SABATO 8 GENNAIO 2022 l’Adirt si è recata a Noicattaro per una visita guidata del Teatro cittadino nojano, ritenuto il più piccolo teatro d’Europa. Già nel 2010 avevamo prenotato una visita, ma all’ultimo non fu possibile perché luogo non ritenuto sicuro.
Dopo più di 60 anni dall’ultimo spettacolo e al termine di un attento e accurato restauro ad opera dell’architetto Luigi Sylos Labini viene restituito alla collettività.
Nel 2019 diventa famoso in tutto il mondo per essere stato il set di una delle scene più suggestive del film “Pinocchio” di Matteo Garrone.

Il Teatro all’italiana più piccolo al mondo è una struttura ipogea, ambientata in un vecchio trappeto del 1700, il “trappeto del Carmine”, appartenente ai duchi Carafa di Noja, antico nome di Noicattaro. La sua storia è un tormentato percorso fatto di divulgazione della cultura, dissesti finanziari e numerose “altre vite”. Nel corso della sua breve esistenza, il teatro è stato infatti anche un cinema, un deposito e persino un’abitazione di fortuna per alcuni sfollati.

Il Teatro nasce ufficialmente con la delibera comunale del 20 marzo 1869, ma già nel 1863, l’assessore Sturni, sulla spinta delle famiglie dell’alta borghesia locale, legate all’imprenditoria agricola, desiderose di offrire uno svago ai cittadini e ai contadini, aveva proposto di trasformare il vecchio trappeto in teatro che, grazie ad un abile lavoro di falegnameria, ha rappresentato per quasi un secolo un importante centro culturale e ricreativo. Per la riconversione della struttura, un privato aveva devoluto al Comune nojano la somma di 1.700 lire. Il progetto di conversione della struttura in teatro fu curato dal regio ingegnere Francesco Paolo Nitti.

Una volta giunti in via Carmine, non è difficile individuarlo, perché su un portone posticcio in metallo è ancora visibile la scritta, in stampatello: “Teatro cittadino”. Dall’ingresso parte una breve scalinata che conduce nell’ipogeo, dove troviamo due spazi ben distinti: a sinistra l’area destinata al pubblico e a destra quella utilizzata dagli attori.

Il Teatro all’italiana si caratterizza innanzi tutto per la netta separazione tra platea, cioè lo spazio per il pubblico, e proscenio, vale a dire la zona riservata agli attori, il cosiddetto “arco di proscenio”, cioè quella struttura, qui in legno, che separava visivamente i due ambienti, sulla quale sono ancora visibili gli stemmi del Comune nojano. A sinistra dell’arco di proscenio, si stende la platea e, sul fondo, si innalzano i due ordini di palchi, destinati rispettivamente all’alta borghesia e nobiltà locale il primo, alla plebe il secondo. Un’altra caratteristica del Teatro all’italiana – ci spiega la guida Viria Rescina – è proprio la netta separazione delle classi sociali all’interno della struttura: popolo e famiglie facoltose dovevano evitare ogni contatto e così, l’accesso ai due ordini prevede due ingressi diversi: a destra quello dei ricchi, a sinistra la scalinata che conduce al secondo ordine, detto anche piccionaia. Il primo ordine contava dieci palchi, il secondo nove. In totale il Teatro ospitava fino a 200 persone, che potevano stare sedute o in piedi. Le autorità cittadine avevano un palco a parte, cui si accedeva da una scala in legno e di cui oggi restano visibili i segni lasciai dai pioli nel tufo. A destra della scalinata d’ingresso è l’area destinata agli attori. Ancora oggi sui lati del quadrilatero che costituiva la base del palcoscenico sono visibili i fori delle travi che reggevano la struttura, mentre al di sopra, alcune travi di legno conservano le giunture che servivano a mantenere le varie scenografie. I camerini si trovavano sotto il pavimento, sul quale si aprivano tre botole: una per gli attori, l’altra per le attrici, una terza, infine, destinata al gobbo.

Il Teatro ebbe vita breve ma intensa e fu chiuso definitivamente intorno agli anni 60 del secolo scorso, successivamente murato per questioni di igiene pubblica. Nel 2006 il Fai (Fondo italiano per l’ambiente), ha commissionato il progetto di recupero del teatro all’architetto Luigi Sylos – Labini. Da un’indagine comparativa effettuata dallo stesso Sylos-Labini, su un teatro simile, a Perugia, è emerso che la struttura nojana ruba lo scettro di teatro più piccolo del mondo per pochi metri quadri (circa una ventina) alla struttura umbra. L’architetto ha realizzato un piano di recupero (donato al Comune di Noicattaro) per il quale è stato previsto lo stanziamento di un milione di euro (fondi regionali ed europei) che sono serviti a ristrutturare non solo la costruzione, ma anche alcuni spazi attigui, come una corte esterna che è diventata foyer.

Un grazie sentito alla nostra guida Viria Rescina per il suo racconto ricco di storia e di amore per i territorio

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