“Baumgartner”, di Paul Auster.

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09 dicembre 2025

Paul Auster, “Baumgartner“, traduzione di Cristina Mennella, Ed. Einaudi, 2025, pp.169

proposto da Amalia Mancini

di Amalia Mancini

Questo romanzo, l’ultimo di Paul Auster, mi ha colpito e incantato per la leggerezza della scrittura, per la sua sobrietà. Pur trattando problemi esistenziali di un certo spessore come la vita e la morte, ha mantenuto un equilibrio narrativo grazie a una sottile ironia che pervade la scrittura alleggerendola e svolgendo il complicato gomitolo che avvolge le varie vicende che coinvolgono il protagonista. Baumgartner è sempre con noi, è uno di noi, lo sentiamo molto vicino al nostro mondo. Emergono in primo piano i rapporti umani, molto spesso regolati dal caso. Il presente è difficile, ma diventa possibile grazie al ricordo. Riemerge a tratti la sua vita passata, senza pianti o stucchevolezza, rivive i momenti felici con la sua amata Anna, affronta nuovi incontri e nuove esperienze rievocando anche momenti e incontri vissuti prima. Riesce ad approfondire sempre le sue nuove conoscenze con chiunque sia, la postina o il letturista della luce, con tutti crea un legame umano, di amicizia, confronto, dialogo, riempiendo la sua desolante solitudine che a volte sconfina in allucinazioni. Sembra che la storia proceda senza arrivare da nessuna parte, Baumgartner si muove su e giù per la sua casa, ma in ogni istante è immobile con la testa altrove, forse per l’età o per la folla di pensieri che si rincorrono e così ci rimanda a piccoli racconti autobiografici, sul tempo perduto, andato, su una intera società che non è più, dove l’ultimo soccorso è la memoria.

Qualcuno ha detto che Baumgartner gli ha insegnato a dire addio, “da lui ho imparato quanto si nasconde tra i dettagli e le finzioni, i suoi intrecci sono sempre storie nelle storie”. Il suo è uno sguardo compassionevole verso tutto ciò che è stato e tutto è importante, perché la letteratura salva le minuzie e di esse si nutre, senza sottovalutare il lettore che è per lui sempre complice dello scrittore!

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Nota a cura di Patrizia Ripa, dopo l’incontro del gruppo di lettura

Il romanzo “Baumgartner” di Paul Auster è stato presentato da Amalia Mancini e apprezzato dalla maggioranza del nostro gruppo di lettura sia per i temi trattati, la solitudine, il dolore, l’amore incondizionato per la moglie del protagonista, Anna, morta per un incidente banale e il tentativo di lui di ricostruirsi una vita, sia per lo stile narrativo di Paul Auster che riesce a portare il lettore nei meandri dei suoi pensieri, riuscendo con leggerezza e talvolta anche con un pizzico di ironia, ad argomentare su temi forti e profondi con pensieri che si accavallano, passando da un incontro all’altro e coinvolgendoci in ogni attimo della lettura. Paul Auster in una citazione afferma che il romanzo è il luogo in cui due estranei possono incontrarsi in assoluta intimità: il lettore e lo scrittore che creano insieme il libro.

Baumgartner è un uomo silenzioso e meditativo, molto complesso e introverso, che ha fatto pensare inizialmente un po’ a “Stoner” di John Williams, per il modo in cui affronta con meticolosità le sue azioni quotidiane e per il mondo interiore che si è creato, anche se poi il romanzo ha tutt’altra evoluzione. Non è certamente Archie Ferguson, protagonista del suo capolavoro “4321”, con le sue 4 vite possibili, incastrate, che fanno pensare al caso, a come le nostre vite potrebbero cambiare a seconda delle situazioni che si affrontano e alla complessità dell’esistenza. “4321” “è un libro molto originale coinvolgente nel modo in cui è portata avanti la scrittura. Pur non avendo il fascino del personaggio di Archie, Baumgartner è una figura intrigante, immerso nel suo mondo di ricordi. Ritrova sua moglie in tutte le piccole cose, dappertutto si aggira nella casa dove sente ancora tracce della sua presenza e se la immagina “viva, da morta”. Gli sembra di sentire il picchiettare dei suoi tasti sulla macchina da scrivere, il suo profumo nella stanza da letto, ritrova persino la sua voce attraverso i fili staccati di un telefono, ricordando in alcuni punti lo stile di O. Pamuk nel suo romanzo “Il museo dell’innocenza”, per l’ossessione dei dettagli e per il potere della memoria. Molti interventi hanno focalizzato sul fatto che Baumgartner sente che deve andare avanti senza Anna, soffrendo la sindrome dell’arto amputato, ma non si dà per vinto, cerca compagnie semplici come quella di Molly o come quella dell’elettricista Ed che cercano di riempire il suo vuoto interiore, fino a che nell’ultimo capitolo incontra il personaggio di Bebe che gli riporta alla mente la figura di sua moglie Anna.

Predomina nel romanzo questo bisogno di amore e anche il tema della gentilezza. È stato rilevato il suo modo originale di elaborare il lutto, passando dalla negazione alla rabbia, fino all’accettazione che non è passiva perché lo porterà poi ad una nuova vita. E’ stato citato l’autore Massimo Recalcati che nel suo libro “La luce delle stelle morte” riflette sull’elaborazione del lutto che può essere qualcosa che non distrugge, ma si trasforma, sottolineando che un lavoro interiore può portare non a uno sterile rimpianto, ma può fare luce sulle stelle morte.

Si è anche parlato di altri romanzi dello stesso autore come “Timbuktu”, “La trilogia di New York” e “Follie di Brooklyn” e si è riflettuto sul fatto che il suo nome Auster ricorra spesso della sua produzione letteraria, come pure le sue radici ebraiche e la sua famiglia che vengono riportate qui nel suo quarto capitolo.

È stato anche rilevato il fatto che il suo stile sembra molto vicino a quello di una sceneggiatura, ci sono infatti descrizioni dettagliate all’inizio di ogni capitolo, tali da sembrare didascalie. D’altronde l’autore è stato anche regista cinematografico, si ricorda in particolar modo il suo film “Smoke”. A livello stilistico è stata apprezzata la sua scrittura originale, anche per la presenza di storie all’interno della grande storia del romanzo, come per esempio quella scritta da Anna su Frankie Boyle, suo vecchio amore, di cui Baumgartner è sempre stato a conoscenza, e un’altra intitolata “Condanna all’ergastolo” in cui Baumgartner parla di una condanna dello scrittore che è quella di “scrivere frasi”.

Questo romanzo è stato l’ultimo scritto da Auster, alla fine della sua vita, sembra quasi un addio, un commiato. È stato definito un capolavoro sul dolore della memoria, ci ha lasciato infatti un percorso sulla memoria, su quanto lasciano in noi coloro che hanno fatto parte della nostra vita. Il finale ha lasciato discutere il gruppo perché da alcune è stato apprezzato, da altre non compreso e non ben accettato. Il romanzo ha comunque un finale aperto che si rivela abbastanza intrigante: alla fine, dopo un incidente, Baumgartner chiede aiuto bussando ad una porta e non si sa se sarà aperta a lui o no. Nell’ultimo capitolo sembra essere un uomo più reattivo che fa progetti ma scrivendo come ultima frase “si apre”, il capitolo “finale” ci fa pensare: è un inizio o una fine ? e ci lascia con questa incertezza. Potrebbe ripetersi la vita per lui con la stessa monotonia di prima, così come potrebbe iniziare una vita nuova. E in questo tema della casualità, dell’incertezza e delle mille probabilità che la vita ci può offrire c’è tutta la grandezza di Auster che rivela anche negli altri suoi romanzi.

Infine abbiamo letto l’intervista fatta dalla giornalista Cristina Taglietti a due fra i più grandi narratori del 900: David Grossman e Paul Auster che hanno dialogato al telefono, tra Milano, Gerusalemme e New York sui meccanismi narrativi, sui temi del caso, la fatalità, l’amicizia e tanto altro. Le loro scritture sono vibranti, forti e molto differenti, a partire dall’approccio con le storie e la creazione dei personaggi.

Si è rivelata una lettura alquanto stimolante e una degna conclusione di un pomeriggio dedicato al romanzo di Auster, ricco di spunti di riflessione.

Libri citati:

Paul Auster, 4321 ,super ET

Paul Auster, Trilogia di New York, super ET

Paul Auster, Timbuktu, super ET

Paul Auster, Follie di Brookyn, super ET

Paul Auster, Diario d’inverno, Einaudi

John Williams, Stoner, Fazi Editore

Ohran Pamuk, Il museo dell’innocenza, super ET

Massimo Recalcati, La luce delle stelle morte, Feltrinelli

Cristina Taglietti, Dialogo tra amici su «la Lettura» del corriere della sera 15 aprile 2020

A Yeoshua, Cinque stagioni, Einaudi

J. Barnes, Livelli di vita, Einaudi

J. Barnes, Niente paura, Einaudi

J. Barnes, Il senso di una fine, Einaudi

David Grossmann, Caduto fuori dal tempo, Mondadori

“L’imperatore di Portugallia”, di Selma Lagerlof

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18 novembre 2025

Selma Lagerlof, “L’imperatore di Portugallia“, traduzione di Adamaria Terziani, Ed. Iperborea, 2014, pp. 288

proposto da Vanda Morano

di Vanda Morano

Selma Lagerlòf scrisse “L’imperatore di Portugallia” il 1914, cinque anni dopo aver vinto il premio Nobel. Nata nel Vàrmaland (Islanda), terra di laghi,di foreste e di tradizioni popolari, ci consegna una storia che attraversa il realismo contadino per diventare fiaba e documento storico insieme. Vari sono i personaggi: braccianti, proprietari terrieri, rappresentanti dell’autorità civile e di quella religiosa. Tessere di un mosaico che alla fine trova una sua definizione.

Al centro Jan, un semplice anaffettivo contadino che scopre la paternità come un’epifania. La nascita di quella che chiamerà Klara Gulla gli fa conoscere il senso della vita, la bellezza del mondo. Avverte che “chi non sente battere il cuore nel dolore o nella gioia non può di certo essere considerato un essere umano”. Padre e figlia vivono un rapporto simbiotico nel mondo arcaico delle Askedalar dove la natura è soverchiante, le distanze tra le case sono enormi e i valori rurali sono in crisi. Da questo mondo e da questo legame Klara, diventata molto bella, si libera andando in città dove conduce una vita dissoluta. Jan non tollera la frattura e si costruisce un mondo alternativo dove la figlia è principessa e lui il suo re. In questa follia non si perde, si salva. L’amore paterno diventa atto di resistenza, miracolo narrativo e ribellione contro il cinismo del mondo. Il ritorno di Klara Gulla, segnata dalla colpa, non spezza l’incanto. Jan non pretende redenzione, non giudica. Come afferma A. Terziani ”In un ultimo scambio d’amore il padre, che dalla figlia aveva avuto un giorno il dono di un cuore che batte, le farà ritrovare da morto, con una commozione nuova, la fede nella bontà della vita e una purezza d’animo che la trasfigura”. La salvezza, quindi, si ottiene non attraverso la giustizia ma con la grazia dell’amore.

Nel proporre questi temi la Lagerlof adotta una lingua semplice, vicina al racconto popolare, radicata nella tradizione contadina svedese; uno stile che noi purtroppo non possiamo cogliere pienamente nella traduzione in italiano.

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Breve nota a cura di Maria Grazia Toma, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

Nell’incontro del 18 novembre il gruppo di lettura si è confrontato sul libro “L’imperatore di Portogallia” di Selma Lagerlöf, prima donna a vincere il Nobel per la letteratura nel 1909. Tutte sono rimaste incantate dalla descrizione dei paesaggi nordici, la natura fiabesca accompagna i diversi personaggi di stagione in stagione e nelle diverse situazioni della vita.

L’imperatore di Portugallia” è un libro sull’amore nelle sue diverse declinazioni senza il quale non si vive.

Nella discussione sono emersi pareri contrastanti; alcune hanno evidenziato gli aspetti fantastici, fiabeschi, sottolineando l’aspetto positivo del racconto: Jan che diventa un visionario aiutando la sua comunità, la dignità che si manifesta, la religiosità che pervade il racconto. Molte altre, pur riconoscendo questi aspetti, hanno colto le note sottostanti: un amore ossessivo che però riconosce la libertà dell’altro; la solitudine e l’abbandono dei vecchi; la vita dura che Klara Gulla deve fare per vivere e guadagnare che la porta ad essere dura con i suoi, la paura di una punizione non trovandosi il corpo del padre. Anche il finale non è stato condiviso, per alcune troppo idealizzato, per altre contestuale alla narrazione.

Un libro bello per tutte, perché permette di conoscere realtà, culture e società molto diverse e poco conosciute.

Ex Convento San Francesco La Scarpa. Installazione di F. Carofiglio.

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ore 17:30

l’ADIRT visiterà l'”Ex Convento San Francesco La Scarpa“, in via Pier l’Eremita 25/B nella città vecchia di Bari.

L’ex Convento duecentesco è il luogo dove “operano” gli Angeli custodi dell’Arte pugliese”, sede dei Restauratori della Sovraintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici della Puglia.

Francesco Carofiglio (che potrebbe essere presente, se libero da impegni precedenti), presenta la sua installazione site-specific, “Il peso specifico della memoria

L’appuntamento è alle 17:15 all’ingresso del porto, dove peraltro vi è un grande parcheggio. 

Ad Alta Voce. Letture di Teatro

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I testi di teatro sono stati scritti e pensati per risuonare, per essere detti e ascoltati.

Seguiamo un percorso che si rivela ricco di momenti di comunicazione e di emozioni, come solo la voce sa dare. Un percorso di non professioniste ma di lettrici che, giocando solo con pause, ritmi e intonazioni, cercano di dare colore e suoni alle emozioni che il testo teatrale può suggerire.

A proposito di lettura ad alta voce, Paula J. Schwanenflugel (Professor of Educational Psychology University of Georgia) scrive:

Lo scopo non è risultare perfetti, ma comunicare le emozioni che il testo suscita in noi, lasciando l’ascoltatore libero di reagire a modo proprio”.

  • TROIANE. Euripide, traduzione di Davide Susanetti, Ed. Feltrinelli, 2008.
  • IPPOLITO, Euripide, traduzione di Davide Susanetti, Ed. Feltrinelli, 2023. [lettura del 30 gennaio 2024]
  • EICHMANN – DOVE INIZIA LA NOTTE. Un dialogo fra Hannah Arendt e Adolf Eichmann, di Stefano Massini, Ed. Fandango, 2024. [lettura del 5 marzo 2024]
  • PICCOLI CRIMINI CONIUGALI, di Emmanuel Schmitt, traduzione di A. Bracci, Ed. Testasecca, ed. e/o, 2004. [lettura del 18 giugno 2024]
  • IL DIO DEL MASSACRO, di Yasmina Reza, traduzione di L. Frausin Guarino ed Ena Marchi, Ed. Adelphi, 2011. [lettura del 17 settembre 2024]
  • GIROTONDO, Arthur Schnitzler, traduzione di Giuseppe Farese, Ed. Meridiani Mondadori, 1988
  • LUNGO VIAGGIO VERSO LA NOTTE di Eugene O’Neill, traduzione di R. Lussignoli, copioni.corrierespettecolo.it, riduzione di Paolo Panaro
  • ELETTRA, Euripide, traduzione di Umberto Albini, Ed. Garzanti, 1999
  • ELETTRA, di Marguerite Yourcenar, traduzione di D. Conciani M.A. Vito, Ed. Medusa, 2004
  • CIASCUNO A SUO MODO, di Luigi Pirandello, Mondadori
  • DE BERGERAC, di Michele Santeramo, manoscritto dell’Autore
  • CASA MATRIZ. MADRI AFFITTANSI, di Diana Raznovih, traduzione di Dacia Maraini
  • ARTE, di Yasmina Reza, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella, Ed. Adelphi, 2018 [lettura del 30 settembre 2025]
  • VITA DI GALILEO, di Bertold Brecht, traduzione di Emilio Castellani, Ed. Einaudi [lettura del 28 ottobre 2025]
  • I FISICI, di Friedrich Dürrenmatt, traduzione di Aloisio Rendi, Ed. Einaudi, 1985 [lettura del 2 dicembre 2025]
  • RICCARDO III, di William Shakespeare, traduzioni di diversi traduttori. [lettura del 13 gennaio 2026]
  • TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA, di Natalia Ginzburg, Ed. Einaudi, 2010 [lettura del 10 febbraio 2026]

Arte & Arti. Contaminazioni tra arte, romanzo, film. Corso di tre incontri.

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“Olive Kitteridge”, di Elisabeth Strout

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14 ottobre 2025

Elizabeth Strout, “Olive Kitteridge“, traduzione di Silvia Castoldi, Ed. Fazi, 2009, pp. 381.

proposto da Isa Bergamini

di Isa Bergamini

Semplificando si potrebbe dire che è una raccolta di racconti, mentre è un unico affresco delle middle class del Maine di circa 40 anni fa. Olive è il file rouge che percorre tutte le pagine sia quando è in primo piano che quando attraversa o lambisce la storia degli altri della sua comunità. Forse è un’America che non esiste più e molto probabilmente non è neanche più riconosciuta come un mito, nella rivoluzione che in questo fine secolo e inizio del nuovo sta travolgendo modi, politiche e pensieri in tutto il mondo.

Elizabeth Strout rivela equilibrio e misura nel dosare presenze, temi drammatici o di comune convivenza in una narrazione che talvolta suggerisce senza nominare, con toni anche sommessi in un mondo dove uomini e donne sono travolti dalle tragedie della vita, però all’interno di una comunità, che certo non è capace di proteggerli, ma della quale fanno fortemente parte e al di fuori della quale si sentirebbero persi.

Olive Kitteridge con il suo disincantato modo di affrontare la vita con ironia e spesso in maniera ostica e ruvida, offre una descrizione realistica su temi che attraversano anche la nostra società, anche se lontana dal suo New England sia per la formazione culturale che per il paesaggio. Infatti è proprio il paesaggio un elemento molto presente e importante del libro, un protagonista con identità precisa sia nei suoi orizzonti che nei colori sfumati, che evocano la pittura di Edward Hopper.

Tutto il racconto nasce da una attenta costruzione, frutto di un’elaborazione rigorosa.

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Breve nota a cura di Elisa Cataldi, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

Una lettura intensa e profonda che globalmente è piaciuta quasi a tutte.

Tredici racconti diversi in ognuno dei quali compare Olive Kitteridge che, in questo modo, si va progressivamente delineando nella sua forte personalità e nel suo carattere ruvido ed impulsivo. Un’attempata, corpulenta professoressa di matematica alle prese con problemi esistenziali, tematiche universali come i rapporti famigliari e sociali, il tempo che passa, l’accettazione di sé stesso e degli altri. Tempeste di rabbia si alternano con risate profonde. Una scrittrice che guarda le vite degli altri dall’esterno: può pertanto usare tutta quella ironia necessaria a stemperare atmosfere molto malinconiche e crepuscolari. Il ritratto di una donna, che conosce il dolore, la delusione, la perdita e che, nonostante le apparenze, troviamo stanca, sola e spaventata. Una protagonista che molte di noi hanno amato per la profonda genuinità e la forte umanità.

Vi si parla della banalità del quotidiano, del disfacimento dei legami famigliari, di amori sempre imperfetti ma in un tono sempre sommesso, senza enfasi. L’intero romanzo è ambientato a Crosby, un piccolo paese del Maine, una comunità asfittica nella quale tutti sanno tutto degli altri, un ambiente provinciale vagamente claustrofobico nel quale i personaggi si muovono con disinvoltura non immaginando neanche modi di vita più aperti, interessi che vadano minimamente oltre i loro bisogni primari. E’ stata messa a confronto con la provincia (Holt nel Colorado) nella quale Kent Haruf ambienta le sue storie, trovando quest’ultima ben più vitale e poetica. E poi c’è la natura che silenziosa ed immutabile osserva tutto e tutti.

Una scrittura lineare e raffinata. Una struttura molto originale che cattura ed avvince che però alcune di noi hanno trovato un po’ troppo costruita e artificiosa. E poi c’è l’ultima parte che per alcune di noi è un fastidioso “lieto fine”. Altre invece lo hanno visto come un guardarsi indietro, un passare in rassegna tutta la propria vita per capire che ogni momento avrebbe dovuto essere vissuto con maggiore consapevolezza e, per quanto difficile, sempre considerato un dono.

Sono stati citati:

  • Kent Haruf “Le nostre anime di notte
  • Edward Hopper “Ragazza nella barberia”, opera riprodotta in copertina (ediz. Fazi)
  • Serie Sky “Olive Kitteridge”, 4 episodi interpretati da Frances Mc Dormand

Il Campo 65, patrimonio archeologico sulla Altamura-Gravina.

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SABATO 18 OTTOBRE 2025

SABATO 18 ottobre, alle ore 08.30, appuntamento a Largo 2 giugno, con mezzi propri, per andare sulla Altamura-Gravina a conoscere il Campo 65, un patrimonio archeologico recente, diffuso e poco visibile, legato al Novecento e in particolare ai conflitti che hanno segnato il “secolo breve”: le due guerre mondiali e la Guerra fredda. Si tratta di resti materiali di campi di prigionia, centri di addestramento per partigiani, basi missilistiche e centri di accoglienza per profughi, che restituiscono una geografia bellica inaspettata, in forte contrasto con l’immagine idealizzata di un paesaggio rurale immutabile e pacificato.  Dal 2020 il sito è oggetto di uno dei pochi progetti italiani di archeologia del contemporaneo, l’unico nel Mezzogiorno, che mira a restituire visibilità e senso a questa “città invisibile”, cancellata nel 1988 e le cui macerie vennero usate per costruire un tratto della statale 96. Dal 2021, quattro campagne di scavo hanno iniziato a riportare alla luce le storie silenziose di questo luogo.

Il Team di ricerca è composto da Giuliano De Felice e Sergio Chiaffarata che tempo fa,  nella nostra sede,  ha raccontato il progetto e che ritroveremo sul campo sabato 18 ottobre.

Il sito è raggiungibile in auto e buona parte del percorso di visita è lungo strade sterrate ma perfettamente carrabili, senza pendenze significative. Solo alcuni brevi tratti, non obbligatori, sono più impervi. Si raccomanda comunque di indossare scarpe da trekking o ginnastica, pantaloni lunghi e un cappello per il sole. Si raccomanda anche di portare una scorta di acqua. Non ci sono servizi igienici sul sito.

Un saluto, da Lucia Aprile

“Figli, Figlie”, di Ivana Bodrozic

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17 giugno 2025

Ivana Bodrozic, “Figli, figlie”traduzione di Estera Miocic, Ed. Sellerio, 2023, pp.276.

Ha condotto Carmela.

di Maria Grazia Toma

Libro ritenuto da tutte complesso, duro, respingente per alcune. Affronta tematiche generali che riguardano l’autodeterminazione, la ricerca di un’identità di genere ma anche di una affermazione personale.

Il romanzo racconta la violenza di una società patriarcale in cui sono schiavi e dominatori sia gli uomini che le donne, ognuno esercita il suo potere. Romanzo a tre voci complesso e difficile da capire se non a fine lettura quando il vissuto di ognuno si interseca con gli altri e permette di comprendere la storia nel suo insieme. Lucia, completamente paralizzata, è capace di esprimersi solo con il movimento delle palpebre. In questa condizione ripercorre la sua vita trovando gli elementi per capirla; bloccata delle convenzioni sociali sin da piccola, non è in grado di vivere pienamente il suo amore per Dorian e tenta il suicidio. Dorian, vessato dall’infanzia perché vive in un corpo che non sente come suo, ha però il coraggio di affrontare il percorso di transizione mantenendo la sua sensibilità femminile. La madre di Lucia che con il suo racconto ci permette di ricostruire l’unità della storia. Ha anche lei subito sin da piccola la violenza del padre, poi sposata, dei suoceri vivendo con loro. Il marito succube dei genitori, non si ribella al padre che picchia il figlio né alla madre che lo spinge ad arruolarsi. La catena della violenza e della sopraffazione continua anche nel fratello di Lucia. In seguito all’incidente della figlia la madre si riappropria di lei che aveva cercato di sfuggire alla rete familiare, esercita nuovamente il suo potere.

Libro di solitudine, incomprensione, duro, con una scrittura essenziale diretta che ha suscitato emozioni forti, forse non piacevoli, ma sicuramente vere. Tutte abbiamo avuto una certa difficoltà emotiva a leggerlo e tutte abbiamo sottolineato l’importanza dei temi che Ivana Bodrozic affronta e il buon livello della scrittura e della traduzione.

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riflessioni di Roberta Ruggiero

Tre vite diversamente imprigionate, da un incidente invalidante, dalla diversità, dalla violenza e dall’ignoranza. Tre voci raccontano questi vincoli e anelano ad una liberazione. Ancora tre donne legate tra loro dall’amore e dalle sue conseguenze positive e negative.

 Il mio “dialogo” con questo libro è stato faticoso e intenso, la cappa di dolore che trasuda ha finito per avvolgere anche me, a volte togliendomi il fiato. L’Autrice racconta questi drammi senza cedere alla retorica o al pietismo, mette i fatti uno dopo l’altro riuscendo a farceli rivivere. Sicuramente è un’opera interessante e valida tanto per i contenuti che propone, quanto per lo stile con cui li racconta.

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riflessioni di Vera Meneghello

Libro denso, potente, doloroso, un pugno nello stomaco difficile da digerire, ma ricco di contenuti profondi e carichi emotivamente. I numerosi temi trattati riguardano problematiche di natura sociale e culturale oltre che psicologiche tremendamente attuali, viste però con sguardo impietoso e senza filtro alcuno. Si parla di ricerca di identità, di cultura del rispetto del corpo sul quale spesso decidono altri secondo ruoli codificati dalla cultura patriarcale, si parla di transizione di genere, di difficoltà di accettazione del diverso, dell’importanza dei riconoscimenti affettivi.

Raccontando la storia di tre donne, l’Autrice fa emergere tre modi diversi di essere donne ma accomunati dalla sofferenza e dalla mancata libertà di disporre di sé, della propria autonomia e del proprio corpo. E’ un triangolo drammatico di donne che racconta, ciascuna con le sue ragioni, amarezze, solitudini, torti subiti, paure, egoismi, violenze in modo crudo, senza sconti, a volte anche in modo alquanto disgustoso. Le situazioni descritte possono avere una ricaduta emotivamente intensa sul lettore.

A me, personalmente, hanno creato angoscia, rifiuto, ribellione per la durezza del linguaggio e le ingiustizie perpetrate. Il libro sembra essere un disperato e sofferente atto di denuncia della condizione femminile in generale ma anche una presa di coscienza di quanto le discriminazioni, il mancato rispetto, i soprusi, le violenze subite o assistite, cioè i traumi vissuti nell’infanzia siano determinanti nella costruzione del Sé durante tutto l’arco della vita. Ritengo, però, che l’intensità degli argomenti non sia sempre accompagnata da uno stile narrativo coerente fra le tre parti. Mentre nella prima parte, la più corposa, l’Autrice sembra utilizzare uno stile sofisticato e cerebrale che richiede una seconda lettura per comprendere, nella seconda, forse per la difficoltà dell’argomento trattato, sembra più evanescente, di scarso respiro, non sempre chiaro nella soggettivazione di chi parla, meritevole forse di più approfondimenti; infine nella terza parte, invece, emerge una narrazione lineare, nitida, ben costruita, logica nelle argomentazioni e nelle connessioni causali, decisamente godibile.

Sicuramente è un libro intenso perché parla anche d’amore, non di quello che si dà ma di quello che non si è avuto. E’ però un libro da leggere e maneggiare con cautela ossia a mente e animo sereni e sgombri.

Incontro informativo su Referendum 8 e 9 giugno 2025

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ore 18:00

nella nostra Sede, via Istria n. 6

  • Incontro  informativo sui cinque quesiti del Referendum 8 e 9 giugno 2025

Con noi Roberto Voza, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Università di Bari.

L’8 e il 9 giugno le cittadine e i cittadini del nostro Paese sono chiamati ad esprimersi su 5 quesiti referendari riguardanti temi di lavoro e cittadinanza. Si tratta di referendum abrogativi, il cui esito positivo determinerebbe importanti avanzamenti sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone.

L’obiettivo è ripristinare le tutele in caso di licenziamenti illegittimi, contrastare l’abuso di contratti precari, estendere la responsabilità della sicurezza sul lavoro a committenti, appaltatori, subappaltatori, abbreviare i tempi per avviare le procedure di riconoscimento della cittadinanza.
Questioni che richiamano direttamente i principi fondanti la Costituzione repubblicana, in un contesto politico e culturale che vede ogni giorno i diritti e la dignità delle donne e degli uomini che vivono in questo Paese calpestati da logiche di profitto e prevaricazione.

Andare a votare significa scegliere da che parte stare. Il voto è uno strumento potente.

Lucia Aprile

“Quando la terra parla: voci di Palestina”

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  ore 18:00

nella Sede dell’Adirt, Via Istria n. 6 

“Quando la terra parla: voci di Palestina”

Con noi:

Kegham J. Boloyan, docente di Lingua e traduzione araba presso le Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Bari e di Lecce e Alessandro Mirizzi, docente di Fisica teorica  e coordinatore del Centro per le Ricerche sulla Pace della nostra Università.

Vi aspettiamo

Lucia Aprile

“Abbandono”, di Elisabetta Åsbrink.

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13 Maggio 2025

Elisabetta Åsbrink, “Abbandono“, traduzione di Alessandra Scali, Ed. Iperborea, 2022.

proposto da Adriana Pepe

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Breve nota a cura di Roberta Ruggieri, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

La guida è stata Adriana che aveva proposto il libro: Abbandono di E. Åsbrink, scelto dalla maggioranza di noi, nell’obiettivo di esplorare la letteratura nord europea. Sicuramente il romanzo ci ha aiutate ad entrare in quel contesto geografico, storico e culturale, e Adriana, convinta del valore del libro, ci ha presentato con perizia la scrittrice e il suo testo. Ci ha quindi invitate ad allargare la nostra lettura ad un‘altra opera dell‘Autrice “1947”, di cui ha molto parlato, sottolineando lo stretto rapporto con “Abbandono”.

L‘Autrice è una nota giornalista e scrittrice, che ha ottenuto premi prestigiosi per i suoi “reportage letterari”, nei quali a partire da vicende private svela storia e società nord europea. Molte tra noi hanno sottolineato, con Adriana, la puntuale narrazione sulle difficoltà dei più poveri in quelle zone all’inizio del novecento; l’antisemitismo diffuso alla ricerca di un capro espiatorio di fronte ai problemi; e anche la diffusa ricerca della propria identità, doppiamente importante quando la grande storia colpisce i singoli. Accanto all’importanza della parola “abbandono”, alcune di noi hanno rintracciato altri termini chiave del testo: solitudine, silenzio, fuga.

Altre osservazioni hanno riguardato il peso delle donne nel racconto, sempre forti e determinate e spesso prime vittime.

Molte di noi si sono dette particolarmente prese da una o dall’altra delle tre parti del libro, a seconda della risonanza che le tre voci hanno avuto su ognuna di noi. Però, quello che la maggior parte ha notato è una discontinuità tra i tre racconti che pur parlando di storie legate tra loro, presentano punte stereotipate, e soprattutto sono assemblati con un’operazione che è risultata fatta a monte, e quasi decisa a priori. Frattura testimoniata anche, nelle tre parti del libro, da stili narrativi e da registri linguistici in parte diversi.

Referendum, 8 e 9 Giugno 2025. Su cosa si vota e perchè.

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1️⃣

Il PRIMO quesito chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act. 

Perché nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo.  Sono oltre 3 milioni e 500mila ad oggi le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto. 

2️⃣

Il SECONDO quesito riguarda la cancellazione del tetto all’indennità per i licenziamenti nelle piccole imprese.

Perché oggi nelle imprese con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo, una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora il giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato assurdo di forte soggezione. 

3️⃣

Il TERZO quesito punta all’eliminazione di alcune norme sull’utilizzo dei contratti a termine per ridurre la piaga del precariato. 

Il Precariato è una PIAGA SOCIALE in Italia, soprattutto per i giovani. In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile, ripristinando l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.

4️⃣

Il QUARTO quesito interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro. 

Questo è il paese che ha numeri di morti e infortuni sul lavoro che di fatto corrispondono a quelli di una guerra. Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti, ogni giorno tre persone muoiono sul lavoro.  Modifichiamo le norme attuali che impediscono, in caso di infortunio negli appalti, di estendere la responsabilità all’impresa appaltante.  Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. 

5️⃣

Il QUINTO referendum abrogativo propone di dimezzare da 10 a 5 anni il tempo di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992.

Questo referendum sulla Cittadinanza italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica. 

Questa modifica costituirebbe una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano.

Votare 5 SI, l’8 e il 9 giugno significherebbe cambiare in meglio leggi che hanno rovinato la vita a milioni di persone in questo paese.

Ecco perché sono referendum importantissimi che meritano una grande partecipazione

“Educazione ambientale ed igiene urbana”

Attività 2024 - 2025, notizie Nessun Commento »

alle ore 17:30

nella Sede dell’Adirt, via Istria n.6

Educazione  ambientale e igiene  urbana

Con Lucia Schinzano, Presidente della Consulta comunale dell’ambiente, in dialogo con Augusta Tota, nostra rappresentante presso la stessa.

Per una partecipazione attiva dei Soci e delle Socie dell’Adirt, si acclude un articolo inerente la politica ambientale nella nostra Città.

  • Attività della Consulta Comunale dell’Ambiente. Ottobre 2024- Aprile 2025

La Consulta Comunale dell’Ambiente, che rinnova il Presidente dopo ogni elezione comunale, ha eletto  Presidente ad ottobre 2024, la prof.ssa e giornalista Lucia Schinzano.

Nella  riunione del 13 novembre 2024, su impulso del Comune e dell’AMIU, è stato affrontato il problema “dell’igiene urbana“, con la partecipazione delle Associazioni ambientaliste aderenti alla Consulta, di Consiglieri Municipali e di Associazioni e cittadini. Hanno partecipato l’Assessore all’Ambiente Elda  Perlino, la Presidente dell’AMIU Antonella Lomoro e rappresentanti della Polizia Municipale e della Direzione ripartizione Ambiente dell’Assessorato all’Ambiente, Clima e Transizione Ecologica. L’Assessora E. Perlino ha ribadito la volontà dell’Amministrazione e dell’Assessorato di affrontare la questione dell’igiene urbana in forma propositiva e collaborativa, evidenziando le nuove realtà dell’espansione, crescita della movida e del turismo e del ruolo della Consulta come luogo di confronto con i cittadini e le associazioni. La Presidente dell ‘AMIU, A. Lomoro fa presente che le proposte raccolte devono essere legate alla disponibilità di spesa, a causa dei problemi finanziari dell’ente per le criticità dell’impianto TMB che tratta i rifiuti indifferenziati, funzionante al 50% per problemi burocratici, per cui non è possibile trattare i rifiuti dei comuni limitrofi che costituiscono ricavo per la società. Anche l’impianto di trattamento FORSU dell’AMIU, non è stato ancora messo in funzione per problemi di contenzioso, per cui il Comune deve conferire l’organico per il trattamento a impianti privati con aumento dei costi. Viene anche ribadito che sarà estesa la raccolta porta a porta in tutte le zone periferiche e in tutte le utenze non domestiche.

Nel dibattito viene evidenziato dai Consiglieri municipali e da alcuni cittadini, il problema dell’abbandono dei rifiuti nelle campagne in zone periferiche, dei cattivi odori e di roghi nelle zone di Santa Rita-Carbonara. Vi sono richieste di maggiore controllo, con l’utilizzo di droni e fototrappole  per individuare chi abbandona i rifiuti, di rafforzamento del servizio di spazzamento strade, svuotamento e manutenzione dei cassonetti nelle zone in cui vi è la raccolta stradale, di rafforzamento del servizio della  Polizia locale, di un monitoraggio continuo delle emissioni e degli odori con strumenti adeguati, di istituzione di un servizio di vigilanza ecologica volontaria, e di premialità per i cittadini virtuosi con sconti sulla TARI. Viene richiesta una maggiore informazione e sensibilizzazione dei cittadini ai problemi dell’ambiente e a conferire correttamente la differenziata, di un supporto agli anziani e persone fragili, di educazione ambientale nelle scuole e a tutti i cittadini, coinvolgendo anche gli Amministratori di condominio.

La Consulta quindi istituisce un Tavolo di lavoro sull’”Educazione Ambientale nelle Scuole” e sull’Igiene Urbana e nella prima riunione tenutasi presso la sede della nostra Associazione il 6 febbraio 2025, viene ribadita l’importanza dell’educazione ambientale che deve essere rivolta non solo agli studenti ma soprattutto agli adulti, facendo capire i vantaggi economici ambientali e di salute. Gli studenti potrebbero diventare “eco facilitatori” presso le famiglie per sensibilizzare e aiutare al conferimento della differenziata i genitori e i nonni, in quanto gli anziani hanno i maggiori problemi. Viene richiesto di installare nelle scuole le pattumelle per la differenziata, perché spesso nelle scuole vi è un solo cestino in cui vengono gettati tutti i rifiuti.

Sensibilizzare i cittadini sull’uso responsabile delle risorse, sull’acquisto e uso responsabile di prodotti e servizi, sulla crisi climatica, sul ciclo dei rifiuti, dal riciclo e recupero allo smaltimento.

La Presidente della Consulta, su indicazione dell’Assessorato e dell’AMIU,  invita il tavolo di lavoro ad elaborare un progetto di Educazione Ambientale da sperimentare nei prossimi mesi in qualche scuola primaria , con la collaborazione dell’AMIU  e del CONAI per la fornitura del materiale didattico, e di continuare nel prossimo anno scolastico.

Il tavolo elabora il progetto:

 “Proposta di implementazione della Raccolta Differenziata nelle Scuole

  1. Formazione e sensibilizzazione con Workshop e Seminari.
  2. Implementazione del Sistema di Raccolta individuando dei punti di raccolta differenziata in aree strategiche all’interno delle scuole come corridoi, mense e cortili.
  3. Monitoraggio e Feedback, con un breve questionario a risposta multipla per raccogliere criticità e suggerimenti alla fine dell’anno scolastico.

“Bona Sforza regina e duchessa tra studi e documenti”. Con C. Manchisi

Attività 2024 - 2025, notizie Nessun Commento »

ore 17:30

nella Sede dell’Adirt, Via Istria n. 6

Bona Sforza regina e duchessa, tra studi e documenti“,

Con noi l’Autrice, Chiara Manchisi, in dialogo con Rosa Capozzi. Grazie alla sua lunga esperienza nel settore archivistico, l’Autrice ha condotto un approfondito studio sulle fonti documentarie legate a Bona Sforza, riuscendo a restituire un ritratto dettagliato e rigoroso della sovrana, ponendo in risalto aspetti poco conosciuti della sua vita e del suo operato politico.

Letture di Lucia Aprile.

  • Tale incontro  avrà un seguito SABATO 12 aprile a Modugno

Alle ore 10:30 ci incontreremo presso la Chiesa matrice Maria Santissima Annunziata il cui archivio conserva pergamene, documenti cartacei del sec. XV, lettere autografe di Bona Sforza.

E’ prevista una visita guidata da Chiara Manchisi che ne ha curato l’inventario. L’appuntamento è nel centro storico, nella piazza della Chiesa Matrice. 

NOTA: GIOVEDI 10, nella sede dell’Adirt, è preferibile conoscere il numero dei partecipanti all’incontro presso la Chiesa Matrice di Modugno, dove arriveremo con mezzi propri.

Convocazione Assemblea Bilancio ADIRT 2023-2024

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alle ore 17:30

nella nostra Sede, in via Istria n. 6

si terrà l’Assemblea dei Soci Adirt, per l’approvazione del Bilancio 2023-2024.

Varie ed eventuali.

Lucia Aprile

“Carteggio B. Croce – F. Laterza 1943-1948”, con R. Basso e A. Pompilio.

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alle ore 17:30

presso la sede ADIRT, via Istria n.6

la prof.ssa Rosina Basso Lobello presenterà il primo volume del “Carteggio Benedetto Croce-Franco Laterza 1943-1948″, a cura di Antonella Pompilio (Bari, Editori Laterza, 2025).

Vi aspettiamo

Lucia Aprile

“Il gelso di Gerusalemme”, di Paola Caridi.

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18 marzo 2025

Paola Caridi, “Il gelso di Gerusalemme. L’altra storia raccontata dagli alberi”, Ed. Feltrinelli, 2024

proposto da Luciana Cusmano

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Breve nota a cura di Rosa Giusti, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

Unanime il giudizio positivo sul testo: interessante, originale nel contenuto e nella forma, ricco di spunti di riflessione. Tutte abbiamo accolto con favore questa voce “altra” che delinea un modo nuovo di scrivere la storia, spostando la prospettiva dall’Umano al Nonumano, dagli uomini agli alberi, assegnando a questi ultimi il ruolo importante di protagonisti-testimoni che sentono come gli umani li aiutano a capire.

Parola ricorrente nel gruppo, la colonizzazione, di cui sono state e sono tuttora vittime gli alberi, in tante parti del mondo e in tanti periodi storici. La loro voce, è stato riportato, si può paragonare a un coro di tragedia greca, che urla contro il genere umano sopraffattore. L’Autrice si sofferma per lo più sui luoghi di Palestina, Israele e Libano dove insieme con i cambiamenti storici si verificano vistosi cambiamenti paesaggistici e naturalistici che incidono profondamente nella vita delle persone. I Palestinesi, visceralmente legati alla loro terra e rispettosi nei suoi confronti, si sentono violati nella loro stessa identità. Gli aranci, i gelsi, le vigne vengono strumentalizzati a fini economici o in nome di una presunta sicurezza dei luoghi o per contrastare il crescente aumento demografico. I sicomori, i fascinosi alberi nominati persino nelle sacre scritture e da sempre emblema della condivisione tra la gente (i loro fichi tutti possono coglierli e mangiarli sul posto) sono quasi scomparsi. I pini hanno preso il posto di zone pietrose e desertiche, coprendo ciò che da parte israeliana non si voleva fosse visibile. Ai Palestinesi non rimane che fare piccoli sacchi di terra, raccogliendola dai giardini che una volta gli appartenevano. Li conservano amorevolmente per adoperarli nel momento della tumulazione. Gli Ebrei, si è detto, (erranti per definizione, loro malgrado) non sentono un uguale attaccamento alla terra e la usano nel modo più economicamente vantaggioso, badando al mero profitto e puntando al progresso.

Un altro strumentale modo di relazionarsi alle varie specie botaniche del mondo è stato incarcerarle nella classificazione esclusivamente occidentale di Linneo e perciò stesso rinominarle, come se chi, “indigeno che condivideva lo spazio e il tempo con gli alberi, non avesse già usato la lingua per definirli, nominarli, conoscerli… Perché nominare vuol dire controllare, governare i processi”.

A volte però sono le piante a colonizzare i colonizzatori che le portano nei loro paesi. Accade così che gli Orti Botanici che dovrebbero contenere “le piante degli altri “non riescano a ingabbiarle come in uno zoo. Esse tracimano e modificano il paesaggio. E allora? Forse, come pensa Banu Subramaniam, Autore citato nella bibliografia della Caridi, “dovremmo mettere da parte la ricerca della purezza per abbracciare l’effervescenza dell’adattabilità delle piante, la diversità di morfologie meravigliose e il caos della vita sulla Terra. Dovremmo abbracciare l’imperativo categorico! “. E del resto, si è osservato, non accade così anche per le diverse etnie umane che trasmigrano da sempre?

Lo sdegno fa da sottofondo alla crudele sottomissione subita dalla natura ad opera degli umani, ma qualcuna di noi, pur condividendo il pensiero dell’Autrice, ha rilevato che non tutte le popolazioni della terra sono così predatorie nei confronti della natura (vedi gli abitanti dell’Amazzonia). Abbiamo comunque pensato che il prevalente atteggiamento dominante degli Umani verso i Nonumani, mantenuto e sostenuto fortemente da chi nega che ci sia attualmente un problema climatico ed ambientale, potrebbe portare addirittura all’estinzione del nostro pianeta, mentre dovrebbe essere ricercata l’integrazione con la Natura di cui gli Umani sono solo una piccola parte.

Ad addolcire il quadro allarmante, scaturito sia dalla lettura del testo sia dalle nostre conseguenti riflessioni, supplisce l’accattivante tono dolente e poetico della narrazione della Caridi, la sua nostalgia per un passato felice, radicato alle piante della sua infanzia italiana, al campetto che sua madre coltivava con dedizione. Apprezziamo anche le piccole storie di persone incantevoli, legate agli alberi e al mondo vegetale tutto, conosciute dalla Caridi nei molti anni vissuti a Gerusalemme (dove è stata giornalista). Aggiungiamoci le poesie di vari Autori, delicate e umanissime, disseminate qua e là nel testo, come anche le scolorite vecchie foto di tempi andati.

Ci siamo chieste se questo libro si debba definire un saggio – per l’accuratezza scientifica degli argomenti e per la ricca bibliografia riportata- o un romanzo -per i tanti riferimenti autobiografici e per il coinvolgimento emotivo lasciato trasparire senza infingimenti dalla scrittrice. Abbiamo concluso che Il gelso di Gerusalemme si inscrive modernamente nell’ambito di una letteratura che sempre più spesso usa mescolare i generi tradizionali con effetti piacevoli per il lettore. Nessuna pecca dunque in questo libro? Qualche salto di troppo e a volte disorientante tra gli argomenti, i momenti storici e le aree geografiche, qualche ridondanza e ripetizione, non sono apparsi a noi tutte, gravemente nocivi al valore complessivo del libro.

Testi citati

  • – “La maledizione della noce moscata” di Amitav Ghosh. – “Ci dovevamo fermare” di Mariangela Gualtieri.
  • “La vita delle piante- Metafisica della mescolanza” di Emanuele Coccia.
  • “Botany of Empire” di Batu Subramaniam
  • “La foglia di fico” di Antonio Pascale
  • “Gerusalemme senza Dio- Ritratto di una città crudele” di Paola Caridi
  • “Un giorno nella vita di Abed Salama” di Nathan Thrall
  • “Mitologia degli alberi” di Jacques Brosse.
  • – “Un giorno nella vita” di Abed Salame: Anatomia di una tragedia a Gerusalemme di Nathan Thrall.
  • – “Amazzonia – Una vita nel cuore della foresta“, di Emanuela Evangelista

“Bari, Puglia International Film Festival”, incontra l’Adirt.

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ORE 18:00

Sede, via Istria n. 6

l’ADIRT incontra gli Organizzatori del:
BARI – PUGLIA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

Venerdì 21 marzo, alle ore 18:00, l’Adirt ospiterà, presso la sua sede di via Istria 6, un INCONTRO SPECIALE con gli organizzatori del “Bari Puglia International Film Festival” (BPIFF), il festival dedicato ai cortometraggi dalle radici pugliesi ma con uno sguardo internazionale, che si propone di diventare un appuntamento fisso per registi affermati ed emergenti, oltre che per l’intera community di appassionati di cinema.
Durante la serata, i due fondatori del festival, Dario Pierri, regista pugliese di fama internazionale con riconoscimenti a Tokyo e Budapest e selezioni a Los Angeles, Cefalù e Roma, e Stefano Leandro, ingegnere gestionale esperto in innovazione digitale, accompagneranno il pubblico alla scoperta del progetto, insieme ad Aurora Lombardo, scenografa e Caterina Vitobello, coordinatrice della giuria del BPIFF.

Illustreranno le finalità del BPIFF, le iniziative già avviate e sveleranno i prossimi eventi in programma.

Sarà un’occasione preziosa per conoscere da vicino il BPIFF, un festival che ambisce a coniugare innovazione e tradizione cinematografica, valorizzando Bari e la Puglia come crocevia di cultura e creatività nel panorama cinematografico nazionale e internazionale.
Per immergersi nell’atmosfera del festival, nel corso della serata verranno proiettati frammenti di film d’autore, selezionati per rappresentare diverse epoche e stili cinematografici, offrendo così un viaggio affascinante attraverso la settima arte.

A chiudere l’incontro, un momento conviviale: un aperitivo offerto dal BPIFF, occasione perfetta per continuare a dialogare di cinema in un clima informale e stimolante.

Lucia Aprile

“Gli Archivi custodi della Memoria”, con A. Pompilio.

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ore 17:30

nella Sede dell’Adirt, Via Istria n.6

 “Gli Archivi custodi della memoria: una storia lunga millenni”

con Antonella Pompilio, già Direttrice dell’Archivio di Stato di Bari.

Vi aspettiamo

Lucia Aprile

“Bebi, il primo amore”, di Sàndor Màrai

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25 febbraio 2025

Sàndor Màrai, “Bebi il primo amore“, traduzione di Laura Sgarioto, Ed. Adelphi, 2024, pp 260

proposto da Elisa Cataldi

di Elisa Cataldi

Un primo Marai, ma già magistrale. Aveva solo 28 anni Sàndor Marài quando scrisse “Bebi, il primo amore”, il suo primo romanzo nel quale fa un’analisi psicologica profonda e articolata del protagonista, un attempato professore di latino ingabbiato da sempre in rituali monotoni, in abitudini asfittiche che se da un lato lo rassicurano, dall’altro gli impediscono una vita gratificante ed armonica. Il disagio di un uomo maturo, la consapevolezza del tempo trascorso e delle occasioni perdute che non torneranno più, sono espresse nella forma di un monologo lungo e fortemente introspettivo, con una tensione crescente fino all’esito tragico.

Una crosta di difesa apparentemente tenace che dura però solo fino al momento in cui sopravvengono alcuni stimoli capaci di infrangerla, aprendo uno spiraglio verso nuove emozioni ed inquietudini, che trascineranno il protagonista in un vortice, sempre più giù verso il baratro, senza che lui possa (o voglia) fermarsi.

Pagine dolci, struggenti, disperate. Un romanzo scritto in uno stile chiaro e preciso, che avvince, proponendoti infiniti stimoli alla riflessione.

Si percepisce, forte in queste pagine, l’impronta di quell’Impero Austro Ungarico sotto il quale, come l’Autore, era nato anche Freud.

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Brevi note a cura di Roberta Ruggiero, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

L‘incontro è stato vivace e stimolante, il libro ha conquistato tutte. Tutte hanno riconosciuto la sua importanza e la grandezza di Márai. Non è un caso che l‘Adelphi, importante casa editrice, di Márai ha pubblicato nel 2024 questa opera giovanile, riconoscendo in essa la maestria dell‘Autore e i temi della sua produzione matura.

Tutte, senza eccezioni, hanno elogiato lo stile della scrittura, la lingua chiara che evoca luoghi e personaggi in modo limpido. Tutte hanno sottolineato la capacità di far crescere la tensione nel lettore, portandolo ad un coinvolgimento totale e sofferto. Quasi tutte hanno anche cercato di entrare nel protagonista, svelandolo. Mentre l‘Autore più che fare diagnosi fa parlare le azioni e gli stati d’animo del suo “uomo senza qualità”, alcune lettrici, anche grazie a forti competenze psicologiche, lo hanno fatto.  Due o tre tra noi hanno puntato le loro analisi sul contesto, sui personaggi secondari.

Senza pretese tassonomiche, si è’ parlato di letteratura mittel-europea, sulle sue analisi introspettive e sulla sua capacità’ di adombrare dietro il crollo di un uomo, il tramonto di una epoca e un’alba altrettanto drammatica. 

Partendo dal lavoro del protagonista non sono mancate alcune riflessioni sull’educazione di ieri e di oggi.

Teorie citate: la psicoanalisi, il ciclo della vita di Erikson, analisi cliniche.

Opere citate:

Il racconto “Morte a Venezia” di Thomas Mann;

 “L’angelo azzurro“, Film di J. von Sternberg, tratto dal romanzo “Professor Unrat”, di Heinrich Mann;

Il romanzo “Stoner” di John Edward Williams;

L’antologia di “Spoon River”, di E Lee Masters.

“Bagliori a San Pietroburgo”, di Jan Brokken

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14 gennaio 2025

Jan Brokken, “Bagliori a San Pietroburgo“, traduzione di C. Cozzi e C. Di Palermo, Ed. Iperborea, 2017

proposto da Patrizia Ripa

di Patrizia Ripa

JAN BROKKEN, scrittore e viaggiatore olandese, noto per la sua capacità di raccontare le vite di personaggi fuori dall’ordinario e quelle dei grandi protagonisti del mondo letterario e musicale, ma soprattutto noto per essere un grande conoscitore delle anime russe, ci descrive in questo suo scritto il suo viaggio nella città di San Pietroburgo, l’allora Leningrado, che visita nel 1975, patria splendente e malinconica di poeti e dissidenti, folli e geni, disperati e amanti, culla della ribellione agli zar e poi al regime sovietico in nome della libertà dell’arte e dello spirito. In questo libro,  difficile da definire perché non è un saggio, ma neanche un romanzo, ci fa ripercorrere tutte le strade  e i luoghi in cui hanno vissuto i grandi talenti e ci conduce sulle tracce dei personaggi che hanno reso Pietroburgo una capitale mitica della cultura europea.

Un viaggio che parte dalla raffinatissima Anna Achmatova, che sembra quasi personificare l’elegante fierezza della città. Ci documenta i luoghi visitati, anche con immagini, tra cui quella della statua maestosa di questa poetessa, alta, regale, che è di fronte al carcere Kretstji dove sostava in attesa di avere notizie del figlio dissidente che fu incarcerato per 20 anni. Ci fa poi proseguire il suo percorso soffermandosi sui luoghi che caratterizzano l’avventura umana e poetica di Dostoevskij e poi Gogol’, Solženicyn; i radicali Stravinskij e Malevič e i tormentati Čajkovskij e Šostakovič; gli espatriati Brodskij, Rachmaninov e Nabokov e l’inquieto Esenin, il «Rimbaud russo» che conquistò Isadora Duncan; il principe dandy Jusupov, che assassinò Rasputin e fuggì a Parigi con un Rembrandt sottobraccio e la pianista Marija Judina, che seppur ebrea e dissidente, ottenne con la sua musica l’eterno favore di Stalin.

Attraverso ricordi, citazioni e frammenti di vita, Brokken compone un ritratto impressionista della città della nostalgia e del confronto tra l’arte e il potere, dove Mandel’štam ebbe a dire: «Solo da noi hanno rispetto per la poesia, visto che uccidono in suo nome.» Tutti fuggivano dalla Russia e da San Pietroburgo che ha rappresentato la Parigi dell’Est, la città della libertà, dell’arte. E quando lasciavano la città, per molti significava “non essere più da nessuna parte”.

Un viaggio nell’anima di questi grandi intellettuali, oltre che una carrellata dei luoghi di interesse che vengono menzionati in rapporto al loro vissuto personale, fatto spesso di sofferenze e di contrasti, in questa affascinante e contraddittoria città.

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Breve nota a cura di Vanda Morano, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

Cenni biografici di introduzione hanno inquadrato l’Autore: scrittore, viaggiatore olandese, profondo conoscitore della cultura russa.

La lettura del libro ‘Bagliori di San Pietroburgo’ ci ha proposto un viaggio letterario attraverso le strade, i palazzi di una città che sembra costruita per raccontare storie. Ogni angolo di San Pietroburgo sembra pulsare di vita e di storia. Sia chi ha visitato la città che chi non la conosce ha scoperto segreti e meraviglie, ha incontrato lo spirito indomito di Anna Achmatova e le vicende biografiche di molti intellettuali che hanno avuto un rapporto difficile con il potere tra la fine dell’ottocento e la seconda guerra mondiale.

Il libro è stato definito ’un flusso di coscienza attraverso una città’. Il gruppo di lettura ha sottolineato la capacità di Brokken di intrecciare sapientemente la storia con la narrazione personale e di mostrare come la città può diventare un palcoscenico per la memoria.

Ad un gradimento complessivo del libro si è contrapposta una valutazione più tiepida da parte di due persone che preferiscono un altro genere di racconto.

Libri citati:

Jan Brokken: Nella casa del pianista, Anime Baltiche, Il giardino dei cosacchi, La suite di Giava.

Anna Achmatova: La corsa del tempo.

Paolo Nori: Vi avverto che vivo per l’ultima volta. Noi e Anna Achmatova, Sanguina ancora.

Italo Calvino: Le città invisibili.

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Breve nota a cura di Luciana Cusmano, dopo l’incontro del gruppo di lettura.

Il mondo russo si è rivelato nel tempo un interesse prevalente nella produzione di J.Brokken, che a questo argomento ha dedicato quattro pubblicazioni: “Nella casa del pianista” (2008), “Anime baltiche” (2010), ”Il giardino dei cosacchi”(2015) e  “Bagliori a San Pietroburgo”(2016).

Olga, la madre di Brokken, figura fondamentale per la sua formazione (a lei è dedicato il libro “La suite di Giava”,2021), apparteneva ad una delle tante famiglie che alla fine dell’Ottocento avevano scelto di abbandonare la Russia, stabilendosi in Olanda (a Leida). Durante i lunghi anni di una malattia, che gli impedì di leggere fino ai trenta anni, l’Autore fu intrattenuto dalla madre con la lettura della narrativa russa. La conoscenza della musica e del pianoforte fu il secondo lascito culturale della madre al figlio, anche questa componente identitaria della produzione di Brokken.

Bagliori a San Pietroburgo”si sviluppa come confronto tra i due viaggi in Russia fatti dall’autore ventiseienne nel 1975 e, a distanza di trenta anni, nel 2015. La copertina esibisce un ritratto della poetessa Anna Achmatova (1914), di mano del pittore Natan Isaevich Al’tman (Ucraina 1889-San Pietroburgo 1970), e i versi in esergo appartengono al poeta Osip Maldel’stam (1891-1938). Due personalità frequentemente citate nel libro. Alla Achmatova, in particolare, Brokken dedica i primi quattro paragrafi.

Il libro è molto più di un colto stradario di San Pietroburgo. La mappa segue il percorso intellettuale e storico dell’Autore, che partendo, come sempre nei suoi libri, da una strabiliante conoscenza documentaria, fotografa le terribili vicende biografiche dell’intellighenzia russa tra la fine dell’Ottocento e la seconda guerra mondiale, consapevole che l’opposizione al potere in Russia è avvenuta sempre attraverso la letteratura, la poesia, la musica, il teatro: ogni esperienza artistica è stata un’esperienza politica. Queste sono state la voce di tutto il popolo russo.

Autoritratto di un Musicista. R. De Gaetano

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ore 17:30

nella Sede dell’Adirt, via Istria n. 6

“AUTORITRATTO DI UN MUSICISTA”, di e con Rosario De Gaetano, compositore e pianista.

  • Seguirà un momento musicale con:

l’Autore, al pianoforte,

Francesco Balena, al  saxofono,

Franco Liuzzi, testo e voce narrante

e con la regia tecnica di Gino Portoghese

Vi aspettiamo

Lucia Aprile

ADIRT. Programma mese di Febbraio 2025

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  • VENERDI 7 Febbraio, alle ore 17:30, in Sede: inizia un Corso di tre incontri a cura di Rosalba Branà, già direttrice artistica della Fondazione Pino Pascali, dal titolo: “ARTE & ARTI. Contaminazioni tra arte, romanzo, film”. Nel corso degli incontri ci saranno contributi storici a cura del prof. Angelo Delli Santi.

Primo incontro: un artista, GUSTAV KLIMT 

Secondo incontro: un libro, “LA BELLEZZA RUBATA” di Laurie Lico Albanese , 2017. ET Scrittori

Terzo incontro: un film, “WOMAN IN GOLD”, regia di Simone Curtis, (2015)

  • MARTEDI 11 febbraio, alle ore 17:30, in Sede, Con Sandro Catucci un momento di  rivisitazione psicoanalitica del film “Il posto delle fragole” di Ingmar Bergman.
  • VENERDI 14 febbraio, alle ore 17:30, in Sede: Percorsi di lettura: “Lungo viaggio verso la notte” di E. O’Neill. Con Michele Bottalico.
  • GIOVEDI  20 febbraio, alle ore 17:30, in Sede: incontro con Lucia Schinzano, presidente della Consulta Comunale dell’Ambiente, su “Igiene urbana” ed “Educazione ambientale a scuola

IL DIRETTIVO

La Cattedrale di S. Sabino. Con Sabino Di Bartolomeo

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alle ore 17:00

presso la sede dell’Associazione ADIRT, via Istria n. 6

avrà luogo un incontro con l’ing. Sabino Di Bartolomeo sul tema:

Viaggio nella storia di Bari alla ricerca delle sue radici. La Cattedrale di S. Sabino e i suoi sottetterranei“.

L’indomani, sabato 25 gennaio, alle ore 10:00, l’ing. Di Bartolomeo effettuerà una visita guidata del succorpo della Cattedrale.

Lucia Aprile

P.S. La visita guidata è riservata solo ai Soci e alle Socie dell’Adirt.

“Armonia delle sfere”, il tempo, le visioni e la musica di Ildegarda di Bingen

Attività 2024 - 2025, notizie, Pagina dei Soci Nessun Commento »

ore 17:00

nella sede dell’Adirt, via Istria n. 6

Armonia delle sfere“. Il tempo, le visioni, la musica di Ildegarda di Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 28 marzo 1098 – Bingen am Rhein, 17 settembre 1179, monaca benedettina, scrittrice, mistica e teologa tedesca).

con noi:

lo storico del Medioevo, prof. Nicola Lorenzo Barile;

il teologo, Padre Sergio Biancofiore;

la musicista, Adele Boghetich.

Vi aspettiamo,

Lucia Aprile

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