18 gennaio  2022

Flannery O’Connor, “Un brav’uomo è difficile da trovare”, Minimum fax, 2021, p. 283. Proposto da Adriana Pepe.

di Adriana Pepe

   La recente riedizione di questa raccolta di dieci racconti, la prima pubblicata da Flannery O’Connor nel 1955, ci ha dato l’occasione per accostarci a questa singolare scrittrice, una delle voci più originali della letteratura nordamericana della prima metà del Novecento.  La bella traduzione di Gaja Cenciarelli preserva la straordinaria forza espressiva della scrittura della O’Connor, crudamente realistica ma anche densa di suggestioni emotive e visive. Sin dal primo racconto che dà il titolo alla raccolta – la storia pulp della strage, su una strada di campagna della Georgia, di una  famigliola in vacanza, ad opera di tre assassini evasi – si evidenzia il feroce sarcasmo, il gusto del grottesco che costituiscono la cifra essenziale della narrativa della O’Connor. Caratteristiche  che hanno fatto considerare questa scrittrice – nata a Savannah in Georgia e vissuta per la maggior parte della sua breve esistenza  (1925-1964) nella fattoria di famiglia di Milledgeville – una esponente significativa della cosiddetta “Southern Gotic literature”. Grottesco, mistero, violenza, orrore sono aspetti tipici di questo filone letterario (Carson McCullers, Truman Capote, Tenneesse Williams, per certi versi anche W. Faulkner), alimentato dalla forte tradizione orale, intrisa di elementi afro, degli stati del Sud. Ma la O’Connor, nei suoi numerosi saggi sulla tecnica e il significato della sua scrittura, prende le distanze da questo tipo di narrativa. Animata da una salda fede cattolica (la sua famiglia è di origine irlandese), sostenuta da studi di teologia e sociologia, la O’Connor permea i suoi racconti di un profondo senso del divino e conferisce al grottesco e alla violenza una dimensione fortemente simbolica,  espressione di una umanità marchiata nel corpo e nello spirito dal peccato originale. Una umanità che attraverso una situazione estrema, un evento traumatico, arriva a riconoscere la misteriosa azione  salvifica della Grazia. I racconti, come i suoi due romanzi – La saggezza nel sangue (1952) e Il cielo è dei violenti (1962)- sono popolati da “brava gente di campagna” bigotta e razzista, da predicatori folli, falsi profeti, personaggi la cui tara morale  si concretizza spesso in deformità fisica o psichica. Con l’arma del paradosso e di una feroce ironia la O’Connor esprime una dura presa di posizione verso gli aspetti deteriori della società – perbenismo ipocrita, razzismo, proliferazione di strane sette religiose- negli stati del Sud degli anni Cinquanta. 

Per una più approfondita conoscenza di questa scrittrice: Fernanda Rossini, Flannery 0’Connor. Vita, opere, incontri, Edizioni Ares 2021

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Breve nota a cura di Isa Bergamini dopo l’incontro del gruppo di lettura:

Per alcune è stata una vera scoperta questa grande scrittrice americana del ‘900, erede di W. Faulkner, N. Hawthorne e per certi aspetti anche di E.A. Poe.

Da tutte è stato particolarmente sottolineato l’alto livello della scrittura straordinaria, raffinata e densa di suggestioni, con uno stile asciutto e essenziale, apparentemente semplice e si è anche ricordata l’esperienza formativa della O’Connor come autrice di strisce a fumetti satirici. Differenti sono state le reazioni alle storie di questa umanità dolente e scomoda, condannata a un esito esistenziale oscuro. Il grottesco, l’orrore e il senso del mistero che caratterizzano parte della tradizione letteraria della letteratura del Sud degli Stati Uniti ricorrono nelle pagine di questi racconti, dove la violenza e l’infelicità trovano una promessa di riscatto solo nella profonda spiritualità e religiosità dell’autrice. Il suo pungente sarcasmo prende le distanze dal mondo bigotto delle tante sette religiose che già negli anni in cui lei scriveva, raccoglievano sempre più adepti in particolare negli Stati del Sud, ancora oggi espressione di un mondo conservatore e chiuso.

Si è detto che le storie di questi racconti riflettono un mondo di miseria morale, senza utopia, che al verificarsi di un imprevisto diventano dramma. E’ stato anche sottolineato che Flannery O’Connor aveva fatto studi di sociologia ed è stato evidenziato come, con i ritratti di una umanità predestinata al male, si sia collocata  rispetto alla scuola teorica degli anni in cui aveva studiato.

In fine è stata posta la questione di quale fosse un possibile specifico femminile nella scrittura di Flannery O’Connor, decidendo di ritornare su questo tema in altra occasione.

Durante l’incontro si è fatto riferimento anche a Tennessee Williams, Truman Capote, William Faulkner, al cinema di Joel ed Ethan Coen, al film di John Huston “La saggezza del sangue “ del 1979 e al film documentario “Flannery” a lei dedicato del 2019.