4 Ottobre 2022

Pedro Lemebel, “Ho paura torero”, traduzione di M.L. Cordaldo e G. Mainolfi, Marcos y Marcos, 2004 e 2021

proposto da Tonia Lamanna

di Isa Bergamini

Il libro è piaciuto a tutte. Si è detto che l’ironia che lo percorre, riesce a tenere insieme due storie parallele, da una parte la storia sontuosa dai mille colori di un amore impossibile e dall’altra le figure grottesche, opache e pallide di Pinochet e sua moglie, raccontati nel loro privato e ferocemente messi a nudo, in totale contrapposizione alle pagine dedicate alla Fata dell’angolo e alla vitalità di Carlos e dei suoi amici.

Si è detto che questo breve e intenso romanzo, l’unico di Lemebel, è proprio un ricamo poetico, un ricamo come quelli con cui la Fata dell’angolo decorava le sue tovaglie, in pagine dove alcuni testi di canzoni popolari fanno da contrappunto ad una prosa sontuosa, elaborata e mai volgare. Si può considerare questo libro anche come un romanzo di formazione, pensando al percorso di maturità politica raggiunta dalla Fata dell’angolo, mentre il giovane Carlos impara a scoprire “l’altro” da rispettare e non solo strumentalizzare. E’ stato definito un romanzo struggente, tragico e grottesco, infatti nelle sue pagine traspira soprattutto passione umana e passione politica, filtrate da un’ironia che colpisce facili sentimentalismi e soprattutto il potere, rappresentato da vari siparietti di vita quotidiana della coppia Pinochet.

Sono stati ricordati Il bacio della donna ragno di Manuel Puig e Notturno cileno di Roberto Bolaňo, uno per la condivisione di alcuni temi e l’altro per il richiamo ad una pagina barocca, ed entrambi per la presa di posizione politica contro la feroce dittatura in Cile.

Su You Tube è possibile vedere alcune scene del film “Tengo miedo torero” del regista Rodrigo Sepulveda con Alfredo Castro e Leonardo Ortzgris, oltre ad alcune interviste allo scrittore.

E’ stato inoltrato sulla chat di LeggerMente il testo “Parlo per la mia diversità” , un vero e proprio manifesto umano e politico.

A fine incontro sono state lette le ultime righe di Quarta lettera da “Baciami ancora, forestiero“, di Pedro Lemebel:

“…E in questa vertigine ti scrivo, in questa vertigine immagino i tuoi occhi che mi seguono nella scrittura. E, magari, questo momento, in cui lettura e lettera, occhio e cuore, voce e silenzio, acqua e aria, ritrovano l’orizzonte vago di quel pomeriggio portuale, di fronte al grande anfiteatro di Valparaíso, dove feci un sogno da trapezista, senza rete… perché tu eri il mare.”