“Baumgartner”, di Paul Auster.
Attività 2024 - 2025, Commenti e riflessioni Nessun Commento »09 dicembre 2025
Paul Auster, “Baumgartner“, traduzione di Cristina Mennella, Ed. Einaudi, 2025, pp.169
proposto da Amalia Mancini
di Amalia Mancini
Questo romanzo, l’ultimo di Paul Auster, mi ha colpito e incantato per la leggerezza della scrittura, per la sua sobrietà. Pur trattando problemi esistenziali di un certo spessore come la vita e la morte, ha mantenuto un equilibrio narrativo grazie a una sottile ironia che pervade la scrittura alleggerendola e svolgendo il complicato gomitolo che avvolge le varie vicende che coinvolgono il protagonista. Baumgartner è sempre con noi, è uno di noi, lo sentiamo molto vicino al nostro mondo. Emergono in primo piano i rapporti umani, molto spesso regolati dal caso. Il presente è difficile, ma diventa possibile grazie al ricordo. Riemerge a tratti la sua vita passata, senza pianti o stucchevolezza, rivive i momenti felici con la sua amata Anna, affronta nuovi incontri e nuove esperienze rievocando anche momenti e incontri vissuti prima. Riesce ad approfondire sempre le sue nuove conoscenze con chiunque sia, la postina o il letturista della luce, con tutti crea un legame umano, di amicizia, confronto, dialogo, riempiendo la sua desolante solitudine che a volte sconfina in allucinazioni. Sembra che la storia proceda senza arrivare da nessuna parte, Baumgartner si muove su e giù per la sua casa, ma in ogni istante è immobile con la testa altrove, forse per l’età o per la folla di pensieri che si rincorrono e così ci rimanda a piccoli racconti autobiografici, sul tempo perduto, andato, su una intera società che non è più, dove l’ultimo soccorso è la memoria.
Qualcuno ha detto che Baumgartner gli ha insegnato a dire addio, “da lui ho imparato quanto si nasconde tra i dettagli e le finzioni, i suoi intrecci sono sempre storie nelle storie”. Il suo è uno sguardo compassionevole verso tutto ciò che è stato e tutto è importante, perché la letteratura salva le minuzie e di esse si nutre, senza sottovalutare il lettore che è per lui sempre complice dello scrittore!
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Nota a cura di Patrizia Ripa, dopo l’incontro del gruppo di lettura
Il romanzo “Baumgartner” di Paul Auster è stato presentato da Amalia Mancini e apprezzato dalla maggioranza del nostro gruppo di lettura sia per i temi trattati, la solitudine, il dolore, l’amore incondizionato per la moglie del protagonista, Anna, morta per un incidente banale e il tentativo di lui di ricostruirsi una vita, sia per lo stile narrativo di Paul Auster che riesce a portare il lettore nei meandri dei suoi pensieri, riuscendo con leggerezza e talvolta anche con un pizzico di ironia, ad argomentare su temi forti e profondi con pensieri che si accavallano, passando da un incontro all’altro e coinvolgendoci in ogni attimo della lettura. Paul Auster in una citazione afferma che il romanzo è il luogo in cui due estranei possono incontrarsi in assoluta intimità: il lettore e lo scrittore che creano insieme il libro.
Baumgartner è un uomo silenzioso e meditativo, molto complesso e introverso, che ha fatto pensare inizialmente un po’ a “Stoner” di John Williams, per il modo in cui affronta con meticolosità le sue azioni quotidiane e per il mondo interiore che si è creato, anche se poi il romanzo ha tutt’altra evoluzione. Non è certamente Archie Ferguson, protagonista del suo capolavoro “4321”, con le sue 4 vite possibili, incastrate, che fanno pensare al caso, a come le nostre vite potrebbero cambiare a seconda delle situazioni che si affrontano e alla complessità dell’esistenza. “4321” “è un libro molto originale coinvolgente nel modo in cui è portata avanti la scrittura. Pur non avendo il fascino del personaggio di Archie, Baumgartner è una figura intrigante, immerso nel suo mondo di ricordi. Ritrova sua moglie in tutte le piccole cose, dappertutto si aggira nella casa dove sente ancora tracce della sua presenza e se la immagina “viva, da morta”. Gli sembra di sentire il picchiettare dei suoi tasti sulla macchina da scrivere, il suo profumo nella stanza da letto, ritrova persino la sua voce attraverso i fili staccati di un telefono, ricordando in alcuni punti lo stile di O. Pamuk nel suo romanzo “Il museo dell’innocenza”, per l’ossessione dei dettagli e per il potere della memoria. Molti interventi hanno focalizzato sul fatto che Baumgartner sente che deve andare avanti senza Anna, soffrendo la sindrome dell’arto amputato, ma non si dà per vinto, cerca compagnie semplici come quella di Molly o come quella dell’elettricista Ed che cercano di riempire il suo vuoto interiore, fino a che nell’ultimo capitolo incontra il personaggio di Bebe che gli riporta alla mente la figura di sua moglie Anna.
Predomina nel romanzo questo bisogno di amore e anche il tema della gentilezza. È stato rilevato il suo modo originale di elaborare il lutto, passando dalla negazione alla rabbia, fino all’accettazione che non è passiva perché lo porterà poi ad una nuova vita. E’ stato citato l’autore Massimo Recalcati che nel suo libro “La luce delle stelle morte” riflette sull’elaborazione del lutto che può essere qualcosa che non distrugge, ma si trasforma, sottolineando che un lavoro interiore può portare non a uno sterile rimpianto, ma può fare luce sulle stelle morte.
Si è anche parlato di altri romanzi dello stesso autore come “Timbuktu”, “La trilogia di New York” e “Follie di Brooklyn” e si è riflettuto sul fatto che il suo nome Auster ricorra spesso della sua produzione letteraria, come pure le sue radici ebraiche e la sua famiglia che vengono riportate qui nel suo quarto capitolo.
È stato anche rilevato il fatto che il suo stile sembra molto vicino a quello di una sceneggiatura, ci sono infatti descrizioni dettagliate all’inizio di ogni capitolo, tali da sembrare didascalie. D’altronde l’autore è stato anche regista cinematografico, si ricorda in particolar modo il suo film “Smoke”. A livello stilistico è stata apprezzata la sua scrittura originale, anche per la presenza di storie all’interno della grande storia del romanzo, come per esempio quella scritta da Anna su Frankie Boyle, suo vecchio amore, di cui Baumgartner è sempre stato a conoscenza, e un’altra intitolata “Condanna all’ergastolo” in cui Baumgartner parla di una condanna dello scrittore che è quella di “scrivere frasi”.
Questo romanzo è stato l’ultimo scritto da Auster, alla fine della sua vita, sembra quasi un addio, un commiato. È stato definito un capolavoro sul dolore della memoria, ci ha lasciato infatti un percorso sulla memoria, su quanto lasciano in noi coloro che hanno fatto parte della nostra vita. Il finale ha lasciato discutere il gruppo perché da alcune è stato apprezzato, da altre non compreso e non ben accettato. Il romanzo ha comunque un finale aperto che si rivela abbastanza intrigante: alla fine, dopo un incidente, Baumgartner chiede aiuto bussando ad una porta e non si sa se sarà aperta a lui o no. Nell’ultimo capitolo sembra essere un uomo più reattivo che fa progetti ma scrivendo come ultima frase “si apre”, il capitolo “finale” ci fa pensare: è un inizio o una fine ? e ci lascia con questa incertezza. Potrebbe ripetersi la vita per lui con la stessa monotonia di prima, così come potrebbe iniziare una vita nuova. E in questo tema della casualità, dell’incertezza e delle mille probabilità che la vita ci può offrire c’è tutta la grandezza di Auster che rivela anche negli altri suoi romanzi.
Infine abbiamo letto l’intervista fatta dalla giornalista Cristina Taglietti a due fra i più grandi narratori del 900: David Grossman e Paul Auster che hanno dialogato al telefono, tra Milano, Gerusalemme e New York sui meccanismi narrativi, sui temi del caso, la fatalità, l’amicizia e tanto altro. Le loro scritture sono vibranti, forti e molto differenti, a partire dall’approccio con le storie e la creazione dei personaggi.
Si è rivelata una lettura alquanto stimolante e una degna conclusione di un pomeriggio dedicato al romanzo di Auster, ricco di spunti di riflessione.
Libri citati:
Paul Auster, 4321 ,super ET
Paul Auster, Trilogia di New York, super ET
Paul Auster, Timbuktu, super ET
Paul Auster, Follie di Brookyn, super ET
Paul Auster, Diario d’inverno, Einaudi
John Williams, Stoner, Fazi Editore
Ohran Pamuk, Il museo dell’innocenza, super ET
Massimo Recalcati, La luce delle stelle morte, Feltrinelli
Cristina Taglietti, Dialogo tra amici su «la Lettura» del corriere della sera 15 aprile 2020
A Yeoshua, Cinque stagioni, Einaudi
J. Barnes, Livelli di vita, Einaudi
J. Barnes, Niente paura, Einaudi
J. Barnes, Il senso di una fine, Einaudi
David Grossmann, Caduto fuori dal tempo, Mondadori









