tutte le armi e dell’ANPI. Si celebrava il funerale di sei persone disperse durante l’ultima guerra e finalmente ritrovate sepolte in Germania. Prosegui la lettura…

Diario del viaggio in Epiro – 1/9 maggio 2013

Pagina dei Soci 1 Commento »

di Elisa Cataldi

Antiche terre d’Acheronte

1° maggio: la partenza
Pullman da Bari alle 16,00 per arrivare a Brindisi in tempo per l’imbarco alle 19,00. Il pullman è molto grande (per noi, 28 partecipanti) e molto moderno, verde pisello, viene da Policoro ed è guidato da Renzo, giovane ed aitante lucano.
Arriviamo puntuali a Brindisi sul molo di Costa Morena e, espletate le formalità d’imbarco, alle 18,45 siamo sulla mtn. Catania della Grimaldi.
L’uscita dal porto di Brindisi è quanto mai emozionante: il tramonto, il castello Aragonese visto da tutti i punti di vista possibili e… perfino un gruppo di delfini che saltando di quando in quando in superficie, accompagnano la nostra uscita dal porto!!!

Brindisi - Uscita dal porto

La cabina è molto confortevole, ha l’oblò, il bagno etc. ma… magra soddisfazione perché la sveglia è alle 02,00 e lo sbarco a Igoumenitza alle 03,00!!! Il fuso orario qui comporta 1 ora meno che in Italia. Prosegui la lettura…

Viaggio nell’Alto Lazio 8/12 febbraio 2013

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

venerdì 8 febbraio
Il nostro viaggio invernale, che coincide stavolta con la fine del Carnevale (che in questi giorni ci verrà ricordato solo da qualche coriandolo sparso sul nostro cammino) nasce “nel segno del Giglio”, che la dinastia dei Farnese ha impresso al territorio del Viterbese lasciando forte memoria di sé.
Come al solito, doppia partenza da Largo Sorrentino e Due Giugno, con il bus della Petruzzelli, autista Piero; siamo 37. Miracolosamente in anticipo, arriviamo nella ciociara Castro dei Volsci, luogo natale di Nino Manfredi. La nostra guida per la visita all’area archeologica di Madonna del Piano (villa romana del I sec. a.C., mosaici pavimentali a motivi geometrici e floreali, resti di villa di età imperiale e necropoli del VI-VII sec. d.C.) e al Museo archeologico annesso é Lucia Rossi.

Prosegui la lettura…

Diario del viaggio d’autunno 31 0ttobre – 4 novembre 2012

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

Il tema del nostro viaggio d’autunno è racchiuso tra due poli, la Tivoli dell’Adriano di Marguerite Yourcenar, letto, riletto e rimeditato in uno dei recenti appuntamenti di “Leggermente”, e la Pàvana di Francesco Guccini. Nel mezzo ci sarà tanto altro, da Pontormo a Giovanni Pisano e via dicendo.
Nel viaggio ci accompagna la lettura di pagine scelte della Yourcenar, fino all’arrivo a Tivoli dove ci attende la piccola ma interessante mostra “Antinoo. Il fascino della bellezza”, ospitata nell’Antiquarium di Villa Adriana, da noi raggiunto dopo aver attraversato in tutta la sua ampiezza – e sotto una fitta pioggia – l’intero parco archeologico. Prosegui la lettura…

Fa Bene e si vende Bene l’Olio d’Oliva fatto Bene

Pagina dei Soci Nessun Commento »

Riflessioni e proposte in merito alla crisi della olivicoltura pugliese
di Giorgio Bergamini

Premessa e Reminiscenze

In una recente pubblicazione americana, recensita su Repubblica Salute e riguardante recenti aggiornamenti su una corretta alimentazione, troviamo puntualizzato che l’Olio d’Oliva non sarebbe esente di per sé da controindicazioni e cautele, in comune con altri grassi (in pratica il supposto bilanciamento ottimale tra grassi saturi, grassi monoinsaturi e grassi polinsaturi non sarebbe più nutrizionalmente così sicuro ed efficace per la salute secondo recenti evidenze scientifiche) a meno che non si tratti di vero Olio d’Oliva extravergine caratterizzato da un intenso fruttato. Prosegui la lettura…

Diario di viaggio: Con Bona Sforza da Bari a Cracovia 30 giugno / 11 luglio 2012

Pagina dei Soci 1 Commento »

a cura di Angela Mengano

Sabato 30
Viaggio di trasferimento da Bari a Mestre con il pullman, prima di affrontare il viaggio verso Cracovia ripercorrendo più o meno fedelmente le tappe di Bona Sforza sposa di Sigismondo re di Polonia. Ritroviamo con piacere Ivan, l’autista che già ci aveva accompagnato nella Francia del Sud-Ovest.
Dopo la programmata sosta in autostrada per il pranzo, nei pressi di Ancona, riprendiamo la strada verso Mestre. Qui, sistemati i bagagli nell’hotel Alexander, vorremmo fare una passeggiata a Venezia, ma ci rendiamo conto che i tempi sono un po’ stretti e – prima di cena – ripieghiamo su una puntatina nel piccolo centro storico di Mestre.

Prosegui la lettura…

Né padroni né operai: quando la fratellanza non è stata utopia. I luoghi e le fabbriche di Ermenegildo Zegna – Adriano Olivetti 26-31 maggio 2012

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

Sabato 26

La levataccia è necessaria per rispettare la tabella di marcia, che ci vede in Emilia nelle prime ore del pomeriggio con un cambiamento di programma: oggi saremo a Vignola e non più a Nonantola a causa del terremoto che ha purtroppo colpito buona parte del modenese. Qui ci attende, con tutto il calore della terra romagnola, Cristina, che ci porta a visitare il centro storico, partendo dalla piazza dei Contrari, che prende il nome dalla signoria locale che sotto il dominio estense diede lustro alla città. Entriamo nel palazzo Boncompagni, che fu prima dei Contrari, poi dei Boncompagni-Ludovisi; progettato da Jacopo Barozzi, detto il Vignola, con la “scala a chiocciola” che ci incanta per la sua straordinaria leggerezza.

Prosegui la lettura…

Spazio e identità russi: l’irresistibile fascino dell’Oriente

Pagina dei Soci Nessun Commento »

I rapporti russo-italiani nella sfera culturale hanno una storia plurisecolare e profonde tradizioni.
Bari, in particolare, da quasi 1000 anni, rappresenta la principale destinazione dei pellegrini ortodossi che, in questi ultimi anni, giungono ancora più numerosi.
L’Adirt, come sempre attenta a quanto accade sul proprio territorio, ha organizzato venerdì 20 aprile 2012 nella propria sede, un incontro con Marco Caratozzolo, docente di Lingua e Letteratura russa presso l’Università di Bari, sul tema

Spazio e identità russi: l’irresistibile fascino dell’Oriente.

Antonella De Maio ha riassunto il contenuto dell’incontro per noi. Prosegui la lettura…

Canosa: tra ipogei e palazzi

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

29 aprile 2012

In una bella domenica di primavera andiamo con l’ADIRT a Canosa. La visita servirà ad offrirci uno sguardo sulla città al passato, al presente e perché no anche al futuro, dal patrimonio archeologico, accortamente valorizzato dalla comunità locale, alle aziende “virtuose”, fiore all’occhiello del territorio canosino, raccontate da Michele Vinci nel tragitto in pullman.
Prosegui la lettura…

Con l’Adirt nel Salento di don Tonino Bello

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

25-26 febbraio 2012

Da Bari ad Alessano. Ormai vicini alla meta, sulla Maglie – Leuca e quindi dal cuore della penisola salentina, increduli riconosciamo in lontananza il profilo dei monti dell’Albania bianchi di neve!!!

I monti innevati dell'Albania

All’arrivo ad Alessano ci accoglie la nostra guida, Barbara Bello (è un cognome ricorrente qui). Si avvicina pure, per un breve saluto, Marcello, uno dei fratelli di don Tonino. Prosegui la lettura…

Diario del viaggio in Calabria

Pagina dei Soci 1 Commento »

Tra Valdesi e Bruzi di Calabria
21-22 gennaio 2012

a cura di Angela Mengano

Sabato 21- ore 7.15 (largo Sorrentino) – 7.30 (largo 2 giugno) Si parte da Bari, in una gelida (ma non troppo) mattina d’inverno, verso i territori “valdesi” della Calabria del versante tirrenico.
Sosta strategica (per spezzare il viaggio) a Pisticci, dove ci attende Maria Antonietta, per la visita guidata all’Abbazia Santa Maria del Casale, gentilmente aperta per noi da don Leonardo Selvaggi, che con grande senso di ospitalità ci accoglie. Con orgoglio, come se si trattasse di una sua creatura, e con un frasario colorito ed espressivo, ci illustra la storia dell’abbazia (costruita nel 1087, dunque coeva della Basilica di S. Nicola) e la ricostruzione – con fondi europei – dell’intero complesso: non ci lascerà ripartire senza farci dono di pubblicazioni e persino di un CD con canti sacri da lui stesso composti! Prosegui la lettura…

Diario del Viaggio d’autunno

Pagina dei Soci 1 Commento »

Viaggio d’autunno nelle terre del silenzio
29 ottobre – 2 novembre 2011

a cura di Angela Mengano

Sabato 29
Siamo in trentadue a partire stamattina (oltre al nostro Luigi Ciccimarra) da Bari: ci attende ad Anghiari, nella sede comunale, Stefania, che ci racconta della Libera Università dell’Autobiografia e del suo collegamento con l’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano, in una sorta di ideale “vallata della memoria”. Qui vengono offerti percorsi per chi vuole praticare la scrittura autobiografica, attraverso l’organizzazione di seminari, progetti, corsi di formazione. Prosegui la lettura…

Diario di viaggio nella Francia del Sud-Ovest

Pagina dei Soci 3 Commenti »

Le sfide all’ortodossia: un viaggio nelle terre dei Catari degli Ugonotti e dei Valdesi
10 – 23 settembre 2011
a cura di Angela Mengano

Alla partenza siamo in 28: Lucia e Gaetano, Ninni e Lia, Giorgio e Vittoria, Cesare e Silvia, Irene, Brunella,  Ginevra, Maria, Anna, Elisa, Pina, Franca e Laura, Margherita, Gabriella, Patrizia, Silvia, Mariolina, Elke, Clara e Camilla, Lalla ed io. Ci accompagna Graziella Belloli, docente universitaria dotata di una profonda conoscenza della cultura e dell’arte, oltre che della lingua francese. Il nostro autista – bravissimo – è Ivan e viene da Giovinazzo. Molto discreto, è sempre disponibile e pronto a darsi da fare per noi. Il lungo viaggio attraverso la Francia del Sud, dalla Provenza all’Atlantico, inizia per noi sabato mattina presto, con una tappa di avvicinamento alla frontiera italo-francese. Nel percorso, un’anteprima del viaggio con i pensieri e le letture di Lucia e le prime anticipazioni di Graziella ( un frammento: Van Gogh che fissa sulla sua tela“il suo sole di coriandoli colorati”).
All’arrivo a Viareggio, guidati da Gabriella, una simpatica guida del posto, facciamo una passeggiata sul Lungomare, ammirando i bagni ottocenteschi e gli alberghi Belle Époque.

Poi, al Grand Hotel Continental di Tirrenia. Dopo la cena, facciamo due passi sul lungomare, affollato e rumoroso nel caldo afoso del sabato sera. Prosegui la lettura…

13 marzo 2011: Escursione a Oppido Lucano

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

L’ADIRT, nell’ambito del programma di attività dell’anno sociale in corso, ha raggiunto la scorsa domenica la città di Oppido Lucano, calorosamente accolta dal sig. Michele Lioi, assessore alla Cultura, e dal prof. Cervellino, appassionato studioso di storia locale. Prosegui la lettura…

Roma millenaria – diario di bordo

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

Roma 17-20 febbraio 2011
Giovedì 17 Siamo partiti alle sette, per essere a Roma intorno all’ora di pranzo; dopo una sosta ristoratrice all’ hotel Colombo, in viale Cristoforo Colombo , siamo pronti per iniziare il nostro viaggio alla scoperta della città eterna nell’intreccio tra arte antica e contemporanea, accompagnati da una guida d’eccezione, Massimiliano Di Leva, il giovane studioso ( laureato in filosofia ma anche specializzato in arte contemporanea, tant’è che ha scritto un libro sul “post-moderno”) che avevamo conosciuto e apprezzato a Napoli nel corso di una visita in quella città.
Già durante il tragitto da Bari a Roma Lucia ci ha letto tra l’altro le riflessioni di Stefano Bartezzaghi di “Repubblica” sui “nuovi musei” tra la cultura dell’antico e le sperimentazioni del contemporaneo. Prosegui la lettura…

2/12 giugno 2010: Viaggio di pace in Bosnia-Erzegovina e Serbia

Pagina dei Soci 5 Commenti »

a cura di Angela Mengano

mercoledì 2
Siamo in 19 [Gigi, Lucia e Gaetano, Pina, Lia e Ninni, Francesca, Laura, Elke, Ginevra, Angela, Mariella e Vittorio, Gabriella, Maria Cristina, Imma, Rachele, le sorelle Lalla e Tina] alla partenza dal porto di Bari, sulla M/n Marko Polo della Jadrolinija. Ci attende una notte in navigazione sul mar Adriatico, per fortuna molto calmo, nonostante le previsioni avverse. Prosegui la lettura…

Muro Lucano: percorso storico-ambientale guidato da Gianni Pofi -11 aprile 2010

Pagina dei Soci Nessun Commento »

di Roberta Ruggiero

Il territorio
Subito dopo Gravina lasciamo le Murge e entriamo nel territorio delle argille lucane, nate nella fossa bradanica invasa dalle acque, soggette a fenomeni di erosione che danno luogo a frane e smottamenti che sconvolgono la zona. Le argille sono di vario colore, anche azzurre, molto instabili, soprattutto per l’incuria degli uomini. Prosegui la lettura…

Ruvo Domenica 7 febbraio 2010

Pagina dei Soci Nessun Commento »

Diario di un incontro: i soci dell’Adirt visitano la città di Domenico Cantatore con una guida d’eccezione: Carmelo Cipriani

di Irma Silletti

Siamo appena arrivati, fa molto freddo e Maria Berardi ci accompagna alla Pasticceria Berardi (ma è solo una omonimia) dove ci riscaldiamo con una cioccolata calda, gustiamo il “Mandorlaccio” e le praline dai gusti più disparati (perfino al tabacco) e quindi raggiungiamo il Palazzo Municipale dove incontriamo Carmelo Cipriani, profondo conoscitore di Domenico Cantatore e del territorio, che ci guiderà per tutto il percorso. Prosegui la lettura…

Napoli: ritorno al Barocco – 9/10 gennaio 2010

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano ed Elisa Cataldi

9 gennaio
Si parte come al solito alle 7 col pullman Ciccimarra: questa volta non c’è Luigi, ma Nicola (e la differenza si sentirà…).
Alle 10,30 siamo già a Napoli Capodimonte, dove ci attende la Mostra “Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli” che ci offre mille spunti per capire questo periodo dell’arte di cui Napoli fu protagonista, dalla stupenda Flagellazione di Caravaggio, a de Ribera, Battistello Caracciolo, Salvator Rosa, Luca Giordano, per nominarne solo alcuni fra i tanti.
25_Napoli_Barocco
Prosegui la lettura…

L’Atene di Calabria e la Riviera dei cedri – 5/8 dicembre 2009

Pagina dei Soci Nessun Commento »

a cura di Angela Mengano

Sabato 5 dicembre
Partiamo di buon’ora, alle sette , in modo da essere a Cosenza alle tredici, senza trascurare di far tappa nel bel museo archeologico della Siritide, a Policoro, recentemente rinnovato e ampliato, dedicato ai siti di Herakleia e Siris e che ospita, tra l’altro, tracce di una civiltà autoctona, quella degli Enotri, preesistente a quella romana.
010_Cosenza
Strepitosi, tra gli altri, i ritrovamenti di una tomba femminile, con vasi del pittore di Policoro, e gli straordinari gioielli e ornamenti che occupano una intera ala del museo. Prosegui la lettura…

Siria e Giordania – Diario di viaggio di Elisa ed Imma

Pagina dei Soci 5 Commenti »

Sabato 31 ottobre 2009
Roma – Aleppo

Partiamo in pullman alle 06.00 per arrivare a Roma Fiumicino in tempo per l’aereo della Royal Jordan Airlines che, alle 15,00 ci porterà ad Aleppo, via Amman.
Arriviamo ad Aleppo intorno alle 22.00. In aeroporto ci aspetta la guida siriana: si chiama Imad, un uomo magro magro, dal baffetto levantino, più o meno cinquantenne, molto vivace che con grande sollecitudine e molto sollievo da parte nostra si occupa di tutto ciò che serve per il nostro ingresso in Siria.
All’uscita dall’aeroporto siamo presi d’assalto da ragazzini che pur di accaparrarsi un euro, litigano fra loro per caricare il nostro bagaglio sul pullman.
Mentre il pullman ci porta in albergo, Imad ci spiega che ci conviene ignorare questi ragazzini che troveremo insistenti lungo tutto il nostro viaggio, per non esserne importunati ed anche perché…. per loro è diseducativo!
La nostra guida ci presenta l’autista che guiderà il pullman per tutta la Siria: un altro Imad!!! Rivelatosi nei giorni successivi, persona silenziosa, attenta, professionale, ma sempre sorridente e molto disponibile.

Prosegui la lettura…

Albania: diario di viaggio

Pagina dei Soci 2 Commenti »

Viaggio in Albania 24 aprile – 2 maggio 2009

Durazzo

25 aprile
Dopo una placida notte in navigazione, ci aspetta, al porto di Durazzo , Alban Guri, 38enne di Tirana, giornalista, scrittore, poeta, insieme a Daniel, l’ autista del pullman con il quale faremo tutto il viaggio . Ci fermiamo per una breve pausa al City Café sul lungomare, chiacchierando con Alban, che sin dalle prime battute esprime senza remore le sue opinioni e il suo modo di essere: è molto critico verso il regime di Hoxha, che a suo modo di vedere ha oppresso in tutte le forme possibili la nazione albanese; è pieno di ammirazione per l’Italia che, sempre a suo modo di vedere , dimostra nei confronti delle altre nazioni una netta superiorità culturale; fa capire in vari modi di essere un cattolico fervente, mettendo subito in chiaro che la libertà religiosa in Albania è stata completamente soffocata dal passato regime comunista. La visita di Durazzo inizia dalla Torre Veneziana; l’Anfiteatro Romano, incastonato tra mille case abusive, che rivela al suo interno un gioiello, una chiesa paleocristiana con pareti splendidamente ricoperte di mosaici raffiguranti alcuni santi; un enfatico mausoleo dedicato agli eroi della guerra, sulla facciata di una vecchia manifattura di tabacchi; le vecchie strade polverose del centro storico; l’accademia di belle arti che ospita una mostra di pittura di suoi allievi. Prosegui la lettura…

Il sole che si spiaccica

Pagina dei Soci 1 Commento »

di Giorgio Bergamini

Il sole che scende in mare a “Il Trampolino” e si spiaccica: 16 giugno 2009 Prosegui la lettura…

Tenendo la nostra rotta

Pagina dei Soci Nessun Commento »

di Sandro Catucci

L’ incontro tenutosi al Barion sabato 13 giugno, con letture di vario genere sul mare, ha segnato la naturale conclusione dell’anno sociale dell’ADIRT all’insegna di un tema ricorrente negli incontri e nei viaggi dell’08-’09. Prosegui la lettura…

Con gli amici dell’Adirt a “Foggia e i Borghi di Fondazione”

Pagina dei Soci Nessun Commento »

Brevi note di Isa Bergamini
14-15 marzo 2009

“Che ci faccio qui?” è un verso di A. Rimbaud prima di essere un libro di B. Chatwin ed è proprio questo che ci siamo detti con Virginia e Sandro, che ci facciamo noi qui a visitare le città del fascismo?
Conoscere, sapere, aprire una finestra su quel tempo e scoprire un’altra testimonianza della storia sulla nostra terra. Prosegui la lettura…

Gesualdo da Venosa

Pagina dei Soci 3 Commenti »

a cura di Angela Mengano

Figura fra le più eccentriche della vita musicale dell’epoca, Gesualdo porta il madrigale (che a cavallo tra il ‘500 e il ‘600 si era polarizzato attorno ai centri di Mantova, Ferrara , Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Palermo e che con Monteverdi raggiunse il punto più alto) verso il disfacimento, nell’epoca in cui ormai sta per apparire nella storia della musica un soggetto nuovo: il melodramma. Prosegui la lettura…

Divagazioni sul “Buon Pane di una volta”

Pagina dei Soci 3 Commenti »

di Giorgio Bergamini

Note di un appassionato in margine al Convegno Nazionale del CNR su:
”Qualità del Suolo, Alimenti e Salute“- Bari – 22/24 Ottobre – presso Villa Romanazzi.

Il padre fondatore della rivoluzione in atto nel campo della Scienza della Nutrizione, il M.D. Walter C. Willett, direttore del prestigioso Dipartimento della Nutrizione di Harvard, dopo approfondite ricerche, svolte con dovizia di mezzi, avendo l’incarico di aggiornare le linee guida per la nutrizione della popolazione statunitense, arriva alla conclusione che la nostra specie è geneticamente indifesa dai danni provocati dall’assunzione di cibi che contengono molti “carboidrati raffinati” Prosegui la lettura…

Piazza del baratto

Pagina dei Soci 2 Commenti »

A cura del Gruppo consumo critico Adirt

L’appuntamento si rinnova ogni ultima domenica del mese presso la sede della Ludoteca di Parco 2 Giugno di Bari, che supporta da quasi due anni l’iniziativa. L’intento è di avviare una pratica antichissima e ancora molto diffusa in diversi paesi nel mondo, secondo la quale le persone, non possedendo denaro scambiano i propri beni attribuendo agli stessi un valore che prescinde da quello economico e che è legato alla sfera dei ricordi, dell’utilità e delle qualità intrinseche dell’oggetto. Prosegui la lettura…

info@adirt.it
Feed RSS Notizie Feed RSS Commenti