11 ottobre 2021

Laura Forti, “L’Acrobata”, Giuntina, 2019. Proposto da Isa Bergamini

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Breve nota a cura di Isa Bergamini dopo l’incontro del gruppo di lettura:

Ad inizio del nostro incontro abbiamo ricordato che il 5 ottobre 1988 un plebiscito in Cile,  determinò dopo 15 anni, la fine della brutale dittatura di Augusto Pinochet e si è ricordato anche il lucido, profondo e applauditissimo discorso di Salvador Allende all’ONU nel dicembre 1972, solo 9 mesi prima del colpo di Stato che determinerà la fine della vita democratica in Cile.

Il libro denso di tematiche, con una scrittura forte e profondamente femminile, è risultato interessante, coinvolgente e intenso. La biografia elaborata da Laura Forti,  di una famiglia ebrea che attraversa il secolo e i continenti, racconta un dramma esemplare nel Cile violato dalla dittatura, attraverso il soliloquio introspettivo di grande intensità di una donna.

Si affacciano in queste pagine molti temi importanti per la loro problematicità e per la forza nel coinvolgimento di chi legge, fra i quali: la questione ebraica; l’esilio e le separazioni; la nascita di una figlia fragile che travolge la vita di una famiglia; l’influenza e la responsabilità storica e culturale dei movimenti di destra latino-americani; i movimenti marxisti dei giovani ed in particolare la loro matrice nella tradizione ebraica;  la difficoltà di decidere da parte di una madre, se interferire nelle scelte di vita di un figlio anche quando possono metterne in pericolo la vita stessa; il ricordo di un vissuto che si vorrebbe seppellire e che ritorna con forza vitale nel momento in cui con la consapevolezza di essere arrivata a fine vita, la protagonista sceglie di raccontare e scrivere la sua testimonianza, perché il ricordo si faccia nuovamente vita nel passaggio di testimone a chi continuerà a tenerlo vivo.

Si è anche parlato dello spettacolo a cura del Teatro dell’Elfo, la puntuale regia di Elio De Capitani con una grande Cristina Crippa e il bravo Alessandro Brini Ocaña, visibile su Raiplay, se ne è sottolineata la grande efficacia nel tradurre un racconto in un testo per il teatro, rispettandolo nelle sue pagine e articolandolo con sapienza per le esigenze della rappresentazione.

Sono stati citati i seguenti libri:

Le vene aperte dell’America Latina, Eduardo Galeano, Sperling&Kupfer, 1997

La solitudine del sovversivo, Marco Bechis, Guanda, 2021

Funes, l’uomo della memoria, in Finzioni, Jorge Luis Borges, Adelphi, 2003

Gli abusi della memoria, Tzvetan Todorov, Meltemi, 2018